Rimesso in libertà dopo avere espiato quasi trent’anni Giuseppe Lo Russo

Miano – Rimesso in libertà dopo avere espiato quasi trent’anni al regime del 41 Bis. Difeso oggi, come negli ultimi trent’ anni dall’Avv.Antonio Abet e libero in applicazione del principio legislativo ” del trentennale ” un istituto giuridico che cumula tutte le condanne appunto in trent’anni a meno che non vi sia stata nelle more dei processi celebrati , una
condanna all’ergastolo che significa “fine pena mai”.
Giuseppe Lo Russo uno dei capi della camorra napoletana federato con la sua famiglia per così dire con l’ “Alleanza di Secondigliano ” dei Licciardi, dei Contini dei Bosti e dei Mallardo, con cui nel tempo si avranno anche frizioni a suon di pallottole prontamente ricomposte per non creare crepe nelle rispettive organizzazioni criminali.
Fratello di uno dei fondatori di Nuova Famiglia ,Vincenzo uscito di Scena per morte naturale agli albori della guerra contro Cutolo, e di Salvatore pentito, che prima del grande salto frequentava Sanremo ogni anno condannato poi da collaborante per calunnia nei confronti di Vittorio Pisani capo della Squadra Omicidi; come il fratello Mario ‘o sorice e Carlo anch’essi pentiti, non come l’altro fratello Domenico detto Mimi’, tutti agnominati come ” i capitoni” per via dello stesso numero 41, di scarpe .
Padre di Antonio anche lui all’ergastolo per “l’omicidio dell’Ambulanza” dove vennero uccisi due esponenti del Clan Stabile . Giuseppe Lo Russo Condannato recentemente per omicidio collegati alla famosa morte del ” principino “, commessi come tributo ai Licciardi ,” ‘O cap de capitun” dopo trenta anni trova una Napoli ancora più complessa di qella che ha lasciato .
Difficile il suo adattamento a schemi di vita complessi per chi come lui ha trascorso tantissimi anni in quattro mura vedendo disgregare contesti familiari ed aggregati esistenziali di riferimento .
Una Società realmente civile dovrebbe accogliere e reinserire chiunque abbia scontato una condanna, perché come recita il Manuale Antolisei di Diritto Penale : ” nessuna pena e’ infamante. Purtroppo non sarà così in quanto chi esce dal carcere e’ sempre guardato in cagnesco , figuriamoci se poi e’ una persona che ha pagato il suo tributo alla giustizia senza divenire pentito. Sarà difficile costruirsi un futuro perche’ dovrà scontare altresi’ tredici anni di libertà vigilata: un ergastolo bianco come lob definiscono in molti . Sarà difficile non essere coinvolto in questioni ai margini della legalità , anche se sono convinto che Giuseppe Lo Russo come tanti altri nella sua condizione vorrebbe iniziare una vita nuova , che dovrà difendere soprattutto dalle dicerie popolari, equiparate a sentenze di Cassazione nell’immaginario collettivo che accoglie le chiacchiere delle comari che voglio il Boss .
Tutti lo cercano per determinare ancora un regno camorristico eleggendo un re a tutti i costi nonostante la volontà di chi dopo trent’anni non vuole saperne di guerre, corone e malavita. Paradossalmente avere ancora paura di un uomo che non e’ più in debito con la giustizia, significa non credere nello Stato che educa anche con la reclusione. Purtroppo sia lo Stato che la Chiesa esistono solo sulla carta in certe situazioni per cui lasceranno Giuseppe Lo Russo e tanti altri come lui al proprio destino, mare aperto in cui l’ex detenuto allora comprenderà che il 41 Bis in carcere ha lasciato il posto a quello fuori. Senza sbarre. Piu’ difficile da accettare e soprattutto da sopportare.
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