Attentato a Ranucci: “Messa la Bomba, facciamo la storia”. Nelle carte i piani di fuga finanziati dai mandanti
“La bomba sono andato a mettere là, facciamo la storia” : questa intercettazione choc incastra Antonio Passariello, capo della banda accusata del grave attentato dinamitardo compiuto lo scorso ottobre fuori dall’abitazione del giornalista di Report, Sigfrido Ranucci.
Le 107 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip di Roma Iole Moricca svelano non solo la spregiudicatezza del commando, ma anche un piano di fuga all’estero imminente, interrotto dal blitz dei carabinieri.
Il giudice ha disposto il carcere per tre degli indagati e gli arresti domiciliari per il quarto, accogliendo le risultanze del pubblico ministero Carlo Villani.
Dalle carte dell’inchiesta emerge infatti come la banda fosse preoccupata per lo sviluppo delle indagini e cercasse un modo per scappare dall’Italia.
A coprire la loro latitanza sarebbero stati gli stessi mandanti dell’attentato, non ancora identificati, interessati non tanto a salvare i complici, quanto a evitare che le forze dell’ordine potessero risalire a loro.
In una conversazione dello scorso aprile, gli indagati parlavano della possibilità di trasferirsi per un paio di settimane in Spagna, Austria o Francia, la meta preferita era la Spagna, anche grazie a un’offerta economica dei mandanti che garantiva ben 200 euro al giorno accreditati su carte ricaricabili per “andare a divertirsi” in attesa che si calmassero le acque.
Per evitare i tracciamenti degli investigatori, Passariello consigliava di lasciare a casa i cellulari e usare solo schede sim dedicate, da buttare subito dopo ogni singola chiamata, il giudice quindi per le indagini preliminari ha descritto gli arrestati come criminali di elevatissima pericolosità.
Antonio Passariello viene dipinto come un delinquente abituale, dedito al traffico di droga e ad atti intimidatori ed esplosivi su commissione, insieme a lui è finito nei guai Pellegrino D’Avino, l’uomo che si occupava di rimediare l’esplosivo e che nelle intercettazioni parlava spavaldamente di voler “buttare a terra i palazzi”.
Del gruppo faceva parte anche l’incensurato Saverio Mutone, accusato di aver partecipato sia all’organizzazione che all’esecuzione dell’attentato con una freddezza operativa non comune.
Le indagini della Procura di Roma vanno avanti per dare un nome ai mandanti occulti che hanno finanziato il commando.
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