Settore moda in Campania: eccellenze che sopravvivono in un contesto sociale ed economico che arranca
Il fashion retail sta attraversando una crisi profonda. Ogni giorno in Italia chiudono in media 18 negozi di abbigliamento, una cifra che rende evidente il malessere di un settore che per decenni ha rappresentato un pilastro dell’economia e della cultura italiana. La crisi della moda non riguarda soltanto il calo delle vendite: coinvolge il tessuto sociale, il mondo del lavoro, i centri storici delle città e, più in generale, il modo stesso in cui concepiamo l’acquisto e il valore dei capi che indossiamo. Il fashion retail si trova oggi a un bivio: adattarsi o sparire. Da operanti nel settore, oggi abbiamo voluto approfondire in questo articolo il fenomeno più da vicino: continua a leggere per saperne di più.
La crisi della moda ha molteplici cause, che si intrecciano in un contesto economico e sociale complesso.
Negli ultimi anni l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie italiane. L’aumento dei prezzi dell’energia, dei generi alimentari, delle spese fisse e dei beni di prima necessità ha portato a un taglio drastico delle spese non essenziali, tra cui l’abbigliamento. Il fashion retail, considerato spesso un settore legato al consumo “superfluo”, è stato uno dei più colpiti.
Ad aggravare la situazione il boom dell’e-commerce, arrivato soprattutto dopo la pandemia Covid-19, ha modificato profondamente il comportamento degli acquirenti. I consumatori oggi preferiscono acquistare online, dove trovano maggiore varietà, promozioni continue e la comodità della consegna a domicilio. I negozi fisici faticano a competere con la rapidità e la convenienza delle piattaforme digitali, subendo un progressivo calo del traffico e delle vendite.
In più affitti in costante aumento, bollette energetiche salate, tasse e contributi: gestire un negozio fisico oggi comporta spese difficilmente sostenibili, soprattutto per le piccole realtà indipendenti. Le grandi catene possono contare su economie di scala, mentre i negozi di quartiere spesso non riescono a sopravvivere.
Le statistiche parlano chiaro: secondo i dati forniti da Confesercenti, ogni giorno in Italia chiudono 18 negozi di abbigliamento. Nel 2023 sono stati oltre 6.000 i punti vendita costretti ad abbassare la serranda. La maggior parte delle chiusure riguarda attività indipendenti, spesso a conduzione familiare, che non riescono a sostenere la concorrenza delle grandi catene e dell’online.
“La crisi del settore moda impone un impegno complessivo delle istituzioni per salvaguardare un settore chiave dell’economia della nostra regione e, più in generale del nostro Paese». commenta il presidente di CNA Campania Nord Vincenzo Santo che evidenzia come le istituzioni debbano fare quadrato intorno ad un settore che dà lavoro a migliaia di persone e che garantisce lustro al nostro territorio anche all’estero.
In questa situazione di stagnazione economica esistono delle realtà che, nonostante tutto, riescono ad andare avanti portando avanti dei progetti commerciali di tutto rispetto. Una di queste realtà a Caserta, nel capoluogo di provincia in via Mazzini, è la boutique Anavì, diventata nel giro di pochi anni non solo store di abiti e accessori ma punto di riferimento, vetrina per gli artisti emergenti della moda casertana e non. Il concept di Anavì ideato dalla titolare ed ex Buyer della Rinascente di Milano Anastasia Viscusi, classe 1991 è fare moda innovando, liberandosi delle sovrastrutture tipiche di chi fa commercio in città di media grandezza come Caserta, non certo metropoli.
Lo store mette a disposizione diversi brand stranieri poco conosciuti sul territorio ma che sono leader nel resto d’Europa come: Laagam, Gestuz Copenaghen, Baum und pferdgarten, tanto per citarne alcuni, fino alla vendita di abiti, scarpe e borse ai quali da poco si è aggiunta la collaborazione con un brand emergente casertano di gioielli Crysalya.
La politica dello store in questo caso è quella di puntare su accordi di distribuzione in esclusiva con brand sia sul territorio locale che nazionale. Quindi non la concezione di una boutique nel senso classico del termine ma un’azienda che funga daa punto di riferimento sia fisico che telematico grazie al sito, di taglio elevato, con richieste di spedizioni verso tutta Europa, in continua trasformazione e crescita, sia come vetrina per brand emergenti e per la vendita di abiti e accessori di brand esclusivi.
Un modo di fare commercio che si sta rivelando vincente oltre che innovativo, nonostante le sfide che il settore pone in essere ogni giorno.
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