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Il triccabballacche e lo scetavajasse
Oggi la Musicaccia ci farà conoscere qualche notizia in più su questi strumenti ritmici che ancora oggi vediamo protagonisti nella musica folklorica del sud Italia.

Esistono strumenti della tradizione musicale napoletana che già dal loro nome emettono musicalità, come ad esempio il triccabballacche e lo scetavajasse.

Il triccabballacche è costituito da un telaio dove scorrono due assi con dei martelletti che vanno ad urtare con un altro martelletto fisso al centro del telaio.

All’estremità dei martelletti mobili ci sono dei piattini in latta che ad ogni colpo dei martelletti emettono un tintinnio.

Poco si conosce sulle origini di questo strumento che a prima vista è più complesso rispetto ad altri, unica cosa certa è che era già conosciuto ai tempi delle grandi feste popolari che organizzava il re Borbone a Napoli.

Anche questo strumento appartiene a quelli idiofoni e lo troviamo in vari brani del repertorio della musica popolare campana.

La sua storia antica è testimoniata da riferimenti letterari che risalgono al XVI secolo, quando viene menzionato nella raccolta di poesie licenziose Inferno Napoletano, e nel XVII secolo quando compare ne Lo Cunto de’ li Cunti del Basile e diventa lo strumento di accompagnamento di “Michelemmà”, una delle più antiche canzoni napoletane.

Poi lo ritroveremo qualche secolo più tardi grazie al grande Totò, che nel film L’Oro di Napoli interpretava un “Pazzariello”, che si faceva accompagnare dalla banda di Triccheballacche in giro per le strade per annunciare l’apertura di nuove botteghe.ea8eac10-33ca-4dec-a124-5e02248ae46a-1 Il triccabballacche e lo scetavajasse

Il Triccheballacche, assieme alla tammorra, al Putipù, allo Scetavajasse, alla Treccia, allo scacciapensieri e ai flauti, da sempre accompagna le feste e le danze popolari, come la famosa Tamurriata, la tarantella napoletana, e date le sue caratteristiche, la sua fama ha travalicato i confini campani per spingersi sino alle regioni limitrofe diventando uno strumento tipico anche di altre zone vicine come quella del basso Lazio, dove lo troviamo in molte formazioni musicali folkloristiche.

Lo scetavajasse invece, è costituito da due assi, una liscia e l’altra dentata con dei cembali sul lato, era chiamato anche violino degli zingari, per il modo in cui lo si suonava. L’asse liscia si manteneva con la mano sinistra bloccandola alla spalla (proprio come il violino) mentre con la destra si sfregava l’asse dentata contro la liscia (come l’archetto del violino). Le motivazioni del suo nome sono molte, la parola altro non è che SCETA (sveglia) VAJASSE (donne dai modi poco educati e di facili costumi).6fd49911-e6d4-4ea0-bcc2-d855e887e8be-1-602x800 Il triccabballacche e lo scetavajasse

Da ciò si suppone che il suono prodotto dallo strumento desse fastidio a queste donne che molto probabilmente si mettevano ad urlare in mal maniera per far star fermo chi lo suonasse; oggi qualcuno dice che si chiama così in quanto riproduce il rumore di quando i ragazzini correndo scorrono con una mazza vicino ad una inferriata.

In questo modo svegliando le persone che sono in casa, esse cominciano ad urlare per mandarli via.

Alcuni antropologi sostengono che lo scetavajasse abbia avuto origine da un contadino, che durante una festa improvvisata prese il suo rastrello, lo capovolse e lo strofinò con un bastoncino, poi da lì con l’ingegno di qualche artigiano nacque questo particolare strumento.

In tempi lontani lo scetavajasse era costruito con delle canne di bambù e si chiamava pandola , stesso nome che aveva la primordiale mandola, che era costituita da due canne di bambù, una delle quali dentellata, che si infilavano una dentro l’altra per produrre il suono, ovviamente la fragilità del materiale ha fatto in modo che lo si costruisse col legno e quindi subendo questa trasformazione non si trovano più questi strumenti costruiti col bambù.

Con questi due strumenti tipici della cultura musicale nostrana possiamo rilevare le grandi attitudini di manualità e di invenzione di un popolo che con materiali poveri è sempre riuscito a costruire qualcosa per creare musica cultura e divertimento.

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1 commento

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Mario Bianchini

Come suol dirsi, ogni storia nasce da storie conosciute tramite il tempo e le tradizioni che demandano ai tempi stessi di ricerche oculate e precise di ricercatori i quali elevano attraverso le loro intelligenze a corollario unificante di quelle che sono le ragioni della storia. Quanto scritto dal mitico maestro Lello Traisci di Castelvolturno proietta alle nuove generazioni similitudini di condensati paradigmi delle sicure realtà scritte, superando di fatto le incertezze di alcuni pensieri accademici che hanno coinciso con i tempi i quali evolvevano da inquietudini ed offusche filosofie non certamente utili alla continuità della storia stessa. È proprio nei giorni a venire che il maestro Lello Traisci farà mostre educative-antropologiche, prese dal suo recepire i ritmi e i suoni della terra, ricostruendo e presentando di fatto strumenti di antica data e i riflessi di suoni degli stessi “triccabballacche e scetavaiass”. Le storie si fanno conoscere alle nuove generazioni attraverso incontri educativi.

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