Giornalismo orientato e verità tradita
Quando l’informazione rinuncia alla lealtà dei fatti e alimenta narrazioni tossiche.
Spesso si discute nel dibattito pubblico di “giornalismo orientato”, per indicare un modo di fare informazione non obiettivo che manipola o addirittura distorce la verità dei fatti.
La tanto celebrata imparzialità dell’informazione è ovviamente un limite tendente all’infinito, come tale irraggiungibile (non ditelo ai matematici), anche solo per il fattore umano che la coinvolge.
Tuttavia, se la perfetta imparzialità è impossibile, la “buona e onesta coscienza” non lo è. Ed è proprio quando si rinuncia a questa bussola minima – quella che dovrebbe guidare ogni scelta editoriale, ogni titolo, ogni parola – che l’informazione smette di essere un presidio democratico e diventa un dispositivo che stravolge, indirizza, deforma.
La verità non è mai perfetta, ma la lealtà verso i fatti sì, e sacrificarla per un “titolo che funzioni” significa aprire la porta ad una narrazione tossica che tradisce i lettori in primis.
È quanto accaduto con un recente articolo sul quotidiano “IlMattino” che, nel titolo, attribuiva a un docente di sostegno un comportamento “violento” perpetrato su un bambino di 9 anni. Una ricostruzione non corrispondente ai fatti.
Basta leggere l’articolo, infatti, per scoprire che il responsabile dell’episodio non è un docente, ma un operatore comunale addetto all’assistenza specialistica. Una figura diversa, con competenze diverse, che non rappresenta la scuola. Ma questa distinzione, fondamentale, viene artatamente omessa per ottenere un effetto immediato: colpire l’immaginario, generare rabbia. Un “professore” coinvolto in un caso del genere fa più rumore, genera indignazione immediata, attira attenzione, produce reazioni e condivisioni.
E così si sceglie di distorcere i fatti, di manipolare la percezione pubblica, di alimentare un clima di sospetto verso la scuola. Non è un errore: è una strategia.
Il glorioso “Mattino di Scarfoglio”, voce di una città antica capitale, non esiste più.
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