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L’Europa non più protagonista ma solo spettatore nello scenario internazionale
Il Vecchio Continente, l'Europa è in crisi di identità. Economia che rallenta, spese per l'energia sempre più alte, atteggiamenti rigidi e sbagliati nella politica internazionale, nessun intervento diplomatico e scarsa considerazione a livello mondiale.

Europa

L’Europa in crisi di identità.

Non è certo un bel periodo quello che l’Europa sta vivendo in questi ultimi anni. L’arrivo del Covid 19, e lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina, sono stati due eventi che per l’Europa hanno segnato uno sparti acque. Da quel momento l’EU è entrata in un tunnel piuttosto scuro e non è facile vedere la luce dall’altra parte.

Un’ Europa non più protagonista, non più faro e punto di riferimento nel mondo. In tutti gli avvenimenti che si stanno susseguendo sul Pianeta da cinque anni a questa parte, non sembra che l’Europa sia mai riuscita a prendere delle posizioni decise. O peggio, se sono state prese delle posizioni queste a volte rischiano di portare conseguenze peggiori magari anche per gli stessi europei. I paesi del Vecchio Continente, culla di culture ed antiche tradizioni restano ai margini, non prendono posizione, fanno da spettatori, rischiando di non essere proprio considerati come interlocutori dagli altri protagonisti della scena mondiale.

La posizione dell’Europa nel conflitto Russia-Ucraina.

Uno dei primi errori a mio modesto parere commesso dall’Europa è avvenuto con lo scoppio della guerra Russia-Ucraina. Non ho mai capito perché in questo conflitto l’opinione unanime dell’Europa ed anche dell’Italia sia stata quella della netta divisione tra paese aggressore ed aggredito. Una guerra in casa perché solo l’Ucraina è stata considerata nazione europea e non anche la Russia, la quale a meno di non volere stravolgere anche la carta geografica continua ad essere europea per la sua parte occidentale.

Considerazioni e scelte sbagliate, prese di impeto in questa circostanza, perpetrate poi negli anni, hanno creato della Russia il male assoluto e dell’Ucraina l’unica vittima di tutto questo male, che doveva e deve essere aiutata in tutti i modi indipendentemente dalla valutazione delle ragioni dell’una o dell’altra. Tutto ciò senza mai fare scendere in campo la diplomazia che dovrebbe essere la vera ed unica arma che il Vecchio Continente avrebbe dovuto sguainare. In oltre quattro anni di conflitto non ho mai sentito parlare dell’istituzione di un tavolo di trattativa intorno al quale sedersi con le due controparti per capire i motivi, le ragioni, e come raggiungere un accordo.

L’Europa cosa fa invece istituisce i così detti pacchetti di sanzioni economiche contro la Russia (siamo arrivati al 20° in questi giorni) ed approva aiuti in continuazione a favore dell’Ucraina. Questi aiuti economici sotto forma di prestiti (vedremo mai una restituzione?), comportano per tutta la comunità sacrifici a causa di tagli di spesa, destinando a questa causa i fondi che sarebbero stati necessari per la nostra comunità. Non parliamo poi delle forniture di armi che l’Europa continua a spedire in Ucraina affinché possa difendersi contro il mostro assalitore.

In questo modo l’Europa sta partecipando alla guerra contro la Russia ma senza sporcarsi le mani di sangue. Così pensa forse di lavarsi la coscienza? E la diplomazia dov’è finita? Avete mai sentito di qualche iniziativa diplomatica ponendosi come mediatori per dialogare tra le parti? Altro che diplomazia, stiamo addirittura sentendo parlare delle necessità di formare delle forze armate comunitarie, magari per difenderci da future ipotetiche invasioni da Est. Nel frattempo andiamo avanti con le sanzioni. Ma i nostri governanti europei certo non possono ammettere che in questi quattro anni le sanzioni economiche alla Russia hanno danneggiato più noi che loro, e gli aiuti all’Ucraina continuano a pesare sui bilanci dell’EU.

Ma l’apoteosi dell’ostracismo la stiamo vivendo in questi giorni scartando l’ipotesi di fare un passo indietro nei confronti della Russia riallacciando i rapporti commerciali quanto meno per quanto riguarda le forniture energetiche. Potrebbe essere un modo per ammorbidire delle posizioni con Mosca e chissà che non possa essere anche un primo passo verso un accordo tra le parti in guerra. Ma ovviamente l’Europa ora non può più fare un passo del genere, non ha più neanche la faccia per trattare con il Cremlino (il male assoluto) se ospita in casa propria il leader ucraino che ogni sei sette mesi viene da noi a rifornirsi di armi e danaro.

Il difficile rapporto dell’Europa con l’imprevedibile Donald Trump.

Ma se ad Est dobbiamo difenderci dal pericolo Russia e dalle temute azioni bellicose dello Zar, l’Europa ora deve fare i conti con i pericoli ben più gravi provenienti da Ovest, al di la dell’Oceano. Qui lo scenario è radicalmente cambiato da quando alla guida del paese americano è stato eletto Donald Trump. L’Europa, asservita dal secondo dopoguerra all’alleato americano, certo non poteva immaginare che si sarebbe trovata con un alleato che tutto sembra tranne che tale. La politica schizofrenica di Trump in economia, con l’istituzione dei dazi, e nei rapporti con l’estero dove anziché dialogare con i paesi che ritiene ostili, li assale con azioni belliche, non fa altro che peggiorare lo scenario internazionale.

L’Europa non riesce ad opporsi ed a contrastare questi comportamenti. Ha passivamente accettato la politica commerciale dei dazi Usa. Ha evitato di esprimere giudizi sull’operato di Trump e su tutto il disastro politico economico che recentemente ha causato nel Golfo Persico. Anziché far sentire il suo parere e farne valere il suo peso sullo scenario internazionale, cosa fa sta in silenzio, assoluto silenzio. Paradosso vuole che questo silenzio ha provocato nel Tycoon un senso di sfida, tanto ci considera solo un territorio geografico oggetto magari di interessi economici da parte sua (vedi la faccenda Groenlandia) e null’altro da un punto di vista politico e sociale.

Ed ecco allora che piuttosto che far sentire la nostra voce e condannare le scelleratezze perpetrate da Trump e dal suo compare Netanyahu che bombardano un Paese senza motivo creando un mare di morti e di danni economici, l’Europa si riunisce per approvare delle procedure che cercheranno di tamponare, ovviamente con sacrifici da parte dei cittadini dell’unione, i disastri economici legati alla mancata fornitura di gas e petrolio che a causa della guerra non potremo chissà per quanto tempo ricevere dal Medio Oriente. Compriamo quindi energia da un alleato(?) che ce la fa pagare molto di più di quanto potremmo pagarla in Medio Oriente o dalla Russia.

L’Unione Europea, che in altri tempi sarebbe stata l’ago della bilancia della politica internazionale, nonostante abbia raggiunto un’organizzazione amministrativa ben strutturata, un numero sempre maggiore di Paesi aderenti ed una Moneta Unica che ha un buon peso nei commerci internazionali, non fa sentire la sua voce, non fa valere il suo peso nelle faccende così gravi che accadono oggi nel mondo, non prende posizioni ferme e decise ne a proprio favore e tanto meno a sostegno degli equilibri internazionali.

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