Piumini e Catene: un’Analisi Sociale sul Fenomeno dei Maranza
Presentata l’inchiesta di Gallicola e Arditti: quando la scuola diventa volano di legalità per decodificare il disagio delle nuove generazioni.
Venerdì 13 febbraio 2026, l’Aula Magna del Liceo Manzoni di Caserta ha ospitato un evento di profondo rilievo sociale e culturale: la presentazione del libro-inchiesta “Piumini e catene, storie di Maranza”, scritto dai giornalisti Alessio Gallicola e Roberto Arditti. L’incontro, coordinato sul piano organizzativo dalle professoresse Rita Lombardi e Marilina Pugliese, ha visto la Dirigente Scolastica Adele Vairo, che ha reso gli onori di casa, introdurre e trattare nel merito i contenuti e le azioni ineludibili dell’attuale congiuntura, con un particolare orientamento alla mission scolastica. A seguire, gli interventi dello spin doctor Domenico Giordano e, in collegamento streaming, del direttore de Il Giornale Tommaso Cerno, che hanno trattato analiticamente, e con con spunti critici, le tematiche e i contributi del libro alla luce dell’attuale contesto socioculturale.
Il testo presentato offre una disamina “chirurgica” e priva di giudizi morali su una nuova sottocultura giovanile che sta trasformando le periferie italiane. I “Maranza” vengono descritti come gruppi di ragazzini, spesso di prima o seconda generazione con radici nordafricane, riconoscibili da un’estetica precisa: piumini lucidi e neri, catene ai jeans, tute griffate (spesso contraffatte) e borselli a tracolla. Tuttavia, oltre l’apparenza “smargiassa” e l’uso di un linguaggio volgare, l’inchiesta rivela un profondo disagio sociale e una preoccupante solitudine.
Tra i temi più cogenti emersi durante l’evento vi è la trasformazione della violenza in performance teatrale, amplificata dai social media, dove il gesto provocatorio diventa un contenuto da monetizzare per ottenere visibilità e “rispetto” digitale. Il fenomeno è stato definito da Tommaso Cerno come un «fallimento civile e culturale», la cartina tornasole di una promessa di integrazione mancata che trasforma gli spazi pubblici in scenari di degrado e microcriminalità.
In questo contesto, il Liceo Manzoni di Caserta si è confermato come un fondamentale volano di cultura e di legalità. La Dirigente Adele Vairo ha ribadito che la scuola ha il compito di educare costantemente a modelli di comportamento corretti, ma anche quello di “decodificare” queste nuove forme di aggregazione per aiutare gli adulti a comprendere il linguaggio dei ragazzi e sconfiggere il loro isolamento. L’istituzione scolastica non agisce come macchina di repressione, ma come ambiente che insegna il ragionamento critico e le regole del vivere insieme.
Le riflessioni finali scaturite dall’evento e dai contributi di esperti come la psicoterapeuta Maria Rita Parsi evidenziano che per arginare il fenomeno non basta la sola repressione. È necessario ricostruire il patto educativo tra famiglie, istituzioni e comunità, poiché i Maranza sono spesso il risultato di adulti assenti e di un disinvestimento civile nell’educazione.
La finalità auspicata è l’attuazione di una strategia integrata che preveda:
- un progetto culturale che recuperi l’idea di responsabilità collettiva;
- l’investimento in infrastrutture della democrazia, quali biblioteche, centri sportivi e laboratori artistici, per sottrarre terreno alla spettacolarità distruttiva della strada;
- una politica che recuperi la dignità del confronto e la sobrietà del linguaggio, contrastando la retorica dell’aggressività.
L’evento al Liceo Manzoni ha dimostrato che riaffermare il valore del decoro civico e del rispetto reciproco non è una nostalgia del passato, ma una scelta concreta per costruire una comunità più adulta e responsabile, capace di trasformare lo spazio pubblico in un luogo di dialogo anziché di scontro.
Luigi Di Nuzzo
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