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Famiglia nel bosco: assurda ordinanza
Il Tribunale dell'Aquila chiede l’allontanamento della madre dai figli e la loro separazione

Assurda ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila riguardante la “Famiglia nel bosco” per via della durezza delle misure imposte.

Il Tribunale, il 6 marzo 2026, ha disposto:

  • che la madre, Catherine Birmingham, lasci immediatamente la casa famiglia di Vasto dove risiedeva con i figli;
  • che i tre fratellini devono essere separati tra loro e trasferiti in strutture diverse, lontano dalla madre;
  • che, nel caso necessario, il provvedimento venga attuato anche con l’ausilio della forza pubblica.

Le motivazioni del Tribunale, secondo cui la decisione è maturata a seguito di:

  • episodi di violenza: sono state segnalate aggressioni dei bambini verso le educatrici della struttura con l’uso di bastoni;
  • mancato intervento della madre, accusata di non aver placato i figli e di aver imputato la responsabilità degli scontri esclusivamente al personale;
  • tensione insostenibile nella struttura di Vasto.

Assurdo provvedimento, distante anni luce da qualsiasi protocollo socio-educativo.

Non si comprende il perché la madre debba allontanarsi dai figli e addirittura i 3 fratelli, tra cui due gemelli, devono essere separati tra loro.

Eppure durante la seduta del Senato, (16 ottobre 2024, XIX Legislatura), fu pronunciato “Né la nostra Costituzione né gli Organi della nostra Repubblica possono permettere che una madre veda strapparsi dal seno i propri figli perché non ha raggiunto un giusto grado di empatia con le assistenti sociali o con uno psicologo, o perché si rifiuta di adottare lo stile di vita imposto dalla globalizzazione e piuttosto ama il contatto con la natura”.

Segnali distensivi che lasciavano presupporre un diverso epilogo.

Passi la decisione di imporre il ricovero in una casa famiglia protetta non ritenendo sufficientemente idonea una casa in mezzo a un bosco.

Ma c’è da chiedersi perché gli addetti ai lavori non hanno agito in maniera più mirata, nel cercare una nuova sistemazione abitativa e sociale, piuttosto che procedere con la separazione drastica della famiglia?

Quest’ultima decisione ha suscitato sdegno e critiche, con polemiche sia sui social media che tra esperti, parlando di una “decisione che terrorizza” e separa i minori dalla figura materna.

Alcuni osservatori ed esperti suggeriscono la necessità di comprendere il contesto emotivo e la situazione di Catherine, descritta come una “madre distrutta” dal dolore e dalla separazione.

Quando un minore viene allontanato dalla propria famiglia è naturale che si generino reazioni forti, giudizi immediati e prese di posizione.

Invece dobbiamo leggere: “Spesso è ostile e squalificante, deride i nostri tentativi di trovare un punto di incontro e/o le nostre spiegazioni. Non si fida di nessuno e ciò influenza i bambini che a suo dire sono arrabbiati con tutti perché vogliono tornare a casa”.

Una decisione che va contro il compito dei Tribunali per i Minorenni, ossia quello di tutelare i bambini, con la logica conseguenza che questa decisione, anziché accorciare le distanze allarga la frattura.

Sul caso è intervenuta anche la Premier Giorgia Meloni, che ha scritto su Facebook:

Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion, la “famiglia nel bosco”, mi lasciano senza parole.

È una decisione che infligge ai bambini un ulteriore, pesantissimo trauma, dopo la separazione dal padre.

Il mio pensiero va ai bambini e ai loro genitori colpiti da una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico.

Il compito dei Tribunali per i Minorenni è quello di tutelare i bambini e gli adolescenti di fronte ai casi di maltrattamento, abuso o abbandono, agendo nel superiore interesse del minore.

E dove sarebbe il superiore interesse del minore, quando dei bambini vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli, perché i giudici del Tribunale dei Minorenni non condividono lo stile di vita della famiglia?

Non è compito della giustizia e dello Stato in generale, sostituirsi ai genitori, decidere come vadano educati i figli, imporre uno stile di vita fondato su standard che sono chiaramente ideologici.

Perché i figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà, e uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti.

Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti”.

E per finire mi piace ricordare un detto napoletano che indica l’amore incondizionato e indissolubile tra genitori e figli “E figl so’ piezz’ ‘e còre”.

L’espressione, “I figli sono pezzi di cuore”, affonda le radici nella cultura meridionale che pone la famiglia e il legame di sangue al centro dei valori, sancendo il ruolo dei figli come parte migliore e fondamentale della vita.

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