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Part‑time incentivato: il nuovo modo di andare in pensione
Una misura sperimentale che permette ai lavoratori vicini alla pensione di ridurre l’orario senza perdere contributi, mentre le imprese assumono giovani a tempo pieno.

part‑time incentivato

Nel panorama delle politiche sul lavoro prende forma un nuovo strumento pensato per accompagnare i lavoratori verso la pensione e, allo stesso tempo, creare spazio per le nuove generazioni. Si tratta del part‑time incentivato, una misura inserita nella legge annuale dedicata alle piccole e medie imprese e approvata dal Parlamento il 4 marzo.

L’idea di fondo è semplice: consentire ai dipendenti che si avvicinano alla fine della carriera di ridurre l’orario di lavoro senza penalizzazioni contributive, mentre le aziende si impegnano ad assumere giovani a tempo pieno. Una sorta di “passaggio di testimone” strutturato, che il legislatore vuole testare nel biennio 2026‑2027.

Il lavoratore che rientra nei requisiti potrà chiedere la trasformazione del contratto da full‑time a part‑time, scegliendo una riduzione dell’orario compresa tra il 25% e il 50%.

La misura prevede tre elementi chiave:

  • Nessun contributo previdenziale a carico del dipendente per la quota relativa alle ore non lavorate.
  • Un importo aggiuntivo in busta paga, pari al valore dei contributi non versati, fino a un massimo di 3.000 euro annui.
  • Contribuzione figurativa per le ore ridotte, così da non intaccare il futuro assegno pensionistico.

In pratica, chi aderisce lavora meno ma continua a maturare contributi pieni.

La platea dei beneficiari è piuttosto circoscritta. Il part‑time incentivato è riservato a:

  • dipendenti del settore privato;
  • con contratto a tempo indeterminato e a tempo pieno;
  • impiegati in imprese con non più di 50 addetti;
  • che raggiungeranno i requisiti per la pensione entro il 1° gennaio 2028.

La sperimentazione sarà attiva esclusivamente nel 2026 e nel 2027.

Il cuore del provvedimento è il ricambio generazionale. Ogni volta che un lavoratore sceglie il part‑time agevolato, l’azienda deve assumere un nuovo dipendente under 35, con contratto stabile e a tempo pieno. Senza questa assunzione, l’impresa non può accedere al beneficio.

L’obiettivo è chiaro: trasformare la riduzione dell’orario dei lavoratori senior in un’opportunità concreta per i giovani.

Il fondo destinato alla misura non è particolarmente ampio. Le prime stime indicano che, nel biennio di prova, potranno beneficiarne circa 1.000 lavoratori. Un numero contenuto, che suggerisce un impatto iniziale modesto sul mercato del lavoro.

Tuttavia, il governo considera questa fase come un test: se i risultati saranno positivi, non è escluso che la misura venga ampliata o resa strutturale.

Il concetto di “staffetta generazionale” non è inedito. Un tentativo simile era stato fatto nel 2016, ma l’adesione fu molto bassa. Questa nuova versione punta a superare i limiti del passato, introducendo incentivi più chiari e un obbligo di assunzione più stringente.

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