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Castagnette e Putipù: storia degli strumenti musicali campani
Dalle antiche castagnette ai putipù contadini: un viaggio nelle radici musicali della Campania.

Tra i vari strumenti musicali che appartengono al nostro millenario panorama musico-culturale ci sono le castagnette.

Si pensa che le castagnette siano le discendenti dei cembali greci, che suonavano durante le rappresentazioni, spesso sono confuse con le nacchere, ma le nostre castagnette sono leggermente più piccole e concave. Costituite da due parti, in legno legate da un cordino che consente di far uscire il suono aprendole e chiudendole con le mani.

Molto probabilmente il nome deriva dal fatto che in un primo momento tale strumento era costruito col legno del castagno, ma altre teorie ci danno anche un’altra versione, cioè che il nome provenga dalla traduzione dallo spagnolo (Castanuelas), ma ci sono ancora altre testimonianze che narrano, che il loro nome derivi dai  crotala o crembali o crepitacŭla sono le nacchere, dal persiano nakar, e dall’arabo naqqãra  che è il nome preso in prestito da un tipo di conchiglia (Pinna nobilis) che rappresentava l’organo genitale femminile, quindi la vita per i popoli di quei tempi e di quei territori.

Questo strumento in origine era di pietra, poi d’avorio, di conchiglia, d’argilla, di metallo (poiché il suono del metallo allontanava gli spiriti negativi come raccontano molte leggende) poi di legno, per lo più di castagno, e da qui il termine castagnette.

Anche questo strumento è importante per le famose tammurriate, infatti vediamo che, ancora oggi,  lo adoperano i danzatori che ballando si danno il tempo con esso.

Le due componenti delle castagnette, maschio e femmina, sono antagoniste e complementari allo stesso tempo e così anche il ballatore una volta che le sta suonando diventa maschio e femmina contemporaneamente, come un ermafrodita; non a caso egli è ritenuto nelle culture precristiane un essere sacro perché quello più vicino alla divinità.

Un documento del 1608 ci mostra come fossero importanti ed apprezzate le castagnette, tanto che le troviamo in un orchestrina di viole, trombe e tamburi che suonano al matrimonio di Cosimo dei Medici con Maria Maddalena d’Austria .

Un altro straordinario strumento ritmico musicale tipicamente campano , ma oserei dire di tutta la Terra di Lavoro è il Putipù.aa442e4d-d1ed-448d-a7ee-27652520575a-1-473x800 Castagnette e Putipù: storia degli strumenti musicali campani

Questo strumento è definito un membranofono a suono indeterminato, in effetti in parole semplici,si tratta  di un tamburo a frizione caratterizzato da un suono basso e cupo.

Costituito da una cassa acustica;una membrana di pelle o di tela grossa ed una canna di bambù, che essendo sfregata con un panno o una spugna umidi producono il particolare suono.

In tempi lontani la cassa di risonanza era costituita da vecchie pentole di terracotta, poi di latta o di legno, ma nonostante queste modifiche del materiale ha saputo sempre mantenere il suo primordiale aspetto.

Strumento tipicamente della cultura contadina era utilizzato principalmente durante le festività, del Capodanno, durante la Settimana Santa; inoltre, in alcune zone rurali, era tradizione che alcuni contadini lo suonassero per accompagnare i canti che si facevano dopo la macellazione dei maiali, come segno di festa ed abbondanza, per ringraziare la terra per ciò che offriva.

Il putipù nel corso dei secoli ha assunto vari nomi a seconda del luogo dove era costruito, tutto ciò molto probabilmente era per dare una collocazione di autenticità allo strumento stesso, vediamo così che a Napoli lo chiamano anche Caccavella (molto probabilmente perchè come ho già detto alle origini lo facevano con vecchie pentole di terracotta), Pernacchiatore, Puti-puti, Pignato, Bufù, Cute-cute, Cupellone, Cupa-cupa (nome adoperato molto in puglia), e poi Pan-bomba ( nome d’origini spagnole, perchè detto strumento è conosciuto anche in Spagna e Brasile dove lo suonano per le varie musiche di feste carnevalesche).

Oggi il putipù lo vediamo sporadicamente in qualche formazione di musica popolare, che come nell’antichità assume il compito di basso data la sua timbrica.

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1 commento

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Mario Bianchini

La storia ci dice che tutto cammina nei tempi e nelle epoche giuste, come il cantore popolare e maestro Lello Traisci, il quale con i articoli giornalistici fa propri tutti i contenuti sulle ricerche antiche degli strumenti e suoni che riecheggiano nelle interiorità sensibili e dotate di spontaneismo. Ciò significa che le filosofie sono uniche, ma i pensieri nella metodica delle stesse filosofie addivengono a filiere di studio e ricerche le quali si concludono materializzandosi nella visibilità. Proprio per questi due strumenti che provengono da dettagliate origini, come il cantore tuttologo Lello Traisci dimostra nei suoi studi, si può ben notare che gli armoniosi e sensibili suoni sono ritmi di una madre terra umanizzata.

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