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Zampogna e ciaramella: i suoni di Natale tra memoria, tradizione e identità
Il Maestro Lello Traisci ci propone per la rubrica "La musicaccia" un’analisi storico‑etnomusicologica di zampogna e ciaramella, strumenti rituali che hanno modellato la cultura religiosa e pastorale del sud Italia.

zampogna e ciaramella

La cultura religiosa del nostro territorio è legata per tradizione a due particolarissimi strumenti musicali – zampogna e ciaramella – che ci hanno tramandato molte notizie su quanto sia importante la musica in ogni contesto sociale.

Parliamo della zampogna, strumento legato alla tradizione pastorale appartenente ai così detti aerofoni a sacco dotato di 4-5 canne che vengono inserite in un ceppo dove viene legato l’otre. Solo 2 canne sono strumento di canto mentre le altre fanno da bordone suonando una sola nota.

Le canne terminano con delle ance che possono essere singole o doppie, tradizionalmente realizzate in canna. La sacca di accumulo dell’aria (utricolo) è fatta di pelle di capra o di pecora, dove il musicista immette l’aria attraverso un insufflatore (cannetta o soffietto). L’aria mette in vibrazione le canne, quella destra per la melodia, quella sinistra per l’accompagnamento, ed i bordoni detti basso e scantillo. dca8c2fe-c5a6-45de-a61e-4826fe014f7f-596x800 Zampogna e ciaramella: i suoni di  Natale tra memoria, tradizione e identità

La zampogna è uno strumento di notevole storia anticamente infatti era come uno zufolo di canne, simile agli auloi greci o utriculus come lo chiamavano gli antichi romani.  Strumento legato alla simbologia del dio Pan, il cui suono aveva il compito di accompagnare le celebrazioni pastorali in suo onore, che segnavano l’avvicendarsi delle stagioni, in special modo al solstizio d’inverno, periodo che legava le antiche popolazioni alla Terra e alla sua forza generatrice, identificata nel dio metà uomo e metà capra figlio di Ermes e della ninfa Driope, (vedremo poi col Cristianesimo che questo periodo coinciderà col nostro Natale).                                                            Ma molte testimonianze ci narrano anche che fosse lo strumento preferito dell’ imperatore Nerone che adorava suonare una zampogna arcaica chiamata Utricularium.  

Vedremo inoltre che nel Medioevo, grazie al Cristianesimo, si diffuse in tutta Europa assumendo caratteristiche diverse come ad esempio la cornamusa, diretta discendente della zampogna.  

Ma torniamo a noi e vediamo come le zampogne diventano uno dei simboli e degli strumenti musicali legati alla tradizione del nostro Natale.                 

Si narra che fu San Francesco d’Assisi il primo ad accostarli al presepe, trattasi quindi di una tradizione antichissima, risalente agli anni a cavallo tra la fine del 1100 e l’inizio del 1200.                                                        In effetti San Francesco fu colpito dall’unicità di questo suono ascoltando i pastori che durante la transumanza per tenersi compagnia e trascorrere più lietamente il tempo si portavano le zampogne e le suonavano, ed è così che pensò di inserire la figura dello zampognaro nel famoso presepe.                

Ma la tradizione dei zampognari che nel periodo dell’Immacolata scendono per le vie delle città a suonare la dobbiamo esclusivamente a Sant’Alfonso Maria dè Liguori che, nel 1754 a Nola (vicino Napoli), chiamò alcuni zampognari e insegnò loro a suonare il brano da lui composto “Quanno nascette Ninno” per far accompagnare i lazzari che la cantavano mentre percorrevano le vie della Napoli di quei tempi, così facendo riuscì a convertire molti lazzari e diffuse l’amore e l’attaccamento alla tradizione delle nostre feste natalizie.

Da quel Natale ogni anno i musicisti di zampogne vanno suonando per le città le famose novene natalizie.                                                                                                                                         

Dopo questi cenni storici possiamo dire che la zampogna da secoli anche se ha avuto dei mutamenti ha comunque saputo conservare le sue caratteristiche primordiali.   

E’ giusto dire però che a seconda dei luoghi di costruzione oggi ha delle piccole varianti, come ad esempio: nel Basso Lazio orientale, nel Molise (Scapoli, Castelnuovo al Volturno e San Polo Matese), nella Basilicata e, un tempo, in Sicilia adoperano le doppie ance, mentre nella “surdulina” tipica della Basilicata e della Calabria (soprattutto nei paesi di origine Arbereshe) e nella ciaramella del Catanzarese e la ciaramèddha di Reggio Calabria, usano le ance semplici (canne intere a sezione molto piccola).

Un altro strumento della cultura pastorale e religiosa è la ciaramella, spesso in centro e sud Italia la si ascolta durante il periodo natalizio insieme alle zampogne, ma in effetti è diffuso in tutta Italia, ora vediamo più da vicino la storia e le caratteristiche di questo strumento aerofono a doppia ancia.fd7c6c1a-a854-4fc6-8034-404aa9d7ac07-473x800 Zampogna e ciaramella: i suoni di  Natale tra memoria, tradizione e identità

A seconda dei luoghi di fabbricazione ha nome diverso, proprio per indicarne la provenienza, così vedremo che viene chiamata anche: ciaramedda, ciarameddi, cornetta, totarella, trombetta, bìfara, pipìta, cialamella, cialamedda o cialumbella.

Il suo nome ha origine dal latino calamellus (con il femminile calamilla e calamella), parola che a sua volta deriva sempre dal latino, calamus, che proviene dal greco kàlamos, ( cioè canna).

La doppia ancia, notevolmente lunga, viene tenuta fra le labbra, il foro del fuso è conico e la campana terminale è molto svasata.

Non è facile dire che origini abbia questo strumento però possiamo dare varie notizie sulla sua storia.

Tra le tante curiosità trovate, possiamo dire che la zona della Conca Amatriciana e quella della Valle Falacrina sono sempre state zone di pastorizia e sin dalla notte dei tempi i pastori del luogo erano soliti suonare le ciaramelle. 

Però c’è da dire anche che questo strumento è il diretto discendente di uno strumento musicale dell’antica Roma che si chiamava Tibia Latina, quindi, si può dedurre che la sua origine risale al I secolo a.C.

In origine la ciaramella non era adoperata al solo contesto pastorale e natalizio, ma apparteneva ai più vari contesti. 

Questo strumento nel corso dei secoli ha mantenuto il suo repertorio invariato conservando tutte le originali peculiarità e dando vita ad un repertorio particolarissimo, tra i più arcaici del Lazio, che consiste in saltarelli, sonate,  piagnerecce, crellerecce, camminarecce e serenate.

Inoltre possiamo dire che in Calabria la ciaramella è suonata nelle Bande  Piluse, o fanfare dove fanno parte anche di una sezione ritmica. 

In Sicilia c’è una bella tradizione di canti dedicati alle festività natalizie, composti da novene, che raccontano le vicende della natività e vengono intonate dagli zampognari, detti “ciaramiddari”.

In Campania nel periodo natalizio, è suonata sempre in compagnia di altri strumenti – come ad esempio zampogne, tamburelli – davanti a statue o immagini sacre eseguendo le famose novene.    

In Lucania vediamo che con la zampogna si suonano ben due ciaramelle, suonate o da una coppia di suonatori o in contemporanea dallo stesso suonatore (ciaramella doppia).

Concludiamo questo argomento col dire che questo strumento musicale è stato spesse volte partecipe anche di grande ispirazione poetica, tanto è vero che Giovanni Pascoli dedica una composizione, Le Ciaramelle appunto, nella raccolta di poesie Canti di Castelvecchio, ed ancora Blandino Cesarei dedica dei bellissimi versi allo strumento  della tradizione folkloristica della zona compresa tra le province di Rieti e L’Aquila, le ciaramelle amatriciane.

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