Tutti i punti che siamo: l’arte tessile di Claudia Losi nel cuore del Salento
A Casamassella, la mostra di Claudia Losi intreccia tradizione artigianale salentina e ricerca poetica, trasformando il gesto creativo in memoria condivisa
Claudia Losi e il filo della memoria: a Casamassella un viaggio poetico tra arte, tessitura e comunità
Nel cuore del Salento, tra le trame di antichi ricami e gesti artigianali, prende vita Tutti i punti che siamo, la mostra personale di Claudia Losi, un progetto espositivo che si configura come un laboratorio poetico e antropologico. Inaugurata presso la sede dell’Associazione CON Red Lab a Casamassella, la prima tappa dell’iniziativa si inserisce nel programma del Caloma Festival, promosso dall’Associazione culturale Eccom, e si avvale della collaborazione dell’Archivio della Fondazione Le Costantine.
Arte come tessitura di tempo e relazioni
Losi intreccia materiali e memorie in un percorso di ricerca in due tempi, dove tessuti e disegni inediti diventano strumenti di indagine sul tempo, sulla memoria e sul legame tra individuo e collettività. Il progetto, accompagnato da un testo critico di Leonardo Regano, nasce dal dialogo profondo con la tradizione artigianale locale, trasformando ogni filo in narrazione, ogni gesto in testimonianza.
Il gesto lento come forma di resistenza
La pratica artistica di Claudia Losi si fonda su una gestualità meditativa e consapevole, che attraversa linguaggi diversi – dalla scultura alla performance – e genera forme attraverso il ritmo lento delle mani. Da questo processo nascono le animùle, figure apofeniche che fondono elementi umani, animali e vegetali. Non sono frutto di un disegno preordinato, ma emergono dallo strappo istintivo della carta, rivelando sagome inattese e archetipiche, che evocano tradizioni folkloriche e universi interiori.
Il tessile come linguaggio dell’intimità
Il tessuto diventa per Losi un medium privilegiato, capace di incarnare l’idea di creazione come atto paziente e relazionale. A Casamassella, la sua ricerca si confronta con le antiche pratiche di rimettaggio della Fondazione Le Costantine, dove il ricamo viene reinterpretato come partitura musicale. L’artista fonde la propria estetica con le iconografie tradizionali del territorio, dando vita a un dialogo vibrante tra forme e materiali.
Iconografie salentine e immaginari condivisi
All’interno dello spazio espositivo, tessuti ricamati si alternano a disegni su carta che richiamano la tessitura e raffigurano due cervi intenti a bere alla fonte – un’immagine familiare e simbolica nelle case salentine. Il trittico che ne emerge diventa emblema di un’arte che abita il quotidiano, che si nutre di relazioni e che restituisce alla comunità la propria memoria culturale.
La mostra sarà visitabile su appuntamento fino al 30 settembre, offrendo al pubblico un’occasione preziosa per immergersi in un universo artistico dove ogni punto è storia, ogni filo è voce, ogni gesto è cura.
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