Roma – Suicidi in carcere

Roma,
Il ministro Nordio di fronte alla crescita dei suicidi in carcere e dei rapporti dalle carceri ricevuti in questi giorni, che evidenziano sempre più un sovraffollamento delle carceri, con conseguente violazioni dei diritti umani, ha impartito disposizioni precise ad una task force assemblata tra i suoi più stretti collaboratori al Ministero, per concertare con i Tribunali di Sorveglianza, l’applicazione della espiazione alternativa alla pena detentiva per circa diecimila detenuti, consentendo pertanto un “momento di ampio respiro” per detenuti ed operatori, all’interno delle case di reclusione. Ovviamente ci si riferisce a tutti quei detenuti che devono espiare una pena al di sotto dei 24 mesi e non sono stati condannati per reati ostativi alla concessione di misure alternative. Aria nuova al Ministero anche alla luce della prossima consultazione referendaria e forse allo stesso tempo una mossa politica da parte del Guardasigilli per favorire adesione al SI alla separazione delle carriere. Problema Carcere sempre più grave come segnalano i garanti per i detenuti; e’ quello della presenza sempre più copiosa di emarginati extracomunitari, che non hanno famiglie di supporto, per cui gravano completamente sull’amministrazione penitenziaria e sugli altri detenuti. Distacco dal sociale che si evidenzia anche alla uscita dal carcere dove possibilità di alloggio e lavoro sono pressoché inesistenti. Manca un raccordo continuo tra gli addetti ai lavori, anche tra il recupero sociale e la terapia di supporto, per tutti coloro che hanno sviluppato in detenzione problematiche di salute emotiva e che in tantissimi casi hanno problemi di tossicodipendenza.
I SERT sono al collasso ed anche gli uffici degli assistenti sociali che hanno organico insufficiente per i numeri in eccesso di persone da gestire. Stazioni di Polizia e Carabinieri sempre più impegnati in copiosi adempimenti burocratici, anche loro in sotto organico. Scriveva Il Magistrato Igino Cappelli di coloro che hanno espiato la loro condanna ma non sono introdotti nella vita pubblica come “avanzi della giustizia”. Libro meraviglioso e struggente da leggere, su cui riflettere
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