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I Dazi di Trump al vaglio della Suprema Corte
Sono iniziate in questi giorni le riunioni della Suprema Corte Americana che deve valutare l'operato di Trump in materia di dazi.

Il vasto potere nelle mani del Presidente Usa

E’ noto a tutti che negli Stati Uniti d’America il potere di cui dispone il Presidente non è minimamente paragonabile ad esempio a quello del nostro Presidente della Repubblica.

Nel nostro paese siamo abituati a vedere la figura del Presidente quasi come un uomo di rappresentanza. Ciò non toglie che anche in Italia riveste determinate funzioni ed ha in mano certi poteri. Nel nostro ordinamento però i poteri principali: legislativo ed esecutivo sono ben suddivisi tra Parlamento e Governo, e quando il Presidente firma ad esempio una nuova legge, ratifica qualcosa già approvata dal Parlamento.

Negli Stati Uniti il presidente ha molti più poteri, e Donald Trump da subito ha dimostrato di volerli utilizzare. Fatte queste dovute considerazioni veniamo al nocciolo del problema che, indovinate qual’ é? I dazi.

La politica protezionistica di Trump con l’utilizzo dei dazi.

Dal momento del suo insediamento Trump ha cominciato ad attuare questa politica commerciale protezionistica per gli Stati Uniti ai danni di tutti i partner commerciali a livello mondiale. Imponendo dazi contro l’Europa, contro i paesi asiatici: Cina, Hong Kong, Giappone, Corea. Ma anche il Canada e paesi del Centro e Sud America non ne sono rimasti immuni.

A suo dire imponendo dazi più o meno pesanti verso le merci importate negli Stati Uniti, pensa di salvaguardare la produzione interna, perché la legge di mercato tenderebbe a non far vendere un prodotto il cui prezzo finale diventa molto elevato. Secondo questo ragionamento la produzione degli stessi beni si dovrebbe sviluppare negli Usa rendendoli più autosufficienti rafforzando l’ economia.

La ripercussione per i paesi colpiti dovrebbe penalizzare l’esportazione verso gli Usa, costringendo gli stessi alla ricerca di altri partner commerciali ai quali offrire quei beni.

La Corte Suprema Americana comincia ad analizzare l’operato di Trump.

Ma stiamo per assistere forse ad un effetto boomerang che immaginiamo il Tycoon non possa non avere considerato.

La Corte Suprema Americana, che detiene il più alto potere di controllo sulla legittimità costituzionale, potrebbe stabilire che i dazi sono incostituzionali. Alla Suprema Corte è anche attribuito il potere di annullare gli ordini esecutivi presidenziali, in caso di violazione della Costituzione o di una legge federale.

Questo potrebbe accadere perché Trump ha adottato i poteri di emergenza per imporre i dazi. Proprio sulla legalità da parte di Trump sull’uso di questi poteri sarà la prima pronuncia della Corte.

Trump ha rispolverato vecchie leggi.

Il presidente è andato a rispolverare due vecchie leggi americane la prima del 1977 l’International Emergency Economic Powers Act. Questa legge sanzionatoria con la quale ha imposto ad esempio il 15% base di dazi ai paesi UE autorizza a regolamentare le importazioni ma non a tassarle. Tale legge parla espressamente di misure da adottare in casi di emergenza o minaccia all’economia nazionale. Il Tyccon interpretando a suo piacimento è partito a raffica contro tutti i paesi.

Ma Trump ha rispolverato anche altre vecchie norme tipo il Trade Expansion Act del 1962 che gli ha consentito di imporre dazi specifici su acciai alluminio e componenti per auto.

Il percorso della Corte sarà lungo e ci vorranno forse mesi per arrivare ad una sentenza. Se questa sarà contro i dazi verrà fuori un bel problema per l’economia americana che dovrà restituire alle imprese tassate tutto il mal tolto. Politicamente la stessa amministrazione Trump potrebbe risentirne. Ma conoscendo il presidente già alcuni addetti ai lavori americani sono convinti che lui sia in possesso di un piano b per ripristinarli.

I dazi nei confronti dell’Unione Europea

Ritornando però alla nostra vecchia Europa non possiamo dimenticare le immagini di questa estate con l’incontro tra Trump e la Von Der Leyn. A nostro modesto parere rimane impresso il servilismo con il quale senza battere ciglio la Presidente della Commissione Europea ha firmato l’accordo senza tentare di negoziare con più decisione. Inoltre occorre considerare che nell’accordo con Trump c’è anche l’impegno da parte dell’UE di investire negli Usa in cambio di un ammorbidimento su altre misure.

Ma se la Corte dovesse bocciare quanto disposto da Trump a noi cosa cambierebbe? Gli esperti sostengono che l’Unione Europea non sarebbe fuori pericolo. I dazi settoriali, quelli sui farmaci, acciaio ed automobili non sono oggetto di discussione dinanzi alla Corte.

La ricaduta dei dazi

L’impatto immediato dei dazi ricade sugli importatori americani dei prodotti italiani ed europei. Viene da pensare che successivamente ad essere penalizzati possono essere i consumatori finali Usa in quanto il prodotto verrebbe ricaricato della tassa pagata. Questo quindi portando ad un aumento di prezzo farebbe preferire un uguale prodotto interno venduto a prezzo inferiore.

Per il produttore europeo alla lunga si potrebbe verificare un surplus di prodotto invenduto, che se non trova collocazione, costringerebbe a ridurne la produzione.

C’è chi sostiene che i beni di lusso o comunque non essenziali resterebbero poco penalizzati, in quanto il consumatore americano amante del buon vino italiano, dello champagne e del profumo francese, sarebbe disposto a pagare il bene anche ad un prezzo maggiore.

La Corte ha iniziato in questi giorni le prime riunioni la strada comunque sembra lunga ed avremo modo di vedere il seguito.

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