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La fabbrica dei bonus e il parcheggio dei bambini: le ombre dietro la gestione degli asili privati
Inchiesta sugli asili privati: il punto su contratti, personale non qualificato, sostegno e diritti dei minori

Maddaloni – Tra le pareti colorate e le promesse di un’offerta formativa d’eccellenza, si nasconde spesso una realtà ben diversa fatta di precarietà, improvvisazione e puro calcolo economico. L’analisi del funzionamento interno di alcune strutture per l’infanzia del territorio fa emergere un quadro inquietante che trasforma quello che dovrebbe essere un luogo di crescita in un mero “parcheggio” per minori.

 Il doppio ruolo delle maestre: tra didattica e mansioni di pulizia

Il primo nodo critico riguarda il totale snaturamento del ruolo educativo. Le maestre, la cui figura dovrebbe essere interamente dedicata allo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini, si ritrovano costrette a svolgere mansioni strutturali di pulizia.Dalla sanificazione dei bagni alla gestione delle cucine, dal lavaggio dei pavimenti alla manutenzione degli spazi esterni e delle piscine: compiti di igiene ordinaria e straordinaria che sottraggono quotidianamente ore preziose all’attività didattica. Il risultato è un ambiente dove l’assistenza viene ridotta al minimo essenziale, sacrificando la progettualità pedagogica sull’altare del risparmio sul personale ausiliario.

 La speculazione sui bisogni educativi speciali e l’alibi del “Bonus”

Un capitolo ancora più delicato riguarda la gestione delle inclusioni per bambini con disturbi dello sviluppo o bisogni educativi speciali (come ADHD con iperattività o disturbi cognitivi).Dalla verifica dei regolamenti e degli avvisi dell’Ente comunale di Maddaloni, smentendo quanto sbandierato dalla direzione della struttura, non risulta alcun invio diretto o forzato di specifici casi da parte del Comune tramite l’alibi di fantomatici bonus vincolanti. L’accettazione di tali iscrizioni appare piuttosto come una scelta autonoma della struttura, guidata dal ritorno economico e dall’accesso ai contributi o alle rette integrative, a fronte di una drammatica carenza formativa.L’inclusione richiede figure professionali specializzate (Legge 67/2006), competenze pedagogiche mirate e affiancamento costante. Accogliere casi complessi senza che l’organico possieda la formazione necessaria (con personale privo persino dei titoli di studio minimi o di qualifiche di base per l’infanzia) non costituisce un atto di integrazione, ma una vera e propria forma di superficialità che danneggia sia i bambini con necessità speciali sia il resto della classe.

 La mistificazione della didattica e il paravento dei “maltrattamenti”

L’assenza di un vero progetto educativo viene mascherata da narrazioni di comodo. Mentre alla famiglia viene venduta l’immagine di una “classe di geni” in linea con i più alti standard scolastici, la realtà sul campo rivela il totale mancato svolgimento del programma dell’infanzia.In questo contesto di disorganizzazione, le dinamiche correttive fondamentali vengono distorte: metodi educativi volti unicamente a porre limiti verbali o regole di condotta ai bambini vengono strumentalizzati dalla gestione e fatti passare per “maltrattamenti”, nell’evidente tentativo di coprire le carenze strutturali della scuola o di scaricare le responsabilità sul personale docente. L’uso sistematico di dispositivi di contenzione passiva, come il sediolone impiegato come unico strumento di gestione, riflette un approccio che scambia il controllo fisico per educazione.

Il quadro che emerge descrive una realtà ben lontana dall’idea di asilo come comunità educante. Dove la didattica lascia il posto alle pulizie e la cura della disabilità viene improvvisata per mero guadagno, la struttura smette di essere uno spazio di formazione per trasformarsi in un semplice deposito dove i figli vengono lasciati trascorrere il tempo, privi degli strumenti culturali ed emotivi a cui avrebbero diritto.

Dott.ssa Sforza Lucia- scienze delle investigazioni e della sicurezza 

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