Caricamento in corso

È MORTO DOMENICO, IL BAMBINO DI DUE ANNI E MEZZO A CUI È STATO TRAPIANTATO UN CUORE “BRUCIATO”, ALL’OSPEDALE MONALDI DI NAPOLI

Domenico

Il piccolo Domenico ricoverato al Monaldi di Napoli in Terapia intensiva a seguito di un erroneo trapianto di cuore, non ce l’ha fatta.

La storia di Domenico e dei suoi familiari è stata negli ultimi due mesi una vera e propria odissea che ha inevitabilmente colpito gli animi di tutta Italia, soprattutto per l’ingiustizia subita a causa di un grave errore medico avvenuto nel trasporto del cuoricino da trapiantare al piccolo.

Il lungo addio della mamma del piccolo, la signora Patrizia,  ha avuto inizio di mattina presto.

Dopo aver dato un bacio agli altri due figli è corsa da Nola, dove abita, all’ospedale Monaldi di Napoli.

Nola dista circa una trentina di chilometri che solo da pochi giorni riesce a percorrere con un’auto messa a disposizione dal Comune, difatti nelle settimane precedenti per arrivare in ospedale la mamma del piccolo doveva prima prendere una serie di autobus che le avrebbero tolto anche due ore di tempo all’andata e altrettante al ritorno.

Un’odissea necessaria per stare accanto al figlio di due anni e mezzo che da quasi due mesi si trovava in un box del reparto di terapia intensiva, attaccato all’Ecmo, il macchinario che gli permetteva di sopravvivere dopo che una serie di errori gli avevano precluso la possibilità di ricevere il trapianto di cuore che aspettava.

Alle 12 la signora Patrizia entra nella sala dove la aspettano i medici dell’equipe dell’azienda ospedaliera dei Colli a cui appartiene il Monaldi, e Luca Scognamiglio, il medico legale nominato da lei e dal marito. Mentre è nella stanza le spiegano che il figlio ha una grave insufficienza multiorgano, che è finita la fase della cura e che ora ha inizio quella della tutela del piccolo.

Non verrà staccato dall’Ecmo perché sarebbe come staccare la spina e questo non è possibile, ma l’ospedale ha proposto «interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla sua condizione clinica» in modo da scongiurare il rischio di accanimento terapeutico.

Le assicurano che il piccolo «non soffre assolutamente», come ripete poi ai giornalisti il cardiologo del Monaldi Antonio Corcione, ma i suoi parametri sono molto critici.

La donna è d’accordo, ha chiesto lei di avviare la procedura condivisa perché ha capito che non esistono più altre strade da percorrere.

Nelle condizioni in cui si trova il figlio nessuno – né in Italia, né all’estero, come speravano fino a due giorni fa – potrebbe immaginare di compiere un ulteriore trapianto e non vuole che il figlio soffra né che sia tenuto in vita senza rispettare la sua dignità.

I medici aggiungono anche qualcos’altro, però. Rispetto a due sere fa c’è stato un rapido peggioramento» che rende all’improvviso urgente, vicino, quello che lei sa che sta per accadere ma che dentro di sé non ha ancora accettato del tutto.Accanto al letto dove il piccolo Domenico è immobile in un coma che ormai non è più solo farmacologico, la aspetta monsignor Domenico Battaglia, cardinale, arcivescovo di Napoli. È il quarto giorno che va lì a pregare ed è con lui e con il cappellano del Monaldi, don Alfredo Tortorella, che finalmente può lasciarsi andare. La signora Patrizia ha portato un rosario che ha lasciato accanto al letto. È un gesto di benedizione, dice ai due prelati e si unisce alla preghiera. Una preghiera di gesti, la definisce don Alfredo.

 

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo