Zufolo e Marranzano: racconti di Sicilia
Oggi la musicaccia vi propone un viaggio nella Trinacria attraverso alcuni strumenti musicali che maggiormente rappresentano le antiche tradizioni della Sicilia.
In ogni luogo della terra c’è uno strumento musicale che ci ha saputo tramandare leggende, fatti e racconti della cultura popolare, oggi la Musicaccia vi parla di due strumenti che appartengono alle tradizioni siciliane.
Il primo strumento è lo zufolo, simile ad un flauto, ma più piccolo e dal suono più acuto, spesso di canna, o legno o addirittura di osso, legato molto alla musica e cultura popolare siciliana e sarda.
Lo zufolo ha nomi diversi, in Sicilia lo chiamano anche friscalettu, mentre in Sardegna Pipiolu o solittu, piffaru, pipiriolu.
Lo zufolo è un aerofono a fessura interna, che viene lavorato da un singolo pezzo di canna o di legno. I più comuni sono intonati in do, in sol e in la.
Nella parte superiore, lo strumento, presenta il becco che può, in base alla zona o al costruttore, avere forme differenti, all’interno si trova un tappo limato, che crea una fessura che permette all’aria di entrare nello strumento.
Lo zufolo è uno strumento che può essere solista o di accompagnamento in molte canzoni tradizionali, popolari della musica sicula o sarda, svolgendo principalmente la funzione di accompagnamento al ballo, a rituali magici in antichità e a rituali liturgici oggi.
Le sue origini sono molto antiche, e molte sono le storie e le leggende che lo accompagnano.
Tra le storie che abbiamo raccolto c’è quella siciliana, che racconta del passaggio nel territorio Ibleo del pastore Aristeo, che addomesticava le api col suono del suo zufolo.
La leggenda ci racconta che questo pastore abbia insegnato al popolo del re Hyblon l’apicoltura razionale, tradizione ancora oggi viva nel territorio, e l’arte di come suonare lo zufolo.
Altra storia di questo strumento molto simile a quella dell’uccello grifone narra di una sfortunata principessa, uccisa dal fratello per gelosia, che gettandola in un fiume l’annega, accadde, che il suo spirito si manifestò nei canneti situati vicino al fiume, che col vento emettevano un canto di dolore e tristezza, raccontando il triste episodio facendo scoprire la cattiveria del fratello.
Ed ecco alcuni celebri friscalettari :
Rosario Altadonna, Carmelo Bruno, Raimondo Catania, Pietro Cernuto, Franco Faro, Salvo Ferlito, Alfio Leocata, Sebastiano Nanè, Antonio Putzu, Carmelo Salemi, Pippo Sgroi, Carlo Todaro, Emanuele Trigilia.
Un altro strumento musicale dal fascino inestimabile è il marranzano, sempre della tradizione popolare siciliana, come altri strumenti anche lui ha molti nomi come:
Marranzanu,Scacciapensieri oTromba degli zingari.
A Palermo è chiamato Mariuolu, mentre a Catania Marauni e ad Agrigento Ngannalaruni.
Il marranzano è costituito da una struttura di metallo, ripiegata su se stessa, di varie dimensioni e forme, la più comune è quella che mostriamo nella foto.
C’è da dire che il marranzano ha origini molto antiche, basti pensare che era noto anche ai Romani e che proprio loro potrebbero averlo esportato in Francia e Gran Bretagna.
Vi sono anche alcune tracce della sua presenza, come ad esempio in Oriente, un disegno cinese del IV secolo a.C. mostra un musicista che lo suona.
Questo strumento è molto adoperato nei canti popolari della tradizione siciliana, ma spesso lo troviamo anche in veri brani di altri generi musicali e colonne sonore di vari film, come ad esempio, “Per qualche dollaro in più” di Sergio Leone, dove il grande maestro Ennio Morricone decide di inserire il marranzano per realizzare la musica del film, in quell’occasione suonato da Salvatore Schillirò.
Nella metà del XVIII secolo il compositore Johann George Albrechtsberger scrisse due concerti per Marranzano, mandolino ed orchestra.
Anche per questo strumento siamo riusciti a trovare una piccola leggenda:
si racconta che un tempo ogni siciliano portasse in tasca il suo marranzano e che quando i contadini o i carrettieri, o i pastori tornassero la sera tardi nelle loro case per tenersi compagnia durante il tragitto lo suonavano.
Non tutti lo sanno, ma secondo antiche leggende il marranzano ha anche dei poteri magici, ma solo se la sua linguetta è realizzata in argento, in questo caso infatti chiunque ascolti il suo suono, cade in un sonno profondo.
Tra i vari virtuosi di questo strumento abbiamo:
Fabio Tricomi, Luca Recupero, Giuseppe Alaimo (anche costruttore dei suoi strumenti), Giuseppe La Rosa, Pippo Di Stefano, Carmelo Giuè, Calogero Gugliotta,
e tanti tanti altri.
Commento all'articolo