Caricamento in corso

Reclusione per il Magistrato Piercamillo Davigo
Condanna definitiva per Piercamillo Davigo: un simbolo della magistratura italiana sotto accusa

images-1-1 Reclusione per il Magistrato Piercamillo Davigo

Brescia,
Conferma ad un anno e tre mesi di reclusione per il Magistrato Piercamillo Davigo, detto Pier Birillo, per la sua frenesia nell’istruire indagini ed inviare avvisi di garanzia a go go a tre quarti dei politici italiani.

Eccellenza della Magistratura inquirente milanese, in prima linea con Antonio di Pietro Gherardo Colombo e Francesco Saverio Borrelli, a partire dalla indagine primaria sul Pio Albergo Trivulzio, che rappresentò il virus per liquidare la prima Repubblica a suon di avvisi di Garanzia perquisizioni ed arresti. Discreto, silente e soprattutto incisivo, rappresentava nel pool mani pulite il censore, l’anima nascosta contrappesando di Pietro che in aula col suo dialetto italianizzato anticipava di quasi vent’anni Gerry La Rana.

Davigo nell’ombra istruì il mastodontico processo Cusani che fu il primo di cui riprendere le udienze. Fu lui che quando il governo dell’epoca propose l’amnistia e l’indulto redasse una nota invadente ed invasiva in diritto ed in merito con la quale imponeva democraticamente all’esecutivo di retrocedere su posizioni giustizialista.

In Cassazione al termine della sua brillantissima carriera poneva il suo Niet a ricorsi difensivi argomentando sempre in maniera fornita e dotta. Stesso criterio usato da chi ha indagato su di lui per il reato di rivelazione non autorizzata di notizie riguardanti atti processuali.

Le contestazioni nei suoi confronti sono rivelazione e utilizzazione di segreto per aver divulgato a Roma, fra maggio e settembre 2020, a una dozzina di persone – membri del Csm e parlamentari – le “notizie riservate” contenute nei verbali secretati resi alla Procura di Milano dall’ex legale esterno dell’Eni, Piero Amara, sulla “Loggia Ungheria” e a lui consegnati nell’aprile dello stesso anno dal pm milanese Paolo Storari, assolto in via definitiva, su una pen-drive in formato word.

Quadro inquietante non perché riduce l’operato del Magistrato d’élite in tutta la sua brillante carriera, ma perché emerge chiaramente la presenza nella Associazione Nazionale Magistrati di una dimensione settaria in contrapposizione ad altra che di fatto riqualifica la figura del magistrato in chiave gnostica più che in una dimensione asservita solo e sempre alla legge.

La conferma della condanna nell’appello bis a Piercamillo Davigo fa emergere urgentemente la necessità di riordinare il consiglio superiore della magistratura e soprattutto l’associazione nazionale magistrati che l’affaire Palamara ha sdoganato dalla concezione secondo cui le toghe devono essere terzi rispetto alla politica.

L’ingresso di Piero Grasso ed ora di Nordio hanno fatto emergere il problema.

La separazione delle carriere altresì rappresenterà un momento di verifica del tutto, sempre nel rispetto della Costituzione che i capitani di ventura delle lobby vedono sempre più come l’ultimo argine per la loro sete di potere.

Mani pulite sarà ricordato come un momento storico nel quale col tempo sono state riqualificare e dequalificare figure emblematiche. Tutti ricordiamo le monetine contro Craxi e le inchieste da accanimento terapeutico contro i partiti che non avevano capito che il loro tempo era finito perché doveva iniziare quello dei postriboli d’interessi. Ricorderemo tanti magistrati ma soprattutto quello che non volle eseguire la scarcerazione di Gabriele Cagliari che non riuscì ad aspettare il ritorno del Giudice dalle vacanze. Nei libri di storia vi è anche lui come monito come ricordo per quello che si doveva dire e non si è detto, per quello che si doveva pensare e non si è pensato e per quello che si doveva fare e non si è fatto.

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo