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Le condanne a Irene Pivetti

Irene Pivetti

Angiaruse, angiaroso in italiano, che delinea il comportamento di chi vuole tutto e subito non dividendo niente con nessuno. Brama di “possedere” ogni cosa. Avido oltre misura.
Giusto overture per comprendere Irene Pivetti dopo la condanna inflitta per evasione fiscale ed autoriciclaggio.
Definita dalla Sentenza di condanna “un soggetto in grado di pianificare un disegno criminoso di lunga data, pianificando un proposito criminoso per lungo tempo”, costruendo “un meccanismo che le consentisse il trasferimento di ingenti somme di denaro” , tentando altresì “di giustificare l’ingiustificabile”. Queste le parole adoperate dalla IV sezione penale della Corte d’Appello di Milano che descrive la condotta dell’ex Presidente della Camera nelle motivazioni in sentenza che hanno confermato la condanna a quattro anni per evasione fiscale e autoriciclaggio.
Il verdetto, pronunciato il 10 dicembre scorso, riguarda il processo nato dall’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza coordinata dal pm Giovanni Tarzia. Al centro dell’indagine una serie di operazioni commerciali del 2016 per circa 10 milioni di euro, legate in particolare alla compravendita di tre Ferrari Granturismo che, secondo l’accusa accolta dai giudici, sarebbero state utilizzate per riciclare proventi derivanti da illeciti fiscali.
Nella sentenza di circa 50 pagine di motivazioni i giudici rilevano “l’estrema gravità dei fatti”, sottolineando come l’ex presidente della Camera abbia agito con “elevata intensità del dolo”, adottando “comportamenti capziosi” per precostituirsi “postume giustificazioni”.
Un atteggiamento secondo la Corte, che si sarebbe protratto anche durante il processo, con il tentativo di trovare “escamotage per depotenziare i propri illeciti”.
La Corte ha inoltre Confermata anche la confisca di quasi 3,5 milioni di euro, somme già congelate durante le indagini.
Per i giudici di Appello l’incensuratezza di Pivetti è stata già “benevolmente valutata” con la concessione delle attenuanti generiche in primo grado e non può giustificare una ulteriore riduzione della pena,
pur riconoscendo che l’ex politica “non si è sottratta al contraddittorio”, leggiamo ancora, la Corte evidenzia la “mancanza di alcun senso di resipiscenza”, con il tentativo di attribuire “se non l’esclusiva, la principale responsabilità dei terzi nei fatti”
Ricostruiti anche i flussi finanziari dell’operazione, individuando trasferimenti di denaro per oltre 8 milioni di euro, individuato dagli investigatori attraverso rogatorie internazionali effettuate in dieci Paesi, dalla Spagna alla Polonia fino a Malta e Macao. Secondo la Corte, la Pivetti si serviva del gruppo Only Italia strutturando “un mero schermo giuridico” le cui attività erano in realtà riconducibili direttamente a lei. Nell’impianto accusatorio accolto dai giudici, Only Italia avrebbe svolto un ruolo di intermediazione in alcune operazioni commerciali del Team Racing di Isolani, che aveva un debito fiscale di circa 5 milioni di euro e avrebbe cercato di sottrarre alcuni beni al fisco, tra cui le tre Ferrari Granturismo.
L’unico bene realmente ceduto ai cinesi, secondo quanto ricostruito nelle motivazioni, sarebbe stato il logo della Scuderia Isolani abbinato al marchio Ferrari. Dopo la sentenza, l’ex presidente della Camera ha ribadito la propria estraneità ai fatti. “La verità è che io sono innocente”, ha dichiarato, annunciando con il suo difensore Filippo Cocco il ricorso in Cassazione.
Da piangere e non da ridere la circostanza che lei percepisce ancora una montagna di soldi mensilmente per il suo incarico parlamentare avendo a disposizione un Ufficio ed un manipolo di personaggi pagati dagli italiani.
Chiosa in due momenti : presunzione d’innocenza obbligatoria ovviamente ,ed invito a studiare oltre alla parola angiarus’, la parola “ricottar” anch’essa del lessico Napolitano, che con l’industria casearia non ha attinenza.Chi ha orecchie per intendere e vuole farlo,intenda.

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