Attacco militare di Usa e Israele contro l’Iran, chiuso lo Stretto di Hormuz
Dopo l'attacco missilistico da parte di Usa ed Israele contro l'Iran, la prima contro offensiva iraniana è di tipo strategico. Chiuso lo Stretto di Hormuz
Ecco, ci risiamo. I due signori della guerra nella notte hanno caricato i fucili e sabato 28 febbraio premono i tasti rossi e lanciano i loro missili sull’Iran. Mentre fino a giovedì sera si cercava di trovare un accordo sul nucleare intorno ad un tavolo ginevrino, il presidente Usa Trump già aveva pianificato un attacco armato contro l’Iran insieme a quell’altro genocida israeliano. Trump da un lato si mette in mezzo ai contendenti per mediare la pace, e nel retrobottega carica le armi. Tutto avviene ovviamente senza confrontarsi con la comunità internazionale e l’Iran si è trovata sotto una pioggia di missili.
Bombardata la capitale uccisa la Guida Suprema con i suoi familiari
Colpiti punti strategici militari, ma è stata bombardata anche la capitale Teheran. Uno di questi obiettivi era l’Ayatollah Khamenei che è rimasto ucciso insieme ai suoi familiari.
Ma il regime iraniano non si è arreso ed è immediatamente passato al contrattacco
Una delle risposte, non militare ma strategica, è stata quella dell’immediata chiusura dello Stretto di Hormuz. Questo tratto di mare è la porta d’accesso al Golfo Persico, per accedervi provenendo dal Mare Arabico occorre traversare prima il Golfo di Oman. La sponda orientale è costa iraniana, quella occidentale è territorio parte dell’Oman e parte degli Emirati Arabi Uniti.
Una volta chiuso lo stretto centinaia di petroliere e navi porta container sono rimaste bloccate all’interno ed all’esterno del Golfo Persico con le conseguenze immaginabili sul commercio del greggio e di tanti altri beni. Dallo Stretto di Hormuz transita il venti per cento del petrolio mondiale verso le varie destinazioni.
Si attende domani la fiammata sui prezzi del petrolio
C’è molta preoccupazione da parte degli operatori per capire quale potrà essere le reazione domattina all’apertura dei mercati finanziari per quanto concerne il prezzo del petrolio Brent. Già venerdì sera in chiusura di giornata c’erano i primi sentori di preoccupazione ed il prezzo aveva toccato i 73$ a barile. Domani mattina alcuni operatori ipotizzano un’apertura intorno agli 80$, ma un gruppo più pessimista ipotizza i primi scambi addirittura alla soglia dei 100$.
Nella riunione di oggi dei paesi Opec+ è stato deciso di incrementare dal 1^ aprile la produzione giornaliera di 206000 barili sperando che questo obiettivo possa calmierare i prezzi che ovviamente sono destinati a salire.
Le conseguenza sull’economia mondiale
Sperando che l’impennata di prezzo sarà di breve durata e che si possa poi tornare a livelli più stabili, è comunque ipotizzabile che il prezzo del petrolio possa si stabilizzarsi, ma su livelli più elevati di quelli attuali. Bisogna quindi fare chiarezza del perché è un problema l’aumento di prezzo del petrolio. Un incremento di prezzo elevato ha ripercussione in poco tempo su tutta la filiera della produzione e distribuzione dei beni di largo consumo incluso gli alimentari, aumenta il costo dell’energia, aumenta il costo dei trasporti, sarebbe un susseguirsi di incrementi di prezzo di beni e servizi che ricadono sui consumatori finali. Grazie signori della guerra.
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