Palazzo di Giustizia, Napoli – Avvocati spiati dai Carabinieri in Tribunale.
Palazzo di Giustizia, Napoli – Avvocati spiati dai Carabinieri in Tribunale.
Toghe non risparmiate dagli “occhi di bue” di una volta, oggi piccolissime micro telecamere posizionate unitamente a microfoni a ridosso dell’aula della Terza Corte di Assise dove si stava celebrando il processo ad un presunto killer legata alla mala di Afragola.
Bravissimo atto d’imperio degli inquirente che nelle intercettazioni audio visive coinvolgono avvocati che parlottano con i familiari del detenuto.
Telecamere puntate fuori dall’aula, file audio, fotografie in quantita’ scattate scattate dagli 007 nei corridoi del Nuovo Palazzo di Giustizia e perfino note scritte riportanti i movimenti del volto e sulla fisiognomica di Avvocati e familiari durante i colloqui tra avvocati e testimoni. Logico lo scontro durissimo tra magistratura requirente e avvocatura napoletana. Che si confronta nell’aula dove si celebra il processo davanti alla terza sezione della Corte d’Assise di Napoli a carico di Salvatore Puzio, ritenuto vicino al clan “Gelsomino” di Afragola e imputato per l’omicidio di Luigi Mocerino, assassinato il 31 dicembre 2022 durante una resa dei conti interna alla criminalità dell’area nord.Omicidio ritenuto maturato in ambiente camorristico sinergico al Clan Moccia.
Il momento contestato che ha innescato la protesta risale all’udienza del 29 aprile scorso. In quella sede il pubblico ministero Giorgia De Ponte chiedeva l’acquisizione di una serie di informative investigative redatte dai carabinieri di Castello di Cisterna. Atti che contengono immagini, registrazioni e persino osservazioni definite “extra-linguistiche”, cioè riferite a sguardi, gesti e atteggiamenti assunti tra difensori e persone chiamate a testimoniare.
Nel fascicolo finiscono soprattutto due scatti tra i tanti
Effettuati all’esterno dell’aula dibattimentale.
Le immagini immortalano alcuni familiari dell’imputato mentre si avvicinano all’avvocato penalista Raffaele Esposito, difensore di Puzio insieme al collega Salvatore Pettirossi.
Per la Direzione distrettuale antimafia quei contatti rappresenterebbero un possibile indizio di condizionamento dei testimoni.
Secondo gli inquirenti,i ed i militari delegato, il rischio sarebbe quello di un inquinamento probatorio maturato attorno al processo.
Una lettura che però ha provocato la reazione immediata del mondo forense. Attorno al nome di Raffaele Esposito, professionista storico del foro partenopeo insignito della toga d’onore, si è infatti stretta con Amore gran parte dell’avvocatura napoletana, che considera quelle attività investigative un precedente pericoloso.
Presa di posizione della Camera Penale e dell’Ordine Forense per condannare fermamente un pregiudizio strisciante in Procura nei confronti delle toghe partenopee. Ciò che viene umiliato e’ il diritto di difesa e con esso l’avere voluto dissacrare l’ultimo argine verso uno strapotere inquirente che mina i templi della Democrazia e della Giustizia
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