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IN IRAN CI SONO ALMENO 500 NOSTRI CONNAZIONALI. DI QUESTI, CIRCA 300 SONO RESIDENTI
SPOSATI, CON FIGLI E FAMIGLIE AL SEGUITO, NON VORREBBERO LASCIARE IL PAESE. IL MINISTERO DEGLI ESTERI HA APPRONTATO UN PIANO DI EVACUAZIONE, PER GLI ALTRI.

Iran

In Iran, si legge nei dispacci della Farnesina, sono presenti 500 italiani.

Circa 300 sono residenti: sposati, con figli e famiglie al seguito. Non hanno voglia di lasciare il paese. Il ministero degli Esteri appronta però un piano di evacuazione, per gli altri. A sera, apprende Repubblica, sono un centinaio i connazionali che hanno richiesto di essere portati via. Ma lo spazio aereo è off limits. Per questo la Farnesina sta predisponendo mezzi via terra: direzione Azerbaigian. L’idea è di partire nelle prossime ore.

La situazione, spiegano fonti diplomatiche, resta fluida e potenzialmente critica. Le tensioni nell’area hanno spinto l’Unità di Crisi ad attivare immediatamente i protocolli previsti per le emergenze internazionali, con un monitoraggio costante degli sviluppi e contatti diretti con le autorità locali. L’obiettivo è garantire un corridoio sicuro verso il confine settentrionale, l’unico al momento considerato percorribile.

Tra i 200 italiani non residenti, molti sono lavoratori temporanei, tecnici impegnati in progetti industriali, ricercatori e turisti rimasti bloccati dal blocco dello spazio aereo. Le richieste di rimpatrio sono aumentate nel corso della giornata, man mano che la percezione del rischio cresceva e le comunicazioni diventavano più difficili. La Farnesina ha invitato tutti i connazionali a registrarsi sul portale DoveSiamoNelMondo per facilitare le operazioni.

Il piano di evacuazione prevede convogli su gomma scortati fino al confine azero, dove i cittadini italiani dovrebbero essere presi in carico dalle autorità diplomatiche e trasferiti successivamente in Europa. Una soluzione complessa, che richiede coordinamento con più governi e che potrebbe subire rallentamenti a causa delle condizioni di sicurezza.

Intanto, le famiglie italiane residenti in Iran osservano con apprensione gli sviluppi, pur ribadendo la volontà di restare. Molti vivono nel Paese da anni, integrati in comunità locali e lontani dalle aree più sensibili. Ma la prudenza resta alta, e la Farnesina continua a valutare scenari alternativi qualora la situazione dovesse peggiorare.

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