Traffico illecito di rifiuti nel Casertano: 25mila tonnellate sversate nei campi. Spunta l’ombra dei Casalesi
Fanghi industriali e scarti edili spacciati per sabbione e tombati in terreni agricoli e laghetti naturali. Blitz del Noe coordinato dalla Dda di Napoli: sequestri per oltre 1,5 milioni di euro. Fondamentali i verbali di un pentito legato alla fazione Schiavone.
CASERTA Un business criminale da oltre un milione e mezzo di euro, basato sulla sistematica devastazione ambientale delle campagne del Casertano.
I Carabinieri del Noe di Napoli e Caserta hanno stroncato un’organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, notificando misure cautelari a due indagati (in un’inchiesta che ne conta complessivamente nove).
I reati contestati a vario titolo dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli sono pesantissimi: associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti, gestione illecita e riciclaggio.
L’operazione affonda le sue radici in indagini approfondite durate diversi mesi e supportate dalle dichiarazioni esplosive di un collaboratore di giustizia, un tempo in affari con la fazione Schiavone del clan dei Casalesi.
Il meccanismo criminale accertato dai militari del Reparto Speciale dell’Arma ruotava attorno alla falsificazione dei codici di classificazione dei rifiuti, sulla carta e sui documenti di trasporto ufficiali, tonnellate di fanghi di depurazione maleodoranti e scarti di demolizioni industriali venivano fittiziamente registrati come innocuo “sabbione“.
Questa classificazione fantasma serviva a giustificare i viaggi dei camion e a coprire il successivo sversamento, in totale, sono ben 25mila le tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi che l’organizzazione è riuscita a tombare illegalmente. Le aree colpite si concentrano nei terreni agricoli tra Capua, Mondragone e Castel Volturno, ma gli inquirenti hanno accertato scarichi abusivi persino all’interno di due laghetti naturali adiacenti all’azienda indagata.
L’attività illecita ha fruttato agli indagati un profitto stimato in circa 1,6 milioni di euro, somma che è stata interamente colpita da un decreto di sequestro per equivalente. I sigilli dei Carabinieri sono scattati anche per l’intero complesso aziendale utilizzato per la frode, i mezzi d’opera, diversi beni mobili e immobili e sei terreni agricoli usati come discarica abusiva.
Ingenti quantitativi di scarti industriali sono stati infatti individuati in un maxi-cantiere in località Boscofangone a Nola. Qui erano in corso i lavori per la realizzazione di un gigantesco polo industriale da quasi 84mila metri quadrati, con un opificio annesso di 39mila metri quadrati, ora finito sotto sequestro nell’ambito di un filone d’indagine parallelo coordinato dalla Procura di Nola.
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