Marcianise – Tragedia di quelle che non si dimenticano

Marcianise,
Il dolore e’ sordo, fa male. Al sentire la notizia si fa fatica a respirare.
La tragedia e’ di quella che non si dimenticano. Morire a dodici anni col fondato sospetto del suicidio non e’ accettabile, non e’ giusto. Sapere della lucidità che la vittima ha avuto nel lasciare nel banco dei sogni un biglietto : “mi dispiace”, ti fa partecipare ad una disperazione che ti travolge al di là di ogni senso e di ogni giudizio.
Bisogna capire che anche i ragazzi subiscono il delirio dei grandi , di un mondo che risucchia sempre più vita un un tempo piccolo restituendo morte, nella certezza di un non futuro e soprattutto nel silenzio da parte di tutti coloro che ti girano in torno senza accorgersi del tuo grido di dolore muto. Lanciarsi nel vuoto significa abbracciare l’equivalente stato che scava dentro di te inesorabile,dandoti la certezza dell’esistenza di una pace che pensi non possa giungere più.Morire di vita non e’ logico quando a dodici anni non si ha scelta, quando devi crescere in fretta o forse non devi farlo affatto.
Essere preda delle tue paure allora diventa insopportabile perché sai che non andranno via, ma anzi si amplificheranno.
Ed allora vivere sarà sempre di notte d staccando la spina come un atto di Fede che stordisce la ragione. Il suicidio di una dodicenne e’ il sintomo di una malattia profonda della società perché l’opulenza ,
l’estremo edonismo senza scrupoli e la bramosia ed avidità di tutto come citava il cattivo di Wall Street di avere, avere e sempre avere ha legato le nostre vite e consegnato tutti alla disperazione di non riuscirvi.
Ed ecco allora il vuoto che si fa strada sempre più.
Il suicidio quindi come liberazione nella consapevolezza di arrecare dolore, e allora il “pizzino” nel banco come una purificazione tenuta ma necessaria per una bimba neanche ragazzina, che nel preoccuparsi per chi lo avrebbe letto, ha dimostrato empatia con il mondo nel quale da tempo, per ragioni che non sapremo mai realmente ha deciso prima di lasciarlo, senza esitazione, per uno migliore senza aspettare il Calvario della vita che invecchia. Non si ha tempo di aspettare quando la soglia di passaggio e’ raggiunta.
In quel preciso istante si e’ se stessi anche se in forma frammentaria e contorta senza il conforto dei sensi e della tua Anima che giacciono in un angolo in attesa di un aiuto che non arriverà. Rendendoti più forte.
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