MORTE MATTEO CARFORA: svolta nelle indagini, eseguita la riesumazione a Caserta.
Il giallo di Maddaloni si riapre: l'avvocato Sergio Pisani assiste la famiglia per fare luce sulla tragedia. 10 giorni per i test tossicologici e 90 per l'autopsia.
La verità sulla tragica morte di Matteo Carfora, il diciassettenne precipitato dal terzo piano della sua abitazione di via Gramsci a Maddaloni il 9 aprile 2025, potrebbe essere molto vicina alla luce. Dopo mesi di battaglie legali e opposizioni alle richieste di archiviazione, il caso è ufficialmente riaperto: il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha disposto un supplemento d’indagine della durata di sei mesi e l’esecuzione di nuovi accertamenti irripetibili sulla salma.
La riesumazione e il lavoro dei periti
Il momento cruciale della nuova fase investigativa si è consumato il 17 settembre 2026, giorno in cui è stata effettuata la riesumazione del corpo presso l’ospedale di Caserta. Un’operazione dolorosa ma necessaria per fugare ogni dubbio su una vicenda che, fin dal primo momento, ha lasciato troppi punti interrogativi e ombre insolute.
Gli esperti medico-legali incaricati dal Tribunale hanno ora davanti a sé scadenze stringenti per depositare i riscontri tecnici:
* 10 giorni di tempo per completare e depositare i risultati degli esami tossicologici.
* 90 giorni per il deposito della perizia autoptica completa, fondamentale per ricostruire la dinamica esatta della caduta e comprendere se sul corpo vi siano segni compatibili con scenari alternativi a quello del gesto volontario.
La battaglia della famiglia: “Non è stato un suicidio”
Fin dal primo giorno, i familiari di Matteo non hanno mai creduto all’ipotesi del suicidio, tesi formulata in un primo momento dagli investigatori. Grazie anche alle indagini difensive messe in campo, sono emerse tracce e incongruenze — tra cui elementi compatibili con materiale ematico mai repertate prima all’interno dell’immobile — che hanno spinto i legali a fare opposizione alla richiesta d’archiviazione avanzata dalla Procura.
Un ruolo chiave in questa complessa battaglia giudiziaria è ricoperto dall’avvocato Sergio Pisani, legale che assiste il fratello della vittima, affiancato dall’avvocato Francesco Liguori che tutela il padre del ragazzo. Le memorie depositate dalla difesa hanno evidenziato dichiarazioni contrastanti, elementi non coincidenti nelle prime fasi dell’inchiesta e la necessità di verificare scientificamente se Matteo sia stato vittima di un reato.
Cosa succede adesso?
Con il nuovo pacchetto di indagini concesse dal giudice (sei mesi di tempo per la Procura e la polizia giudiziaria), l’inchiesta punta a rimettere insieme i pezzi di un puzzle complesso. Oltre agli esami tecnici sulla salma, nelle ultime settimane sono stati ascoltati nuovamente familiari, amici e persone informate sui fatti per confrontare le diverse versioni e colmare le lacune investigative iniziali.
La comunità di Maddaloni, stretta attorno al dolore della famiglia, attende ora che la scienza e la giustizia diano risposte certe. Non si cerca un capro espiatorio, ma la verità oggettiva su una vita spezzata troppo presto.
Una vicenda dolorosa che merita giustizia e chiarezza fino in fondo.
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