L’ Agenzia di Rating Moody’s migliora “lievemente” il giudizio sull’Italia.
Era atteso per il 21 novembre il verdetto di Moody's sul sistema Italia. Esame superato?
Quella di Moody’s la “sentenza” più attesa.
Lo avevamo già accennato nel nostro articolo dello scorso 5 novembre. Si attendeva il 21 di questo mese quando anche l’agenzia di rating Moody’s si sarebbe pronunciata per dare il suo parere sull’Italia.
Il suo giudizio era particolarmente atteso in considerazione anche del fatto che è senz’altro l’agenzia più severa nell’esprimere i suoi pareri. Basti pensare che erano ben ventitré anni che i suoi giudizi non promuovevano l’Italia.
Un gradino più su.
Ebbene ieri sera l’agenzia Moody’s ha fatto salire di un livello il giudizio sul debito italiano portando il livello da Baa3 a Baa2. Non che sia un grande salto di qualità, ma è importante quel costante e continuo giudizio positivo che le agenzie attribuiscono all’Italia a dimostrazione di un miglioramento magari piccolo ma continuo. Al punteggio ottenuto è stato aggiunto un Outlook stabile, il che sta a significare un ipotesi futura quanto meno costante.
Certo gli obiettivi di primi della classe sono ancora lontani, ed il Governo ed il Ministro Giorgetti in particolare, incassano come un successo questo risultato.
Le critiche.
Ma, da un lato l’opposizione e dall’altro Confindustria criticano l’atteggiamento della maggioranza in quanto quello di cui il Paese avrebbe più bisogno è la crescita del Pil e dell’esportazione.
I motivi che hanno determinato questo giudizio.
Certo è che il giudizio che ci è stato attribuito deriva anche da fattori politici: una stabilità di governo, una politica monetaria più rigida, conti in ordine, Debito Pubblico sotto controllo e meno rischioso anche per gli investitori esteri.
Terapia d’urto.
Ma le considerazioni di Confindustria e dell’opposizione sono comunque valide. Abbiamo bisogno di sviluppare la nostra produzione industriale incrementando l’esportazione dei nostri prodotti d’eccellenza. Dovremmo cercare di abbassare i costi di produzione per rendere i prodotti più competitivi. Riuscire a creare più occupazione con conseguente maggiore benessere nelle fasce di popolazioni giovanili.
Insomma ben vengano questi giudizi ma non bastano a far tornare l’Italia quella nazione competitiva ed all’altezza di confrontarsi con le maggiori potenze economiche mondiali.
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