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Quando Caserta era un circuito ed ospitava le gare motoristiche di F. 3

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Quando Caserta era un circuito ed ospitava le gare motoristiche di F. 3

di Giancarlo De Zottis

Caserta 9 ottobre 2025

Caserta – La città della Reggia è stata teatro di vari gran premi di Formula 3 negli anni ’60, più precisamente nell’annata 1967 il diciotto giugno, fu poi cancellato a causa di una immane tragedia avvenuta appunto in quella stessa edizione del gran premio.

Il circuito di Caserta era particolare si snodava per un triangolo le vetture dopo aver fatto la via che costeggia la stazione, meglio conosciuta come via Ponteselice, dopo aver fatto il primo tratto di viale Carlo III di Caserta lasciandosi alle spalle la maestosa Reggia di Caserta, giravano per quella era conosciuta con la strada Appia.

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Il circuito è una specie di triangolo con tre curve di ritorno, costeggiato per un lato dal muraglione della ferrovia e negli altri lati da muri, pali della elettricità, dallo spigolo di una casa che riduce la carreggiata a meno di 6 metri, cabine dell’Enel e altri pericoli. Per sovrappiù, gli organizzatori contravvenendo alle disposizioni della CSAI non hanno fatto fare la formazione ai commissari di percorso che reclutati sul posto non hanno istruzioni sul da farsi in caso di emergenza

Il circuito cittadino di Caserta si svolse, con interruzioni varie, dal 1928 al 1967, anno in cui fu abolito a seguito di un tragico incidente che ne evidenziò la pericolosità. In totale ne furono disputate 16 edizioni.

Inizialmente, dal 1928 al 1960, l’evento veniva riservato alle vetture Sport poi, fino al 1963, alle monoposto di Formula Junior seguite dalle Formula 3 dal 1964 al 1967. Nei miei personalissimi ricordi ci sono anche alcune gare di moto per la categoria Juniores.

Molti erano i piloti che si sfidavano attirati da ricchi premi in danaro tra gli altri anche alcuni che sono poi approdati alla categoria regina della F. 1 tra cui Andrea de Adamich (noto per aver condotto anche Gran Prix trasmissione tv degli anni ’90 e telecronista delle gare di F. Uno trasmesse da Mediaset su Italia Uno, con Guido Schittone, il compianto Pepi Cereda e Claudia Peroni anche lei ex pilota di rally inviata ai box), Clay Regazzoni che approderà poi in Ferrari nella F. Uno degli anni ’70, ma anche Tino Brambilla e gli lo sfortunato pilota italiano Geki Russo che morirà appunto tragicamente in un incidente nella edizione del 1967 segnando la fine e la cancellazione del Gran Premio di Caserta evitando addirittura la assegnazione del titolo nell’ annata appunto tragica del 1967.

Tra i partecipanti anche più illustri o quanto meno noti, Tino Brambilla, Andrea De Adamich, Silvio Moser, Clay Regazzoni e la promessa dell’automobilismo italiano Geky Russo che aveva già avuto qualche sporadica esperienza in Formula 1.

La dinamica dell’incidente all’epoca fu ricostruita sulla base della testimonianza visiva del pilota napoletano Agostino Accadia che, a causa di problemi alla sua Cooper, fu costretto ad assistere alla corsa dai bordi del circuito. Nel corso del settimo giro Moser precede Geki, Corti, Regazzoni e Mohr; nelle retrovie vanno in collisione le Brabham di Saltari e Fehr. Mentre Fehr finisce senza danni nei campi, la monoposto dell’italiano va a sbattere contro il muro della ferrovia e ritorna in mezzo alla pista; Saltari riporta la frattura di una gamba. Sopraggiunge Foresti, che per evitare le vetture frena, s’intraversa e va ad impattare il muro di cinta della ferrovia per poi rimbalzare in pista fermandosi in un punto cieco dove lascia una vasta macchia d’olio sull’asfalto. Nel giro successivo i primi arrivano sul luogo dell’incidente a 200 Km/h ignari dell’accaduto anche perché incredibilmente non c’è nessun commissario a segnalare le monoposto che ostruiscono il passaggio. Brambilla, Maglione, Geki, Manfredini e Regazzoni riescono a passare, Dubler no ma finisce illeso nel prato. Nel frattempo, Fehr si porta sul tracciato per segnalare la presenza della macchia d’olio lasciata sull’asfalto dalla monoposto di Foresti: un gesto generoso che purtroppo gli risulterà fatale. Al nono giro riescono ancora a passare Brambilla e Maglione, ma Regazzoni, Manfredini e Geki non riescono ad evitare l’ostacolo: Fehr viene investito da Geki e muore sul colpo, mentre l’italiano viene sbalzato fuori dalla sua vettura andando a colpire il muro dell’Enel perdendo la vita sul colpo. La sua Matra prende fuoco e sprigiona un denso fumo che disturba la visibilità dei piloti che sopraggiungono: Tiger (pseudonimo di Romano Perdomi), Saltari e Natili finiscono nel mucchio. Tiger finisce contro un palo rimanendo incastrato nel telaio accartocciato; lo soccorrono Manfredini, Regazzoni, Saltari e Natili ma verrà estratto dai rottami con l’intervento dei pompieri solo mezz’ora dopo. Tiger morirà un settimana dopo in seguito alle ferite riportate. Ma non è ancora finita. Nel giro seguente anche Brambilla e Maglione piombano sui rottami delle monoposto incidentate restando miracolosamente incolumi. Solo a quel punto viene finalmente sventolata la bandiera rossa che mette fine alla gara.

Tre giovani piloti hanno perso la vita, il più noto era Geki Russo. Milanese, era uno dei pochi piloti italiani nati sulle monoposto e aveva al suo attivo numerose vittorie tanto da meritarsi il debutto in Formula 1 a Monza nel 1965 con una Lotus ufficiale. Tiger, Romano Perdomi (foto sotto), conosciuto per la sua assidua presenza nei circuiti mi sembra bergamasco era considerato un ottimo pilota. Fehr, zurighese, correva con una Brabham e pagò con la vita il suo generoso tentativo di avvisare i colleghi.

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Una tragedia dimenticata, perché non attinente ai più noti piloti della Formula 1. Nessuno pagò per queste leggerezze organizzative, le autorità cittadine che rilasciarono il nulla osta per questa corrida automobilistica, il delegato CSAI presente a tutte le gare per controllare il corretto svolgimento in base alle disposizioni della autorità sportiva, gli organizzatori che fatta salva la passione dimostrarono leggerezza e incompetenza colpevole: nessuno pagò.

Sotto qualche scatto dell’epoca diversa senza TV con foto prese dal web tutte per ovvi motivi scatti in bianco e nero.

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