Caserta: dove la medicina salva e la mensa uccide.
La cucina dell'ospedale di Caserta rappresenta oggi una criticità che mina dignità e salute dei pazienti, nonostante la professionalità del personale sanitario.
Caserta – Là dove si riscontra una professionalità solida e competente da parte di medici, infermieri e OSS nel garantire ogni giorno cure di qualità, emerge una criticità che continua a minare dignità e salute dei pazienti: la cucina dell’Ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. La ristorazione sanitaria del nosocomio casertano è un servizio che, per modalità e risultati, appare lontano dagli standard minimi da garantire in un presidio ospedaliero.
Le testimonianze raccolte delineano un quadro che merita attenzione. Nei vassoi destinati ai degenti compaiono brodaglie presentate come pietanze, ortaggi bolliti privi di condimento, preparazioni che non rispondono né al gusto né alle necessità nutrizionali di chi è ricoverato.
Alcuni pazienti sono costretti a chiedere i pasti ai familiari. Altri pagano cibo esterno pur di non ingerire quel miscuglio immangiabile che arriva dalla mensa.
In un ospedale pubblico, nel 2026, è accettabile che un paziente debba autogestirsi la sopravvivenza alimentare?
La questione più delicata riguarda però la mancata osservanza delle diete cliniche: alcuni pazienti riferiscono di aver ricevuto alimenti non compatibili con la propria condizione, cibi vietati consegnati a pazienti che non possono assumerli, come se la fragilità di chi soffre fosse un dettaglio trascurabile. Un fatto che, pur senza toni allarmistici, impone una riflessione seria sulla qualità della prestazione della refezione ospedaliera.
Il servizio ospedaliero di ristorazione non è un’attività marginale né improvvisata nel percorso di cura dei malati, per questo è affidato ad aziende esperte nel settore che sono ben retribuite da fondi pubblici.
In questo contesto di degrado l’Azienda Ospedaliera dovrebbe dare l’avvio ad una valutazione approfondita sulla gestione dei pasti ai degenti da parte delle ditte appaltatrici, verificando la corretta esecuzione del contratto, per individuare responsabilità operative ed organizzative.
La cucina dell’ospedale di Caserta non è solo un problema di qualità, è un problema di diritti negati e di decenza amministrativa violata.
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