Caricamento in corso

Pesticidi e farmaci abusivi per sedare i disabili: l’orrore nelle comunità della Onlus tra Napoli Nord e Caserta

Maltrattamenti in famiglia

Dietro l’insegna della cooperativa sociale Autonomy Onlus, a San Cipriano d’Aversa, si nascondevano delle violenze inaudite.

Le mura che un tempo appartenevano al boss della camorra Salvatore Nobis, confiscate dallo Stato per restituire dignità al territorio, erano diventate la sede di un nuovo e silenzioso sistema di sopraffazione. Quello che sulla carta doveva essere un porto sicuro per minori in difficoltà, anziani e disabili psichici, si era trasformato in un meccanismo di privazione e violenza, finalizzato alla massimizzazione dei profitti e al taglio spietato dei costi di gestione.

La rete assistenziale si snodava attraverso diverse strutture tra Casapesenna, Villa Literno e Trentola Ducenta. Negli appartamenti gestiti dalla onlus, la fragilità degli ospiti veniva trattata come una colpa o, peggio, come una voce di bilancio da ottimizzare, per risparmiare sulle bollette, le stanze venivano private del riscaldamento e dell’acqua calda. Per contenere i costi del personale e gestire con il minimo sforzo i pazienti più complessi, si ricorreva alla somministrazione sistematica di farmaci sedativi, dispensati in totale assenza di prescrizioni o controlli medici.

L’indagine, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Casal di Principe e dai militari del Nas, è partita da una serie di ispezioni sul campo. A dare un’accelerazione inaspettata agli accertamenti sono state le stesse intercettazioni telefoniche e i dispositivi trojan inseriti dagli inquirenti, attivati ironicamente dopo una denuncia per presunte intimidazioni presentata da chi gestiva la rete. I dialoghi e i riscontri ambientali hanno svelato una quotidianità fatta di umiliazioni fisiche e psicologiche: un ospite disabile trascinato nudo nel cortile per essere lavato con un getto di acqua fredda, le ecchimosi sul volto di un’anziana nascoste sotto uno strato di fondotinta per evitare le domande dei parenti, e un minore spinto deliberatamente verso una crisi di nervi per forzarne il ricovero in ospedale, così da liberare un posto letto per un paziente economicamente più remunerativo.

Il quadro investigativo si è ulteriormente aggravato con l’accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di una donna affetta da gravi disturbi psichici, reato consumato all’esterno delle strutture durante le ore di uscita autorizzata. Sulla base delle prove raccolte, il gip del Tribunale di Napoli Nord, Mariangela Guida, ha firmato un’ordinanza cautelare che ha colpito cinque dei dieci indagati.

Salvatore Leccia, indicato come l’amministratore di fatto dell’organizzazione, è stato trasferito in carcere.

I provvedimenti di custodia cautelare ai domiciliari hanno raggiunto la legale rappresentante Maria Claudia Iannone, l’educatrice Teresa Crispino e il socio lavoratore Gino Iavarone, mentre per Franca Crispino è scattato il divieto di dimora nei comuni interessati, ponendo fine a un circuito di accoglienza che per anni ha speculato sulla pelle dei più deboli.

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo