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Pianificare il Cammino di Santiago
Informazioni da conoscere per la preparazione

Grazie al film “Buen Camino” di Checco Zalone, l’argomento il Cammino di Santiago è entrato in tutte le case diventando desidero da attuare da parte di giovani e meno giovani.

Da camminatore e conoscoscitore della materia, ben fornito di informazioni in quanto spesso le inoltro a persone interessate che si preparano, le riporto in questo articolo sicuro dell’interesse che possono suscitare.

Il Cammino di Santiago, un’esperienza da fare una volta nella vita, anche a detta dei tantissimi pellegrini che giungono ogni anno alla meta.

Il Cammino di Santiago de Compostela è una delle vie di peregrinazione più importante della storia, tanto che la città è considerata la terza città santa per la cristianità dopo Gerusalemme (da cui tutto partì) e Roma. Divenne così importante nel Medioevo, con un massimo splendore tra i sec. XI-XIII, che il termine pellegrino (come cita Dante nella Vita Nova) divenne sinonimo del viandante che si dirigeva a Santiago.

Di seguito tutte le informazioni necessarie a chi intende prepararsi:

LA PREPARAZIONE

Bisogna sempre fare un allenamento progressivo con delle passeggiate via via più lunghe e su terreni più accidentati, ma senza oltrepassare le proprie possibilità fisiche.

Partire lentamente, raggiungere il proprio ritmo normale personale e mantenerlo. Per andare più veloci, conviene allungare il passo, conservando lo stesso ritmo.

Misurare il proprio ritmo o andamento simulando il vero cammino, quindi con assetto completo di scarpe e zaino, si può pianificare il tempo di massima del cammino che ci si accinge ad fare.

Oltre ai piedi, tutti i muscoli e le articolazioni lavorano durante la marcia. Per le articolazioni si raccomanda di tenere le ginocchia piegate in discesa e posare i piedi ben piatti senza curvare la schiena in avanti nelle salite. Durante gli sforzi prolungati i muscoli liberano acido lattico che provoca crampi e dolori muscolari. Bisogna bere spesso dell’acqua e fare degli stiramenti prima e dopo per limitare questi dolori. Poi al ritorno, bisogna raffreddare muscoli e piedi e fare un buon massaggio per alleviare dolori e rilassare le articolazioni.

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COME SCEGLIERE IL CAMMINO

Il vantaggio che avete è poter scegliere tutto con estrema flessibilità e secondo le vostre possibilità e necessità, anche perché nessuno vi obbliga a completare un intero percorso in una volta sola.

Quindi anche il punto in cui inizierete deriva da una specifica decisione ma in generale i fattori da tenere a mente sono molti:

  1. il tempo a disposizione
  2. il modo in cui fare il cammino (a piedi, in bicicletta o…)
  3. budget (30€ al giorno di media)
  4. il percorso scelto
  5. la stagione
  6. le proprie capacità fisiche
  7. esigenze particolari, sia di carattere fisico che personale

TIPI DI CAMMINO

Cammino Francese

  • circa 800 km da SJPDP
  • circa 300 km da Leon
  • 250 km da Astorga
  • a circa 200 km da Ponferrada
  • circa 100 km da Sarria

Il Cammino di Santiago più noto, più trafficato e uno dei più lunghi è il cosiddetto  Cammino Francese la cui partenza avviene tradizionalmente da Saint-Jean-Pied-de-Port, cittadina dei paesi baschi francesi a pochi chilometri dal confine spagnolo.

Cammino Portoghese

  • Percorso 500 km da Lisbona
  • Si estende per 300 km da Porto
  • circa 100 km da Tui

Secondo in termini di popolarità ma non di fascino è il Cammino Portoghese la cui partenza è notoriamente Lisbona, anche se il tratto più frequentato inizia più a nord, da Porto fra i vigneti settentrionali del paese.

Cammino del nord

  • a circa 800 km da Irún
  • circa 600 km da Bilbao
  • circa 500 km da Santander
  • a circa 300 km da Oviedo

Si comincia nella variante del Camino del norte nella cittadina di Irún sul confine francese sebbene altri luoghi di partenza comuni siano le città più grandi che si trovano sul percorso: Bilbao, San Sebastian, poi Santander e infine Gijón.

Via dell’Argento

  • circa 1000 km da Siviglia

La città di partenza è Siviglia, e non per la durezza, in sé è quasi interamente pianeggiante che lo rende ideale da percorrere in bicicletta, ma piuttosto per la complessiva lunghezza che lo rende il più lungo e il Cammino meno turistico e meno battuto.

Cammino Primitivo

  • a circa 350 km da Oviedo

Il Cammino Primitivo parte da Oviedo e passa da Lugo.

E’ il cammino meno frequentato, ideale per gli amanti della natura, e delle persone che sanno far fronte alla minore presenza di ostelli e servizi, oltre alla sensazione di essere l’unico pellegrino nel raggio di decine di chilometri.

Cammino Inglese

  • a circa 120 km da Ferrol
  • a circa 80 km da La Coruña

Rimanendo solamente in territorio Galiziano la variante perfetta per fare il Cammino è cominciare da La Coruña e raggiungere Santiago, oppure allungare leggermente iniziando a Ferrol.

Arrivare a Santiago attraverso i Cammini minori

E se ancora vi chiedete se potete partire solamente da queste città la risposta è assolutamente no!
La città di Santiago è raggiungibile praticamente da mezza Europa seguendo le miriadi di sentieri medioevali e percorsi più o meno attrezzati.

Volendo rimanere nella sola Spagna, ad esempio, alcuni luoghi di partenza meno popolari per fare il Cammino di Santiago sono:

  • Madrid attraverso il Cammino di Madrid che si congiunge al Francése all’altezza di Sahagun
  • Barcellona percorrendo il Camino Cataláno che inizia nei pressi del Santuario di Monserrat
  • Tortosain Catalogna sul Camino dell’Ebro unendosi al Cammino Francese a Logroño dopo aver attraversato Saragozza
  • Alicantesino a Burgos in quello che prende il nome di Ruta de la lana
  • Valenciacon il Camino del Levante

L’elenco potrebbe essere infinito, partendo da Canterbury in Inghilterra, alla miriade di città di partenza in Francia, da Roma o addirittura Brindisi attraverso tutta la Via Francigena e la Via Appia.

QUALCHE CONSIGLIO PER CAMMINARE

Per andare in cammino non servono materiali molto sofisticati e costosi, anche se bisogna sceglierne di adatti e di qualità.

La parola cammino copre delle pratiche abbastanza diverse secondo: 1) la durata (qualche giorno, un mese, più stagioni) 2) il luogo (campagna, mezza montagna o misto)

Per quanto riguarda i piedi e le scarpe i consigli sono quasi gli stessi, sia per pochi giorni che per un lungo cammino.

LE CURE PREVENTIVE ….I PIEDI

Vediamo prima i problemi dei piedi.

Le unghie sottoposte a forti compressioni diventano rapidamente dolorose, soprattutto nelle discese quando il piede spinge contro la punta della scarpa, per questo si consiglia di stringere i lacci prima delle lunghe e ripide discese).

Le unghie devono essere tagliate “quadrate”, senza smussare i bordi laterali, abbastanza corte perché non tocchino da sole contro la punta delle scarpe, ma non troppo corte.

Se si hanno dolori plantari, soprattutto nell’avampiede, e crampi nell’arco interno, correggere con una suola apposita.

Molti pellegrini durante il cammino usano indurire i piedi con borotalco, altri li ammorbidiscono con vaselina.

I piedi sono le nostre ruote, per questo dedicare molta attenzione alla loro cura, i massaggi per esempio, anche senza creme specifiche, possono servire a rilassare le parti indolenzite, ed esercizi specifici per potenziare le masse muscolari, rilassando i nervi, soprattutto a fine giornata.

Docciateli rapidamente con acqua calda per sciogliere i muscoli e raffreddateli subito con acqua fredda che rivitalizza la circolazione, anche al mattino prima di partire.

LE BOLLE

Se si sente un dolore localizzato, tipo bruciore, che lascia presagire la formazione di una bolla, si può evitare o ritardarne la formazione:

  • verificando dapprima che le calze non facciano pieghe;
  • coprendo la zona con un cerotto che protegga la pelle.

Quando la bolla è formata, è meglio bucarla per svuotare il liquido che si é formato, senza togliere la pelle  e disinfettare la zona. La pelle sopra la bolla deve restare a protezione della carne viva sottostante ed il piede deve restare il più possibile all’aria libera.

Per riprendere a camminare coprire la zona con un cerotto di varie forme e dimensioni secondo l’importanza della bolla, per i tre giorni successivi che si verificherà la formazione di liquido interno.

LE STORTE SEMPLICI

Un dolore vivo si sente quando si ha una torsione del retro piede, storta alla caviglia per esempio, dovuta a marcia su terreno sassoso. Bisogna fare una fasciatura di contenzione per limitare al massimo le torsioni interne e soprattutto quelle esterne della caviglia, creando una protezione del tallone.

Bisogna immobilizzare il piede ad angolo retto sulla gamba e stabilizzare la caviglia lateralmente. Se il dolore resta forte e se un edema sopravviene, meglio consultare in ospedale, può essere una storta più grave o una frattura. Su terreni instabili, sassosi o in montagna, è meglio usare scarpe MID o HIGH, più rigide.

LA SCELTA DELLE SCARPE

La scarpa è l’accessorio forse più importante del cammino, veste il piede, lo isola dal freddo e acqua, lo protegge dalle asperità del suolo e sostiene la caviglia.

Per il cammino di mezza montagna si preferiscono scarpe a suola semi rigida, ben artigliata per evitare scivoloni, MID o HIGH, con eventuale uso di solette amovibili ammortizzanti e respiranti, che si possono togliere e lavare.

Per scegliere la misura, bisogna provarle con delle calze di lana o tecniche senza cuciture, in piedi, e camminarci per vedere se sfregano contro il tendine d’achille o l’alto della caviglia, se la punta è adatta al nostro tipo di piede. La scelta finale sarà di UNA MISURA IN PIÙ e a punta larga, per evitare dal principio ogni tipo di sfregamento che non sia quello provocato dalle ore di marcia che “scaldano” il piede.

Le scarpe devono essere usate per alcuni giorni prima della partenza per vedere le pieghe che si formano e come queste interagiscono con i nostri piedi.

Questo permette di indurire un poco i piedi che saranno meno sensibili nei primi giorni di cammino.

LE CALZE

La scelta delle calze è importante, di lana o misto lana con acrilico, purché assorbono la traspirazione, la evacuano verso l’esterno (ma se le scarpe sono di goretex resterà all’interno), riducendo la macerazione e quindi l’ammollimento della pelle, causa di bolle e riscaldamento del piede.

Sono da evitare le calze di cotone, perché seccano e sfregano sulla pelle.

Data l’esperienza suggerisco calze tecniche senza cuciture, si lavano ed asciugano in fretta.

ABBIGLIAMENTO

Ciò di cui abbiamo bisogno durante il cammino di Santiago è davvero il minimo indispensabile.

Dobbiamo capire, come per le scarpe, che non siamo tutti uguali, quindi scegliere l’abbigliamento perfetto per il cammino di Santiago è una cosa molto personale. 

Considerare in che periodo partire e quanto siamo disposti ad adattarci

Partire per il cammino di Santiago in estate ha molti vantaggi: gli abiti estivi pesano poco, asciugano in fretta e occupano poco spazio. Questo non significa che puoi portare più roba, ma al contrario, che puoi viaggiare con uno zaino decisamente più piccolo e leggero. 

In ESTATE è consigliabile portare:

  • 3 magliette di tessuto tecnico
  • 3 pantaloni – Pantaloncini
  • 3 mutande
  • 3 paia di calze
  • 1 maglia manica lunga per la sera / pile
  • 1 giacca anti vento/anti pioggia 
  • 1 pantaloncino costume (*)
  • 1 maglietta di cotone (*)

(*) usare dopo la doccia e come pigiama

La fortuna di camminare in estate è proprio quella di poter lavare tutti i giorni i tuoi abiti a mano e di vederli asciugare nel giro di un paio d’ore massimo. Questo ti permette di eliminare molto peso dallo zaino riuscendo ad ottenere l’equipaggiamento perfetto per il cammino di Santiago al completo con massimo 8 kg

In PRIMAVERA e in AUTUNNO ti consiglio di aggiungere a questa lista qualcosa di leggermente pesante, come una maglietta termica doppia pelle e un paio di pile.

Discorso diverso per il periodo INVERNALE. In questo caso avrai bisogno di qualche cambio in più, da avere di scorta in caso tu non riesca a fare il bucato per diversi giorni causa pioggia. Ovviamente le tre magliette estive in inverno diventano 3 magliette termiche doppia pelle, i pantaloncini saranno tutti pantaloni pesanti e la giacca anti vento sarà un piumino 100g.

Portare solo il minimo indispensabile, se poi servirà qualcosa si potrà sempre acquistarlo lungo il Cammino.

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LO ZAINO

Lo zaino ci accompagnerà per tutto l’arco della giornata; dovremo portarlo sulle nostre spalle, e soprattutto sentircelo comodo e affidabile. La scelta determinerà quindi la qualità della nostra giornata di cammino.

Secondo l’esperienza, ecco le caratteristiche che dovrebbe avere lo zaino perfetto per il Cammino di Santiago:

  • Capienza 38/40 L ( le dimensioni sono idonee per passare come bagaglio a mano )
  • Sviluppo in verticale, quindi verso l’alto
  • Schienale ergonomico traspirante
  • Spallacci regolabili
  • Schienale regolabile
  • Fascia in vita regolabile
  • Copertura antipioggia
  • Tasca per H2o
  • Tasca inferiore

Per un cammino di parecchi giorni è bene portare uno zaino che oscilli tra il 10%-15% del suo peso, un po meno per una donna.

Per non sentire troppo il peso dello zaino, bisogna ripartire il carico in modo che il centro di gravità sia il più vicino possibile al corpo e che pesi più sul bacino che sulle spalle. Quindi è meglio riporre le cose più pesanti lungo la schiena, né troppo alte sulle spalle, né troppo basse sulle reni, e piazzare le cose più leggere verso l’esterno dello zaino.

Le cose di cui non si ha bisogno in giornata, come il sacco a pelo, ricambi ed altro, vanno posti in basso, mentre le cose come la giacca impermeabile o poncho devono stare in alto. Nelle tasche esterne vanno tutte le cose da usare nella giornata, come borraccia, crema solare, cartine, viveri ed altro.

Lo zaino va regolato con le varie cinghie: dapprima lo si pone in spalla e si stringe la cinghia ventrale ben situata sul bacino. Poi si regolano gli spallacci, ricordando che nelle salite bisogna caricare un po’ di più le spalle per alleviare il bacino e che nelle discese bisogna abbassare il carico sul bacino per avere più stabilità. In questo sono necessarie le manovre sui tiranti tra spallacci e la parte alta dello zaino, che con un po’ di pratica vi dimostreranno la loro utilità e funzione.

IDRATARSI ……durante il cammino

In cammino si raccomanda di bere regolarmente, anche se non si ha sete, per evitare il rischio di disidratazione.

  • Il fabbisogno in acqua del camminante cresce con lo sforzo, poiché si perde in media un quarto di litro per ora ad andatura moderata e fino a un litro per sforzi più intensi.
  • Quindi c’é bisogno di bere molto per compensare queste perdite dovute alla traspirazione ed alla respirazione più intensa, ma anche per rispondere ai bisogni legati allo sforzo muscolare ed alla necessità di evacuare le tossine cellulari.
  • Per una marcia di una mezza giornata bisogna prevedere almeno un litro e mezzo d’acqua, meglio con l’aggiunta di sali minerali (tipo compresse solubili).

Prima dello sforzo si consiglia di bere acqua normale, non gasata, però non troppo, perché può disturbare la digestione e non previene la disidratazione durante la giornata.

Durante il cammino bere poco, ma spesso.

Per permettere al corpo di funzionare al meglio, bisogna quindi bere spesso per compensare la perdita di sali minerali. Il deficit d’acque e sali può provocare disturbi più o meno gravi, debolezza, aritmia cardiaca, crampi, confusione mentale e nei casi più gravi, un edema cerebrale.

  • Bere regolarmente

Il buon dosaggio dell’idratazione dipende da molti fattori come la temperatura esterna, l’intensità e la durata dello sforzo, ma anche dal tipo di liquido ingerito, dalla sua temperatura, dal suo tenore in sodio ed altri sali minerali. Bisogna quindi bere prima di aver sete per poter camminare più facilmente (mezzo litro per ora sarebbe l’ideale). 

  • Bere per conservare i sali minerali

Il cammino esige un lavoro muscolare che, scaldando, provoca un meccanismo di autoregolazione del calore corporeo. È il ruolo della traspirazione che serve a conservare la temperatura media corporea (teoricamente 37,2 °C). La traspirazione è composta per 99% d’acqua e 1% di sali minerali. Sarà più o meno forte secondo la temperatura esterna, l’intensità dello sforzo e le vostre capacità fisiche.

  • Dopo lo sforzo: rinnovare le riserve di sodio e di bicarbonato

Dopo lo sforzo è importante bere acqua normale o gassata con sodio e bicarbonato e nutrirsi con zuccheri lenti (pasta, riso, ecc.) e zuccheri rapidi (cioccolato). Meglio bere tè che caffè.

  • I pericoli dell’iperidratazione e dell’acqua ghiacciata

Bere troppo può provocare una iponatremia, cioè una diluzione troppo forte di sodio nel sangue. Nel caso di ambiente molto caldo e secco, l’aria che penetra per la bocca essicca le mucose e le vie respiratorie con un’impressione di bocca pastosa, che il bere molto non risolve. E’ meglio bagnare le labbra o sciacquarsi la bocca senza deglutire. Meglio non bere acqua ghiacciata che può provocare uno choc termico e collasso.

Cosa bere?

L’acqua minerale possiede sali minerali, ma esistono anche bevande energetiche ricche di glucosio. Meglio alternarle e non mescolarle, ma soprattutto bisogna bere acqua naturale in caso di forte calura perché il suo effetto dissetante è decisamente superiore alle bevande zuccherate. Se si è in forte disidratazione, si può sciogliere una bustina di sale nell’acqua.

P.S. Durante il cammino non fidarsi di fonti non meglio indicate come acqua potabile.

ALIMENTARSI ……durante il  cammino

Un cammino in piano a un ritmo di 4 km/ora mobilizza circa 400 calorie per ora. Quindi per 24km si bruceranno circa 2400 calorie. Per rispondere a questi bisogni energetici bisognerà dunque fornire al corpo dei glucidi, lenti e veloci, e dei grassi.

I glucidi lenti servono a costituire le riserve di glicogeni nei muscoli e sono prodotti da farinacei. Si consiglia quindi di consumarne, prima del cammino e durante, sotto forma di pasta, riso, zuppe con verdure.

I glucidi rapidi servono per lo sforzo immediato e quindi devono essere ingeriti durante lo sforzo, nel momento in cui si ha bisogno di ricaricarsi. Non prima, poiché il corpo reagirebbe secretando dell’insulina, che abbassa il tasso di zuccheri nel sangue, proprio nel momento in cui se ne avrebbe bisogno.

I lipidi sono un apporto energetico indispensabile per gli sforzi di lunga durata, il mantenimento fisico e la protezione contro il freddo. Si trovano nei semi come le mandorle, arachidi, noci ed altri oleaginosi, e forniscono apporto energetico, magnesio e acidi grassi.

In ogni caso, quale che sia la durata e lo sforzo richiesto, vale la regola fondamentale che siamo tutti diversi e che bisogna saper ascoltare il proprio corpo, soprattutto quando ci fa capire che siamo troppo oltre e che bisogna andarci cauti.

SACCO A PELO O SACCO LETTO

L’esperienza consiglia di portare il sacco a pelo ed il sacco letto o lenzuolo, preferibilmente tecnici, per risparmiare volume e peso.

Lungo i vari cammini le temperature variano tantissimo, va da sé che il sacco a pelo è utile, a maggior ragione quando si arriva in Galicia: qui gli albergue della Xunta de Galicia non sono provvisti di coperte per ragioni sanitarie, e quindi la notte, per quanto il riscaldamento sia acceso, è necessario coprirsi bene.

Il sacco letto è bene usarlo sempre durante il cammino, negli albergue forniscono coperte ma non lenzuola.

PROTEZIONI VARIE

Oltre ai piedi surriscaldati, alle articolazioni indolenzite, ai crampi e contratture muscolari, altri piccoli malanni possono accadere: colpi di sole, punture d’insetti, piccole ferite, screpolature. Si può prevenire il colpo di sole, coprendosi con un buon cappello e proteggendosi con una buona crema solare su tutte le parti scoperte e si può curare con una crema rinfrescante che allievi il dolore della scottatura. Quanto alle punture di insetti vari, pare che applicare sugli indumenti due gocce di oli essenziali di lavanda officinale, di geranio e di limoncina possa allontanare il pericolo.

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LA CREDENZIALE

La credenziale del pellegrino è una specie di passaporto che deve essere timbrato a ogni tappa dell’itinerario. La sua origine risale al documento che, durante il Medioevo, si consegnava ai pellegrini come lasciapassare. Deve essere timbrata almeno due volte al giorno negli ultimi 100 km (per i pellegrini a piedi o a cavallo) o negli ultimi 200 km (per i pellegrini in bicicletta).

La Credenziale della Confraternita di san Jacopo di Compostella di Perugia si può avere inviando un email a segreteria@confraternitadisanjacopo.it

Per i campani la Credenziale si può ritirare a Napoli, presso la Basilica di San Giacomo degli Apostoli, a Piazza Municipio, nella persona del suo Rettore Don Gino.

Consente l’entrata agli ALBERGUE e serve come attestato di passaggio per chiedere, al termine del pellegrinaggio, la Compostela.

OSTELLO

Sono strutture dotate di camerate con letti a castello (literas), più raramente di lettini singoli (camas), oppure di camere private con o senza bagno (habitaciónes) per le quali viene chiesta in genere una tariffa superiore. I letti sono provvisti di materasso (colchón), cuscino (almohada), e, a richiesta, coperte (mantas).  

Ci sono servizi igienici con docce calde e generalmente c’è un locale adibito a cucina/soggiorno, con tavolo, sedie, fornello, lavandino, piccola dispensa, stoviglie. Non sempre però è presente il servizio di cucina. Spesso c’è una vaschetta per lavare i panni o una lavatrice / asciugatrice a gettone. Sempre c’è una zona per stendere il bucato ad asciugare.

Alcuni sono sempre aperti, ma di solito l’apertura avviene in orari variabili a partire dalle 12:00  Si è accolti da un hospitalero che appone il sello (timbro) sulla credenziale, trascrive le generalità del pellegrino sui registri dell’albergue e assegna il posto letto o comunque indica le regole per l’utilizzo dell’albergue. Generalmente le procedure di accoglienza sono rapide.

In alcuni casi l’accoglienza è più curata: può capitare di fare la fila per aspettare il proprio turno. In alcuni albergue il pellegrino diventa membro di una comunità e viene coinvolto nelle attività e nei suoi riti: per chi apprezza sono le esperienze più intense del cammino.

Gli albergue possono essere classificati in due fondamentali categorie:

STRUTTURE “PUBBLICHE”

Sono strutture gestite per dare accoglienza, non per creare reddito.  Appartengono a questa categoria gli albergues:

  • comunali e della Xunta (la regione) de Galicia.   In questi albergues l’hospitalero è un dipendente o incaricato il cui compito è assegnare i posti, riscuotere il pagamento, pulire la struttura.   In queste strutture non viene preparata la cena da parte dell’hospitalero.  Non bisogna aspettarsi accoglienze particolarmente calorose anche se ci sono eccezioni: dipende ovviamente dalla singola persona.
  • facenti capo a strutture religiose (conventi, parrocchie).   Solitamente questi albergue sono gestiti da volontari facenti capo alla singola parrocchia o affidati ad associazioni come quella degli “hospitalero voluntarios.  In queste strutture viene spesso praparata, con il contributo dei pellegrini stessi, una cena comunitaria.   Spesso nel pomeriggio o dopo la cena vengono proposti incontri con scambio di pensieri, di riflessioni, ma anche per cantare, per condividere emozioni.    Può essere richiesta una precisa tariffa ma in generale viene richiesto una semplice “donativo”, una libera offerta a discrezione dei singoli pellegrini. Attenzione: libera offerta non vuol dire che l’albergue è gratis!!!   L’attività è svolta gratuitamente dai volontari ma il mantenimento della struttura e la preparazione della cena e la colazione costa: stabiliamo quindi liberamente l’importo da offrire ma siamo consapevoli che quello che lasciamo servirà per dare accoglienza e ospitalità a chi verrà dopo di noi.
  • di proprietà o comunque gestiti da Associazioni di amici del cammino, spagnole o straniere.   Anche questi albergues sono generalmente gestiti da hospitaleri volontari ma, tranne qualche eccezione, viene praticata una tariffa fissa.   Non viene di solito preparata la cena

In queste strutture non è possibile, solitamente prenotare.    Salvo casi particolari è ammesso dormire una sola notte.   Le tariffe (dati anno 2014) oscillano fra i 5 e i 10 €.    In alcune viene data priorità ai pellegrini a piedi rispetto a quelli in bicicletta, i quali vengono accettati solo dal tardo pomeriggio, quando si ritiene che i camminanti siano già arrivati.

STRUTTURE PRIVATE

Gli Albergue sono in netta e continua espansione in questi ultimi anni e segue costantemente la crescente rapida richiesta di posti letto da parte dei pellegrini.   Sono strutture spesso a conduzione familiare, gestite per fornire un secondo reddito rispetto alla principale attività.

Le tariffe oscillano fra i 7/8 e i 12 €.  Spesso sono disponibili, dietro corresponsione di un supplemento tariffario, servizi di livello superiore: camere singole o doppie, lenzuola, bagno privato ecc.     Spesso si può cenare e fare colazione, a prezzi di solito modici.  Il livello di servizio è talvolta, ma non sempre, migliore rispetto alle strutture “pubbliche”. 

In questo tipo di strutture si riceve di solito una accoglienza corretta e sollecita: non ci si deve attendere però il calore e la cura riscontrabile in molte stretture “pubbliche”, nelle quali operano volontari appassionati del cammino.   Attenzione però a non generalizzare: la qualità dell’accoglienza dipende dalla carica umana della singola persona preposta.

Negli albergues privati si può prenotare e normalmente (si fa eccezione solo nelle città più grandi) viene preparata anche la cena e la colazione.

Si può trovare alloggio, chiedendo nei paesi, anche presso case private – alcune famiglie ospitano in casa loro pellegrini a titolo privato

COMPORTAMENTO NEGLI ALBERGUES

Gli albergue municipali, parrocchiali e di associazioni non sono strutture turistiche nate per scopi commerciali. Entrandovi, il pellegrino diventa “ospite”, non “cliente”. Ne consegue che si devono tenere comportamenti adeguati:

  • usare il verbo “chiedere” piuttosto che “pretendere”;
  • rispettiamo le strutture e, se possibile, lasciamole in condizioni migliori di quelle in cui le abbiamo trovate, magari prendendo l’iniziativa di  pulire e mettere ordine, senza farlo pesare a nessuno;
  • rispettiamo gli orari indicati, che sono dettati dalle necessità del riposo di tutti e dalle esigenze dell’hospitalero;
  • se prevediamo di alzarci molto presto sistemiamo lo zaino la sera prima e, al risveglio, prepariamoci senza dare disturbo a chi dorme ancora;
  • accogliamo sempre con cordialità chi viene dopo di noi, così come vorremmo essere accolti;
  • teniamo pulito il corpo e gli indumenti, per rispetto verso noi stessi e verso chi ci sta vicino;
  • evitiamo di spargere le nostre cose occupando più spazio di quanto occorra e curando di lasciare liberi i passaggi per chi si alza durante la notte;
  • in caso di comportamenti che riteniamo sbagliati, facciamolo  notare cortesemente: sbuffare e tenersi dentro il mugugno non fa bene a nessuno;
  • l’acqua calda fa piacere a tutti: cerchiamo di non sprecarla e di lasciarne agli altri;
  • se abbiamo informazioni importanti diamone notizia nella bacheca dell’albergue;

Alcuni albergue non garantiscono molta privacy: ci si trova spesso in condizioni di promiscuità; comportiamoci quindi con discrezione, evitando di guardare gli altri con insistenza e di esibirci inutilmente.

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I SIMBOLI DEL CAMMINO

I simboli da prendere confidenza sono:

La conchiglia – La Croce di Santiago – La freccia di Santiago – Il cappello – Il bastone o cayado e la Zucca.

Sono disseminati lungo i cammini,  indicano le direzioni e le distanze.

SANTIAGO DI COMPOSTELA

San Giacomo è’ detto “Maggiore” per distinguerlo dall’apostolo omonimo, Giacomo di Alfeo. Lui e suo fratello Giovanni sono figli di Zebedeo, pescatore in Betsaida.

San Giacomo di Zebedeo o san Giacomo il Maggiore fu uno dei primi discepoli a immolarsi e morire per Gesù. Membro di una famiglia di pescatori, fratello di Giovanni Evangelista -entrambi soprannominati Boanerges (‘Figli del Tuono’), per il loro temperamento impulsivo- e uno dei tre discepoli più vicini a Gesù Cristo, l’apostolo San Giacomo, non solo presenziò a due dei momenti più importanti della vita del Messia cristiano -la trasfigurazione sul monte Tabor e l’orazione nell’Orto degli Ulivi-, ma formò anche parte del piccolo gruppo che fu testimone del Suo ultimo miracolo, la sua apparizione già resuscitato sulle rive del lago Tiberíades.

Dopo la morte di Cristo, San Giacomo, appassionato e impetuoso, appartenne al gruppo iniziale della Chiesa primitiva di Gerusalemme e, per il suo lavoro di evangelizzazione, gli si aggiudicò, seguendo le tradizioni medievali, il territorio peninsulare spagnolo, in concreto la regione del nordest, conosciuta in quel momento come Gallaecia. Secondo alcune teorie, l’attuale patrono della Spagna raggiunse le terre del nord dalla disabitata costa del Portogallo.

Altre, tuttavia, disegnano il suo cammino dalla valle dell’Ebro e dalla via romana cantabrica e c’è anche chi assicura che San Giacomo arrivò alla Penisola dall’attuale Cartagena, da dove intraprese il suo viaggio fino all’angolo occidentale della penisola.

Dopo aver reclutato i sette uomini apostolici, che furono ordinati vescovi a Roma da San Pietro e ricevettero la missione di evangelizzare l’Hispania, l’apostolo Giacomo tornò a Gerusalemme, secondo i testi apocrifi, per accompagnare insieme ai grandi discepoli di Gesù la Vergine Maria al momento della sua morte. Lì fu torturato e decapitato nell’anno 42 per ordine di Erode Agrippa I, re della Giudea.

I presunti testamenti dicono che, prima di morire, Maria ricevette la visita di Gesù resuscitato, al quale chiese di passare i suoi ultimi giorni circondata dagli Apostoli, che si trovavano dispersi in tutto il mondo. Suo Figlio le permise di essere Lei stessa, con apparizioni miracolose, ad avvisare i discepoli e, in questo modo, la Madonna si presentò su un pilastro a Saragozza dinanzi all’apostolo Giacomo ed ai sette uomini che lo accompagnavano, episodio oggi venerato nella basilica di Nostra Signora del Pilar (pilastro in spagnolo).

Furono questi sette discepoli, racconta la leggenda, che, dopo essere scappati approfittando dell’oscurità della notte, trasferirono il corpo dell’apostolo Giacomo in una barca fino alla Galizia, dove arrivarono dal porto di Iria Flavia (attuale Padrón).

Gli uomini depositarono il corpo del loro Maestro su una roccia -che poco a poco cedette fino a diventare il Sarcofago Santo- per visitare la regina Lupa, che allora dominava dal suo castello le terre su cui oggi si trova Compostela, e chiedere alla poderosa monarca pagana delle terre per seppellire Santiago.

La regina li accusò di peccare di superbia e li inviò alla corte del vicino re Duyos, nemico del cristianesimo, che li recluse.

Secondo la tradizione, un angelo -tra le varie storie, un raggio luminoso e stellato- liberò i sette uomini dalla loro prigione e, durane la loro fuga, un nuovo miracolo terminò con la vita dei soldati che correvano dietro di loro mentre attraversavano un ponte. Ma non fu l’unico contrattempo che gli uomini dovettero affrontare. I buoi che fornì loro la regina per guidare il carro che trasportava il corpo di Santiago a Compostela risultarono essere dei tori selvaggi che, tuttavia, miracolosamente, si ammansirono da soli durante il percorso. Lupa, attonita dinanzi a tali episodi, si arrese agli uomini e si convertì al cristianesimo, comandò di distruggere tutti i luoghi di culto celtico e cedette il suo palazzo privato per seppellire l’Apostolo.

Oggi si erge in questo luogo la cattedrale di Santiago.

Non fu fino ad otto secoli più tardi, nell’anno 813, quando un eremita chiamato Paio avvisò il vescovo di Iria Flavia, Teodomiro, della strana e potente luminosità di una stella che osservò sul monte Libredón (da qui il nome di Compostela, campus stellae, ‘Campo della Stella’). Tra i cespugli, ai piedi di una quercia, fu ritrovato un altare con tre monumenti funerari. Uno di essi conservava al suo interno un corpo decollato con la testa sotto il braccio. Accanto, un cartello recitava: «Qui giace san Giacomo, figlio di Zebedeo e di Salomè».

Il religioso, per rivelazione divina, attribuì i resti ossei a san Giacomo ed a Teodoro e Attanasio, due dei discepoli dell’Apostolo compostelano, e informò della scoperta il re galiziano-asturiano Alfonso II il Casto, il quale, dopo aver visitato il luogo, nominò l’Apostolo patrono del regno e fece costruire una chiesa in suo onore. Presto si divulgò in tutta Europa la notizia del Santo Sepolcro galiziano e l’apostolo Giacomo divenne il grande simbolo della Riconquista spagnola. Il re delle Asturie fu solo il primo di una marea di pellegrini che gli succedettero.

L’autenticità dei resti dell’apostolo Giacomo ha generato, tuttavia, non pochi e accesi dibattiti ed è stata protagonista di meticolose ricerche. L’inverosimile trasporto -per la difficoltà che suppone- del corpo del discepolo di Gesù fino a terra galiziana è solo una delle molte lacune di una tradizione che si trova a cavallo tra il rigore storico e le leggende magiche. Studi archeologici hanno dimostrato che Compostela era una necropoli precristiana, ma non sono state mai eseguite ricerche scientifiche sui resti che custodiscono le mura della Cattedrale, fino al punto che alcuni ricercatori hanno attribuito le reliquie ossee addirittura a Prisciliano di Avila, il vescovo ispanico accusato di eresia.

Ma la storia delle ossa dell’Apostolo non finisce qui. Una volta scoperte e onorate con un tempio cristiano, le reliquie non sono state ferme per molto tempo. Secondo la tradizione orale, nel XVI secolo furono nascoste per evitare la profanazione dei pirati che minacciarono la città compostelana dopo essere sbarcati nel porto di A Coruña (maggio del 1589). Gli scavi effettuati alla fine del XIX secolo, dopo essersi persa la pista dei resti di san Giacomo, rivelarono l’esistenza di un nascondiglio -all’interno dell’abside, dietro l’altare principale, ma fuori dall’edicola che avevano costruito i discepoli- di 99 centimetri di lunghezza e 30 di larghezza, dove si occultarono, e si persero, per anni, le ossa dell’Apostolo. Nel 1884 il Papa Leone XIII riconobbe ufficialmente questo secondo ritrovamento.

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LA CATTEDRALE DI SANTIAGO

La cattedrale di Santiago è il punto d’arrivo del viaggio dei pellegrini e la sua monumentalità si erge degna di tale onore, in essa confluiscono numerosi stili architettonici.

La costruzione della cattedrale fu avviata nel 1075, sotto il regno di Alfonso VI e su richiesta del vescovo Diego Peláez. Fu edificata sotto la direzione del Maestro Esteban sui resti di antiche chiese erette in onore del santo.

Presenta pianta a croce latina con tre navate e una superficie di circa 8300 metri quadrati. I numerosi interventi di ampliamento nel corso del tempo hanno determinato la presenza di diversi stili architettonici (romanico, gotico, barocco, plateresco e neoclassico).

Il Portico della Gloria costituisce l’ingresso principale. Fu eretto dal Maestro Mateo (1188) ed è decorato da circa duecento figure che fanno riferimento all’Apocalisse. Tra di esse la raffigurazione di San Giacomo Apostolo poggiata sulla colonna divisoria sembra porgere il benvenuto ai pellegrini.

La facciata dell’Obradoiro della cattedrale è opera di Fernando de Casas y Novoa ed è considerata una delle massime espressioni del barocco spagnolo. Anche l’Altare Maggiore è in stile barocco e sormonta la cripta di San Giacomo Apostolo.

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L’ABBRACCIO A SANTIAGO (nella foto, il mio abbraccio)

Abbracciare la statua dell’Apostolo San Giacomo nella Cattedrale di Santiago de Compostela è un rito simbolico e molto emozionante per celebrare il completamento del viaggio, il superamento delle sfide personali e un profondo ricongiungimento spirituale.

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IL BOTAFUMEIRO

IlBotafumeiro(alto 1,60 m, pesante più di 50 Kg), uno dei simboli più importanti della Cattedrale di Santiago de Compostela, è l’incensiere più grande al mondo.

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LA COMPOSTELA DI SANTIAGO

La Compostela è il certificato che attesta il completamento del Cammino di Santiago, ritirabile presso l’Ufficio del Pellegrino a Santiago de Compostela, dimostrando di aver percorso almeno gli ultimi 100 km a piedi (o 200 km in bici).

IL SALUTO

Buen Camino  o meglio Ultreya y Suseia.

“Buen Camino” è il saluto moderno e più comune, un augurio di buon viaggio, mentre “Ultreia y Suseia” è l’antico grido medievale di incoraggiamento (“Avanti e più in alto!”)

Che dire?

Buen Camino a todos… dal Commendatore in Italia della Orden del Camino de Santiago.

Questo il mio primo cammino:

Amici in cammino…Direzione Santiago:

 

 

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