Prova make-up per i quesiti matematici della maturità.
Il "Ministero dell’istruzione e del merito" decide di “abbellire” i quesiti matematici per i maturandi. Il trucco c’è e si vede, perché il vero volto della matematica nulla ha a che fare con l’immagine “filosofica” che le si vuole dare. Like tanti, però!
La maturità 2025 e il problema delle citazioni letterarie nella prova di matematica
La seconda prova di matematica dell’esame di maturità 2025 ha confermato una tendenza già emersa nel 2024: l’inserimento di citazioni d’autore. L’anno scorso, i riferimenti a De Giorgi e Hardy accompagnavano un unico esercizio, quasi un esperimento isolato. Quest’anno, invece, la scelta è stata più ambiziosa: Cartesio e Platone in apertura, Hilbert in chiusura, con l’intento di conferire alla prova un tono filosofico e una presunta profondità. Tanto che il TG1 ha parlato di studenti alle prese con uno studio di funzione introdotto da aforismi attribuiti a grandi pensatori.
Ma questa volta si è decisamente esagerato. Se nel 2024 le citazioni potevano passare per un tentativo originale, un vezzo da archiviare, stavolta sono diventate una vera e propria cornice retorica, spesso slegata dai problemi matematici proposti. L’unica spiegazione plausibile? Il desiderio degli estensori del compito di ostentare cultura e ricevere elogi.
E, in effetti, i complimenti non sono mancati: c’è chi ha definito “carine” le citazioni, chi ha apprezzato l’accostamento tra scienza e umanesimo. Del resto, a un occhio non esperto, questi richiami possono far sembrare la matematica più accessibile, quasi avesse acquisito un’anima letteraria.
Nei prossimi giorni si potrà analizzare nel dettaglio i singoli quesiti, ma una cosa è già chiara: questa scelta rischia di compromettere il valore della prova, soprattutto in un’ottica di confronto internazionale
In futuro, se si vogliono mantenere le citazioni è essenziale che queste siano funzionali e non solo ornamentali. L’incontro tra matematica e cultura non è solo estetica, ma sostanza. E forse è da qui che bisognerebbe ripartire per ripensare il ruolo dei riferimenti extra-matematici nelle prove d’esame.
Altrimenti, non si fa un favore né alla didattica, né alla matematica, né tantomeno alla cultura.
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