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Una lacrima sul volto di Padre Pio: il mistero che scuote Macerata Campania, Caserta

Statua di Padre Pio

C’è un momento preciso in cui la routine si spezza e lascia spazio allo stupore.

Ed è proprio ciò che è accaduto a Casalba, frazione di Macerata Campania immersa nella campagna casertana, quel momento è arrivato la sera del 17 aprile, pochi minuti prima della messa delle diciannove.

Una donna di San Prisco, varcando la soglia della chiesa di Santa Maria delle Grazie, ha alzato lo sguardo verso l’edicola che custodisce la statua di Padre Pio. Qualcosa non tornava: un segno scuro solcava il volto dell’effigie, dalla coda dell’occhio lungo la guancia. Una macchia, ha pensato. Polvere accumulata, forse.

Ha chiamato don Girolamo Capuano, il parroco, questi ha preso un panno e ha provato a pulire. Il segno, però ha continuato a rimanere lì.

La mattina dopo, armato di scala e di una luce migliore, don Girolamo è tornato davanti alla statua, da vicino, quel solco assumeva contorni diversi: non era sporco, non era una crepa nella resina, sembrava una lacrima.

È iniziata allora una verifica minuziosa, la telecamera di sorveglianza puntata sull’edicola ha registrato settimane di passaggi: fedeli che sfiorano i piedi del santo, anziane che si segnano, bambini trascinati per mano. Nessuna mano sospetta, nessun intervento notturno, nessuna manipolazione evidente.

Il parroco ha informato la diocesi: l‘arcivescovo di Capua, monsignor Pietro Lagnese, ha risposto con la cautela che i tempi impongono.

Niente proclami, niente folle in pellegrinaggio, la statua è stata rimossa dall’edicola esterna e trasferita all’interno della chiesa, accanto a un altare laterale, sotto l’occhio costante di nuove telecamere. Al suo posto, nell’edicola ora vuota, veglia un’effigie di Madre Teresa di Calcutta.

Le nuove norme vaticane, aggiornate dopo anni di casi controversi e false apparizioni, impongono un protocollo rigoroso: analisi scientifiche, perizie tecniche, coinvolgimento diretto della Santa Sede prima di qualsiasi pronunciamento, la diocesi di Capua ha già incaricato esperti di esaminare la sostanza che compone quella traccia.

Casalba, intanto, vive sospesa, c’è chi parla di segno divino, chi invoca spiegazioni chimiche come condensa, reazioni della vernice, infiltrazioni. C’è chi preferisce non parlare affatto, quasi a proteggere un segreto troppo fragile per essere condiviso.

La statua riposa ora nella penombra della navata laterale. Il suo volto, con quel solco che scende dall’occhio, continua a interrogare chi lo osserva.

La risposta, per ora, appartiene solo al silenzio di quella chiesa di campagna. E forse, in fondo, è proprio questo silenzio, sospeso tra fede e ragione, il vero cuore della storia.

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