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Benevento, scoperta speculazione ai danni di migranti
Importi sottratti usati per lo shopping di lusso

Benevento, speculazione ai danni di migranti, gli importi sottratti venivano usati per lo shopping di lusso.

L’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Benevento, sotto la direzione della Procura Regionale per la Campania della Corte dei Conti, guidata dal Procuratore Giacinto Dammicco e dal Vice Procuratore Davide Vitale, ha scoperchiato un sistema collaudato basato sulla sistematica distrazione di fondi pubblici.

Al centro della tempesta giudiziaria si trova il “Consorzio Maleventum”, un soggetto privato che tra il 2014 e il 2018 ha gestito circa 20 milioni di euro stanziati dallo Stato per garantire l’assistenza logistica, sanitaria e psicologica ai richiedenti asilo allocati nel Sannio.

Secondo i magistrati contabili, otto persone, tra cui i vertici del consorzio e persino ex dipendenti della Prefettura di Benevento preposti al controllo dei centri, avrebbero operato un taglio lineare sui servizi minimi da garantire agli ospiti.

Le risultanze analizzate da testate nazionali, tra cui Tgcom24, hanno evidenziato come i migranti venissero stipati in strutture fatiscenti e prive di idonee condizioni igienico-sanitarie.

Il cibo era scadente, il riscaldamento insufficiente o del tutto assente, e l’assistenza psicologica quasi inesistenti.

Questo drastico abbattimento degli standard qualitativi non era dettato da esigenze di bilancio, bensì dalla precisa volontà di accumulare ampi margini di profitto illecito.

La Procura Regionale per la Campania della Corte dei Conti e la Guardia di Finanza di Benevento hanno contestato un danno erariale da 1,3 milioni di euro legato alla gestione dei centri di accoglienza straordinaria.

Il dato più sconcertante emerso dai rilievi riguarda la destinazione d’uso dei soldi sottratti all’assistenza.

I flussi di cassa del consorzio, che avrebbero dovuto saldare i fornitori di derrate alimentari o pagare gli stipendi di educatori e mediatori, venivano regolarmente drenati attraverso carte di credito aziendali per finanziare acquisti di squisito carattere personale.

Le fatture e gli scontrini d’acquisto acquisiti dai finanzieri documentano spese folli presso le boutique di alta moda più esclusive conosciute.

Marchi iconici del lusso globale come Chanel, Hermès e Prada figurano nell’elenco delle transazioni contestate.

Borse da migliaia di euro, accessori di alta sartoria e capi d’abbigliamento griffati venivano acquistati attingendo direttamente dai conti alimentati dai contributi del Ministero dell’Interno.

Oltre ai beni materiali, i fondi pubblici servivano a garantire vacanze da sogno in resort esclusivi e hotel a cinque stelle.

La gravità del quadro è amplificata dal coinvolgimento della filiera istituzionale.

La presenza di ex funzionari della Prefettura tra i destinatari dei provvedimenti contabili dimostra come l’organo che avrebbe dovuto vigilare fosse in realtà, secondo l’ipotesi d’accusa, colluso o compiacente.

La vicenda di Benevento rappresenta la plastica spiegazione del perché il business dell’immigrazione clandestina continui a esercitare una forza d’attrazione irresistibile per reti di speculatori e colletti bianchi.

Chi lucra su questo fenomeno non si limita a violare il codice penale o a causare dissesti erariali: opera attivamente per neutralizzare le politiche di rigore e contenimento promosse dall’attuale esecutivo.

Mentre lo Stato tenta di governare gli ingressi attraverso canali legali, come il Decreto Flussi, le centrali del malaffare necessitano, al contrario, di una pressione migratoria costante e caotica.

“Più l’immigrazione è incontrollata e clandestina, più si genera una situazione di perenne emergenza”.

Per questo il Governo Meloni ha improntato la propria azione sulla stretta sui flussi illegali e il drastico ridimensionamento della redditività dei centri di accoglienza, riducendo le tariffe giornaliere per scoraggiare l’approccio speculativo delle finte Onlus e introducendo controlli stringenti sulla filiera delle assegnazioni.

Tuttavia, l’enorme massa di denaro che ruota attorno ai bandi continua ad alimentare l’ingegno di consorzi opachi e cooperative di comodo.

Per aggirare le nuove norme e mantenere inalterati i propri margini di guadagno, questi soggetti adottano strategie sofisticate: esattamente come avveniva nel consorzio beneventano, i cui responsabili del consorzio “Maleventum” riducevano al minimo le spese quotidiane destinate agli ospiti dei centri.

Nei prossimi mesi sapremo se la Corte dei Conti procederà al pignoramento definitivo dei beni a ristoro del danno milionario contestato.

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