Confermata confisca disposta dal Tribunale

Marcianise – Clan Belforte che continua a preoccupare gli inquirenti e le Forze di Polizia per la radicalizzazione nel territorio da parte delle nuove generazioni lontane dagli autori della strage di San Martino ed altri omicidi che insanguinarono la Terra di Lavoro nella guerra tra i Belforte/ Mazzacane ed i Piccolo/Quaquaroni; ma non per questo dal Crimine organizzato attraverso il riciclaggio di danaro e l’intromissione nelle attività imprenditoriali pulite. In quest’ottica Misura di Prevenzione applicata dalla Sezione apposita del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti del genero di Antonio della Ventura, fedelissimo del Clan Belforte, Michele Malavita trentanovenne imprenditore della ristorazione, accogliendo la proposta del Questore Andrea Grassi. Attenzionato dal provvedimento di confisca Michele Malavita già condannato in via definitiva dalla Corte di Appello di Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla immigrazione clandestina. La confisca disposta dal Tribunale conferma un sequestro passato di milioni di Euro che coinvolse anche una società che gestiva il famosissimo La Baita a Valle di Maddaloni frequentato dal mondo malavitoso legato ai neomelodici e soprattutto dai calciatori del Napoli. Oggi la Società, che gestisce il complesso di ristorazione che ha sbancato una intera montagna con il placet dell’Ufficio tecnico Comunale, e’ gestita dal cugino dell’Interdetto, Pasquale Malavita, che comunque mantiene alto lo standard del posto anche attraverso una macelleria che propone la carne di Kobe a quasi mille euro al chilo. Per dovere va riferito che Michele Malavita recentemente e’ stato assolto da una presunta associazione di stampo mafioso. Battaglia legale certa anche perché gli avvocati Michele Di Fraia e Giuseppe Stellato articoleranno una difesa tecnica per contrastare la misura di prevenzione applicata.
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