Antisismica: primato mondiale dell’UNISA
Un primato nell'ingegneria sismo-resistente dell'Università di Salerno
Antisismica, primato mondiale dell’Università di Salerno.
L’Università di Salerno ha raggiunto un importante primato mondiale nel campo dell’ingegneria antisismica con il completamento dell’Edificio C3 nel campus di Fisciano.
Questa struttura utilizza la tecnologia FREEDAM (FREE from DAMage), progettata per garantire l’assenza di danni strutturali anche in caso di terremoti violenti.
Ospiterà un hub delle scienze e della salute l’edificio C3 del campus dell’Università di Salerno a Fisciano appena terminato la struttura portante intelaiata in acciaio.
E’ la prima al mondo a piegare i collegamenti tra le colonne, quelli solitamente danneggiati dai terremoti equipaggiati con dissipatori ad attrito.
Un sistema che lo rende totalmente antisismico che funziona come i freni di un’auto. Quando c’è un sisma forte, viene a un certo punto superata la resistenza per attrito.
Non è ne più ne meno come accade con le pasticche dei freni durante una frenata. La forza di attrito che si sviluppa rappresenta la resistenza del dissipatore.
Però, in quel momento, il giunto, quando viene raggiunta quella resistenza, comincia a scorrere, andando avanti e indietro.
Quindi descrive dei cicli che rappresentano di fatto l’energia che viene dissipata.
Dalla progettazione al collaudo, tutto è stato realizzato in house dall’ateneo negli ultimi 10 anni.
L’Università cura anche il monitoraggio attraverso i dispositivi.
Le strutture contengono un accelerometro che registra i movimenti e le temperature dei bulloni, i dati in tempo reale vengono trasmessi a PC o cellulari.
Già accaduto il 24 ottobre scorso, quando il salernitano è stato colpito da un sisma di 3,6 della scala richter.
Il primo test reale che ha dimostrato che nessun parametro ha subito variazioni.
La tecnologia adottata a Salerno è differente dagli isolatori posti tra fondazioni edifici o dissipatori classici finora applicati, ad esempio, alla ricostruzione dell’Aquila.
L’idea è stata di sostituire tutte le zone dissipative tradizionali che rappresentano una sorgente di danneggiamento, che quindi dopo un sisma distruttivo devono essere riparate, con dispositivi che nei collegamenti tra le colonne.
Sono questi dissipatori collegati in corrispondenza della piatta banda inferiore della trave.
La tecnologia FREDAM rappresenta una frontiera avanzata nella protezione sismica, progettata specificamente per strutture in acciaio, con l’obiettivo di non subire danni strutturali significativi anche in caso di terremoti catastrofici.
La tecnologia è stata sviluppata all’interno del Progetto RFCS FREEDAM, con il contributo dell’Università di Salerno e dell’Università di Napoli Federico II.
Il primo edificio al mondo realizzato con questa tecnologia, che azzera i danni strutturali, è stato costruito proprio all’Università di Salerno.
Numerosi test sperimentali hanno dimostrato che questi dispositivi sono in grado di sopportare terremoti di forte intensità, paragonabili alla magnitudo 7 della scala Richter, simile a quella registrata nel disastroso sisma di Kobe nel 1995.
A differenza dei sistemi tradizionali che prevedono il danneggiamento degli elementi strutturali per dissipare l’energia, il sistema Freedam mantiene la struttura principale in campo elastico, indirizzando il danno solo sui dissipatori sostituibili.
Il progetto si concentra proprio sullo sviluppo di collegamenti trave-colonna basati su dissipatori a attrito, progettati per garantire un comportamento strutturale a basso danno.
I collegamenti Freedam sono stati testati su tavole vibranti per simulare eventi sismici intensi, confermando che, nonostante le elevate accelerazioni (che possono raggiungere livelli significativi, anche pari o superiori a 1g in scenari di progetto), la struttura dotata di questi accorgimenti tende a subire danni strutturali trascurabili o nulli.
Sebbene il sisma dell’Irpinia del 1980 sia stato un evento catastrofico con accelerazioni al suolo molto elevate, il concetto di “basso danno” dei collegamenti Freedam punta a limitare l’energia sismica dissipandola tramite i collegamenti stessi, preservando la capacità portante degli elementi strutturali principali (travi e colonne).
L’opera ha già ottenuto riconoscimenti di rilievo, tra cui il Best Design Award, ed è stata validato come best practice in ambito europeo.
Una notizia che dà prestigio all’Università di Salerno e al territorio.
Inoltre apre una prospettiva: le nuove tecnologie di connessione possono rendere le strutture in acciaio notevolmente più resistenti rispetto ai metodi di costruzione tradizionali, minimizzando i costi di riparazione e i tempi di inattività post-sisma.
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