Scambio di embrioni al San Paolo di Napoli: «Forse è figlia nostra». Si fa avanti la prima coppia
La coppia si trovava in cura al San Paolo di Napoli nello stesso periodo in cui è avvenuto il drammatico scambio. «Mia moglie ripete che potrebbe essere figlia nostra», racconta l’uomo, precisando però una posizione netta sul futuro della piccola: «Mai toglierei la bambina alla donna che l’ha tenuta in grembo e partorita. Ma vogliamo chiarezza».
Un imprenditore di 49 anni, residente a Nord di Napoli, si è rivolto all’avvocato Francesco Petruzzi, legale della coppia a cui è stato impiantato un embrione sbagliato da cui è nata una bambina biologicamente di altre persone. Il 49enne e la moglie 35enne sono i primi a farsi avanti con il legale tra 25 potenziali genitori compatibili per gruppo sanguigno con la bimba.
Il racconto dell’imprenditore porta alla luce un altro cortocircuito organizzativo: dopo l’errore, la struttura pubblica bloccò l’intero reparto, costringendo i coniugi a trasferirsi in una clinica privata per completare il percorso. Tuttavia, il passaggio non è mai avvenuto correttamente: «L’ospedale avrebbe dovuto mandare le nostre blastocisti, ma non l’ha fatto»
I contorni della vicenda si fanno ancora più inquietanti a causa di alcuni dettagli allegati alla denuncia, tra cui un file audio registrato clandestinamente durante un colloquio con i vertici del centro. Nella registrazione, i responsabili ammettono l’incredibile svista: «Ci confermarono di aver scongelato una pipetta di vetro con sopra il nostro nome, spiega l’imprenditore, dicendo che qualcuno aveva sbagliato a scriverlo perché quel giorno c’eravamo solo noi». Un errore grossolano, che si scontra anche con i dubbi sollevati dalla madre prima dell’intervento, liquidati all’epoca con sufficienza dalla ginecologa: «Non si preoccupi, lo trasferirò io».
Quando gli ispettori sono entrati nel centro di Pma del San Paolo di Napoli, l’anno scorso, si sono trovati davanti «significative lacune, imprecisioni e carenze nella documentazione sanitaria, medica e biologica».
Tradotto: dati mancanti nelle cartelle cliniche, gruppi sanguigni e risultati di esami scritti a mano e talvolta non precisi, errori nei nomi, un elenco degli embrioni nel quale figurava materiale trasferito da tempo in altri ospedali e al quale si accedeva solo con la password di una professionista che all’epoca non lavorava più al San Paolo.
L’ispezione è avvenuta il 30 e 31 luglio 2025. Il 19 giugno del 2020 la coppia aveva fatto un prelievo dal quale erano stati ottenuti sette embrioni. Il 24 giugno c’è stato il trasferimento di una blastocisti (stato avanzato dell’embrione) grazie alla quale c’è stata una gravidanza. Il primo figlio della coppia è nato il 9 marzo 2021. Nel gennaio 2024 marito e moglie si sono ripresentati al San Paolo per il trasferimento dei cinque embrioni ancora nella struttura.
Il primo transfer non ha avuto successo. Il 23 settembre ne è stato fatto un altro con due blastocisti, delle quali una è stata persa. Grazie all’altra è iniziata una gravidanza che si conclude il 3 giugno. Dopo poco si capirà, come scrivono gli ispettori, che la neonata ha «un gruppo sanguigno non compatibile con nessuno dei genitori».
Dovrebbero essere restati al San Paolo due embrioni congelati della coppia. Il condizionale è d’obbligo, visto che «nella cartella biologica dell’ultimo scongelamento e transfer ci sono errori e mancanze di firme (cognome del marito diverso in foglio 1 e 2, la codifica della coppia con doppia numerazione identificativa) in verità confondenti e capace d’indurre in errore», si legge nella relazione.
Gli ispettori hanno controllato il materiale biologico presente in uno dei contenitori per la crioconservazione. «Gli elenchi sono disponibili in una cartella solo in formato Excel, non ci sono presenti registri cartacei», scrivono. Manca una copia della cartella alla quale «si accede da un computer in cui sono da inserire le credenziali di una biologa che non è più in servizio presso il Centro di Pma».
Alla fine si è scoperto che tre blastociti di una coppia sono scomparsi. «Si tratta di un nuovo evento avverso grave». Dopo la verifica, il 6 agosto, il responsabile del Centro ha scritto di averli ritrovati. «Si prende atto della comunicazione, che non è possibile verificare».
La cosa più preoccupante è che sono state trovate «discrepanze» tra l’elenco del materiale crioconservato nel contenitore 1 e il controllo fatto il 30 e il 31. Riguardano una ventina di coppie. In più di un caso sono stati trovati nel file Excel riferimenti a embrioni non più presenti nella struttura ma trasferiti in altri ospedali.
Mentre la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo d’inchiesta ipotizzando il reato di lesioni colpose, l’Asl preferisce non commentare la necessità di risalire ai genitori biologici. Il nuovo direttore generale, Gaetano Giubitosa, ha ricordato che l’azienda segnalò subito l’anomalia alle autorità e che, nell’ultimo anno, il Centro di procreazione medicalmente assistita è stato sottoposto a una profonda ristrutturazione tecnologica, impiantistica e del personale. Le attività ambulatoriali sono riprese ad agosto, in attesa delle ultime validazioni igienico-sanitarie e dei controlli del Centro nazionale trapianti.
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