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Caserta, il “Sistema Esposito”: il boss della politica che faceva inchinare il Sindaco in cucina

CASERTA – Non era lui ad andare in Comune, era il Comune a recarsi da lui: emerge un ritratto quasi feudale di Biagio Esposito dalle carte della Procura di Santa Maria Capua Vetere. L’ex assessore e consigliere comunale viene definito dagli inquirenti come il vero “deus ex machina” della politica casertana, una figura così ingombrante da costringere l’allora sindaco Carlo Marino a presentarsi direttamente a casa sua per raccoglierne le pretese.

Il potere di influenza di Esposito emerge con prepotenza in un’intercettazione shock catturata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Lo stesso Esposito, riferendosi a un incontro post-elettorale, racconta: “Dopo dieci giorni dalle elezioni è venuto a casa mia! Inginocchiato in cucina davanti a mia moglie. Ma insomma dove arriva l’essere umano”.
Secondo la Procura guidata da Pierpaolo Bruni, il controllo di Esposito sulla giunta Marino era totale, esercitato attraverso il ruolo di rappresentante locale dei Moderati di Giovanni Zannini. Proprio l’assoggettamento dell’ex primo cittadino è alla base della contestazione di estorsione: nel 2024, mentre il Comune era già travolto da arresti di assessori e dirigenti, Esposito avrebbe minacciato ripetutamente di far cadere l’amministrazione. Lo strumento del ricatto era il voto della figlia Dora, allora consigliera comunale: se Marino non avesse assecondato i favori personali richiesti, lei non si sarebbe presentata in aula per l’approvazione del bilancio, decretando la fine della consiliatura. Pressioni che Marino, annotano gli inquirenti, non ha mai denunciato.

L’inchiesta odierna, che ha portato a nuove perquisizioni nelle abitazioni degli Esposito (padre e figlia sono entrambi indagati per corruzione), ruota attorno a fatti precisi avvenuti lo scorso settembre. Al centro del mirino c’è un presunto scambio di favori con il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini (attualmente sospeso per altre vicende giudiziarie).
L’accusa sostiene che Zannini avrebbe promesso e ottenuto l’assunzione di Angelo, nipote di Biagio e figlio di Dora Esposito, e del figlio di un altro sodale presso società partecipate da enti locali. In cambio, gli Esposito avrebbero garantito il loro formidabile pacchetto di voti alle Regionali di novembre, dove Zannini fu rieletto con un plebiscito di oltre 30mila preferenze.

Questi nuovi dettagli gettano un’ombra ancora più cupa sullo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche, avvenuto nell’aprile 2025. Quello che emerge non è solo un condizionamento esterno, ma un sistema di gestione della cosa pubblica piegato a interessi privati e logiche clientelari, dove le istituzioni sembravano rispondere più ai voleri del “manovratore” di casa Esposito che ai bisogni dei cittadini.

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