Poliziotti accusati di estorsione
Tre agenti dell’Antirapina di Napoli indagati per un presunto prelievo forzato di 90mila euro a un imprenditore già sotto inchiesta.
Napoli, episodio sconcertante che sembra essere uscito dalla penna di Conan Doyle, quello accaduto in questi giorni a tre poliziotti della Sezione antirapina in servizio alla Questura di Napoli, che si sono visti ammanettare dai colleghi della Squadra Mobile per il reato di estorsione ed intromissione abusiva nei servizi informatici operanti presso la Questura di Napoli. La vittima dei poliziotti infedeli e’ un imprenditore indagato anch’egli dai Carabinieri che da tempo monitorano la sua autovettura con telecamere e cimici. Proprio durante una analisi del materiale intercettato i militari ascoltano una conversazione del soggetto attenzionato che telefonando ad un terzo, racconta per filo e per segno di essere stato “fermato” da una auto civetta della Polizia di cui annota il numero di targa e di avere subito il prelevamento forzato di Euro 90.000/00 in contanti che si portava dietro. De Plano che in quanto trattasi di Agenti di Polizia, i Carabinieri trasmettino gli atti a Via Medina. Monitorati a loro volta i tre poliziotti, da considerare sempre presunti innocenti, durante l’anno trascorso, non hanno evidenziato comportamenti in un qualche modo riconducibile alla spendita di quella somma di danaro sparita nel nulla. Domande d’obbligo : perché un imprenditore comunque ha con se una somma di danaro non commerciabile nella sua interezza? Sapeva il soggetto di essere intercettato in auto e quindi la telefonata potrebbe essere stata fatta proprio per farsi ascoltare, stile Andrea Sempio? Che fondatezza ha l’annotazione del numero di targa dell’auto che potrebbe essere avvenuta in altro momento? A questo ed a quanto altro appare colorato di grigio, domattina durante l’udienza di Convalida dinanzi al GIP i poliziotti potrebbero dare una spiegazione, se non consigliati dal proprio Avvocato Geppy de Gregorio, di non rispondere, sempre stile Andrea Sempio .
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