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24 Maggio, “La Leggenda del Piave”
Fu scritta dal poeta napoletano Giovanni Ermete Gaeta

Il 24 maggio 1917 venne scritta “La Leggenda del Piave”, uno dei canti più profondi della nostra storia nazionale, dal poeta napoletano Giovanni Ermete Gaeta.

Inno per gli italiani che nella Prima Guerra Mondiale diedero la vita per salvare la patria.

L’opera nacque nei mesi concitati che precedettero la fine del conflitto.

Seppe incarnare lo spirito di resistenza di una nazione intera, trasformando un corso d’acqua veneto nel simbolo universale della difesa della libertà e dell’identità italiana.

Divenne immediatamente l’emblema della riscossa: non fu solo un inno militare, ma il racconto della sofferenza, del riscatto e del sacrificio di un intero popolo.

Nel 1918 l’Italia si trovava in uno dei momenti più drammatici della sua storia recente.

Il trauma della disfatta di Caporetto (autunno 1917) aveva lasciato il Paese ferito, diviso e con l’esercito austro-ungarico accampato nel cuore del Veneto.

Fu in questo clima di profonda angoscia che emerse il genio creativo di Giovanni Gaeta, impiegato postale napoletano noto con lo pseudonimo di E.A. Mario.

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Il compositore scrisse versi e melodia di getto, ispirato dalle notizie che giungevano dal fronte.

La canzone non fu commissionata dalle alte gerarchie militari, ma nacque come un moto spontaneo dell’anima.

Il testo si diffuse rapidamente tra le trincee, diventando un potentissimo strumento di propaganda e coesione.

Il generale Armando Diaz ne comprese immediatamente il valore psicologico, tanto da ammettere che il brano aveva contribuito alla ricostruzione del morale delle truppe quanto una decisiva operazione strategica.

Per il suo forte valore simbolico e aggregante, dal 1946 al 1947, “La leggenda del Piave” è stata utilizzata provvisoriamente come inno nazionale della neonata Repubblica Italiana, prima dell’adozione definitiva de “Il Canto degli Italiani”, di Mameli.

Oggi la memoria storica evolve e viene percepita attraverso nuovi linguaggi.

Con la fine della memoria diretta e la scomparsa dei testimoni oculari, i giovani di oggi non hanno più la possibilità di ascoltare i racconti della Grande Guerra dalla voce dei reduci.

La guerra sul Piave è diventata una pagina di storia scritta sui libri, perdendo l’urgenza emotiva che ha accompagnato le generazioni del Novecento.

Le nuove generazioni guardano ai diciottenni del 1917 come a ragazzi a cui fu strappata la giovinezza, provando empatia per la loro sofferenza piuttosto che semplice orgoglio per il loro eroismo.

La storia dei soldati sul Piave viene riscoperta attraverso brevi video, vecchie fotografie restaurate e diari digitalizzati. Luoghi sacri come il Monte Grappa, il Sacrario di Redipuglia o i percorsi storici lungo il fiume vengono esplorati dalle scuole tramite il trekking e i viaggi d’istruzione, unendo la coscienza storica al rispetto per la natura.

Grazie nonno Vincenzo per avermi sempre ricordato, attraverso “La Leggenda del Piave”, il valore e il sacrificio di quei soldati.

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