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La storia del quarto Re Magio
Metafora di Babbo Natale

Quella del quarto re magio è una bellissima, commovente, suggestiva e edificante storia che racchiude: tutto il Vangelo, la ricerca di Dio, la  solidarietà, l’altruismo, la carità, la rinuncia ai propri averi, la Fede in Dio che si manifesta e si rivela nella carne sofferente, nella fragilità dei deboli.

Una storia che fa tremare di commozione anche chi si dichiara non credente.

È la leggenda di Artaban: un re che, non raggiunse mai Betlemme in tempo, dedicò la sua vita ad aiutare i bisognosi lungo il cammino, simboleggiando l’amore e il servizio verso il prossimo, anche quando non si vede “Cristo” direttamente.

Trasformandosi cosi nella metafora del Babbo Natale, un saggio che porta gioia e carità.

I Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre si lasciarono illuminare e guidare dalla stella cometa, fino a trovare la Luce che era nata al mondo per illuminarlo e redimerlo dalle tenebre.

 Ma furono soltanto tre, i Re Magi?

images La storia del quarto Re Magio

La tradizione cristiana è ricca di leggende sul quarto Re Magio, non raccontato dai Vangeli, perché non arrivò in tempo, si perse per strada.

La più nota è “La storia di Artaban, il quarto uomo saggio”, scritta da Henry Van Dyke, americano, pastore della Chiesa presbiteriana, pubblicata nel 1907.

Protagonista del racconto è Artaban, descritto come un saggio persiano, un mago (nel senso di astronomo/sacerdote zoroastriano), che doveva partire assieme agli altri magi, ma si attardò e non fece in tempo a raggiungerli nell’orario stabilito per la partenza.

Si mise lo stesso in viaggio per trovare Gesù: la sua ricerca sarebbe durata a lungo, per tutta la vita. Artaban usò i doni: uno zaffiro, un rubino e una perla che aveva preparato per Gesù Bambino per darli ai poveri e ai derelitti. Servirono per salvare un bambino condannato a morte dalla strage decisa da Erode e per riscattare una schiava.

Dopo 33 anni, mentre giace morente, Artaban pronuncia le sue ultime parole, piangendo di non essere mai riuscito a trovare il Re per rendergli omaggio: “Ti ho cercato o mio Signore!, Ma non ho mai avuto la soddisfazione di poter contemplare il tuo volto, né di renderti il minimo servizio, o mio dolce Re!”

Gesù (una voce interiore) gli dice: “In verità, in verità ti dico, che ogni volta che tu hai fatto ciò ai tuoi simili, ai miei fratelli, tu l’hai fatto a me”.

Questa risposta illumina il senso del suo lungo viaggio e della sua vita, mostrando che i suoi atti di carità erano il vero modo per onorare il Messia.

La sua storia diventa una metafora del messaggio di Gesù: la ricerca e la compassione verso il prossimo sono la vera via per la salvezza, come dimostra il lampo di meraviglia e gioia che illumina il volto di Artaban quando si rende conto di aver servito Gesù, anche se in ritardo.

L’altro re Magio aveva trovato il Re.

Artaban-Orang-bijang-dari-Majus-300x276 La storia del quarto Re Magio

Sebbene Artaban diventa “seguace” di Cristo nella leggenda, la sua figura di cercatore della verità e della luce, con doni preziosi, si collega alle tradizioni dei Magi.

E’ una storia legata alla tradizione cristiana per il concetto di ricerca della luce e del bene comune. Simboleggia la ricerca spirituale e il compimento dei valori cristiani attraverso le opere di bene.

Significativa e illuminante, la storia raccontata dall’autore Van Dyke è la metafora della vita, che si protrae nel tempo.

In fondo siamo tutti un po’ come Artaban, desiderosi di incontrare Cristo, nel senso che tutti spendiamo la nostra vita in un viaggio alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Spesso li troviamo, senza accorgercene.

Questa leggenda sottolinea il valore della generosità, della pazienza e dell’umanità, e insegna che il vero pellegrinaggio spirituale si compie servendo gli altri.

È una storia meravigliosa. La storia dell’uomo creato da Dio che a Lui ritorna con fede e amore.

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