Ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi
Il 4 ottobre torna festa nazionale
Oggi si celebra l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco.
Patrono d’Italia, il 4 ottobre torna ad essere festa nazionale.
San Francesco d’Assisi è famoso in tutto il mondo per il suo straordinario esempio di vita semplice, umile e profondamente spirituale.
Celebrare gli 800 anni dalla morte del Patrono d’Italia in concomitanza con il ripristino della festività nazionale trasforma questa giornata in un momento di coesione per il Paese.
Le celebrazioni ad Assisi assumono quest’anno un significato particolarmente solenne, alla presenza delle massime cariche dello Stato, tra cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dei vertici della Chiesa italiana.
Il ritorno del 4 ottobre tra le festività civili del Paese non costituisce soltanto un omaggio alla memoria religiosa del “Poverello di Assisi”, ma riconosce ufficialmente il valore universale del suo messaggio all’interno della coscienza collettiva italiana.
A otto secoli di distanza dalla sua scomparsa, la figura di San Francesco continua a interrogare il presente attraverso direttrici di straordinaria modernità:
- Anticipatore di ogni sensibilità ecologista moderna, il Cantico delle Creature offre una chiave di lettura fondamentale per la sostenibilità ambientale e il rispetto della Terra;
- Il modello francescano basato sul dialogo, sul rifiuto della violenza e sulla vicinanza agli ultimi e ai marginali rappresenta un punto di riferimento etico universale in un’epoca segnata da tensioni geopolitiche globali;
- La scelta radicale della povertà e del distacco dai beni materiali proposta da Francesco offre un forte spunto di riflessione contro gli eccessi della società consumistica contemporanea.
Il percorso esistenziale di San Francesco d’Assisi rappresenta una delle conversioni più radicali e affascinanti della storia spirituale e culturale dell’Occidente.
La sua parabola biografica, partita dai fasti della giovinezza borghese per approdare alla radicalità evangelica, si sviluppa attraverso tappe fondamentali.
San Francesco nasce ad Assisi nel 1182 con il nome di Giovanni di Pietro di Bernardone; il futuro santo cresce in un contesto familiare estremamente privilegiato.
Suo padre, Pietro di Bernardone, è un ricco e prospero mercante di stoffe, spesso impegnato in viaggi d’affari in Francia (da qui l’affettuoso soprannome di “Francesco” con cui il padre lo chiama al ritorno).
In quanto figlio della borghesia mercantile emergente, Francesco vive la giovinezza tra gli agi, disponendo di denaro facile che non esita a spendere in feste, banchetti e compagnie mondane, distinguendosi come il leader della gioventù dorata assisana.
In quegli anni, tuttavia, le sue ambizioni guardano oltre il bancone del padre: il suo sogno è la carriera militare e la gloria cavalleresca.
Cerca il riscatto sociale e il prestigio partecipando ai conflitti dell’epoca, come la guerra tra Assisi e Perugia o la spedizione militare in Puglia.
I sogni di grandezza cavalleresca subiscono un primo, duro arresto durante la prigionia a Perugia e le successive malattie che lo costringono a lunghi mesi di convalescenza.
È in questo silenzio forzato che si apre una prima crepa nel suo stile di vita mondano: comincia a interrogarsi sul senso della propria esistenza, avvertendo un’insoddisfazione profonda per gli ideali di ricchezza e potere finora inseguiti.
Il punto di svolta definitivo si consuma attraverso incontri che prima gli ripugnavano, come quello con i lebbrosi, nei quali riconoscerà poi la carne sofferente di Cristo.
Il processo di conversione trova il suo apice intorno al 1206.
Un giorno, mentre prega solitamente raccolto nella chiesetta diroccata e abbandonata di San Damiano, Francesco vive un’esperienza mistica intensa: fissa lo sguardo sul crocifisso bizantino e ode chiaramente una voce che lo invita a un compito preciso:
“Francesco, va’ e ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina”

Inizialmente, Francesco prende quell’invito alla lettera: rimboccandosi le maniche, comincia a trasportare pietre e a ricostruire materialmente le mura pericolanti di San Damiano e di altre chiese di campagna nei dintorni di Assisi.
Solo in seguito comprenderà che la “casa” da riparare non è un edificio di mattoni, ma la Chiesa universale, intesa come comunità di fedeli e testimonianza viva del Vangelo.
Questo nuovo cammino lo porta a una rottura drastica e dolorosa con la sua famiglia e le convenzioni del tempo.
Di fronte al vescovo di Assisi e al padre infuriato che rivendica i suoi beni, Francesco compie il gesto più radicale: si spoglia pubblicamente di tutti gli abiti riconsegnandoli al padre, dichiarando di non avere più altro genitore se non “il Padre che è nei cieli”.
È l’atto di nascita ufficiale della sua scelta di vita: abbandona ogni ricchezza materiale per sposare “Madonna Povertà”, votandosi interamente a Dio, agli ultimi e alla predicazione della pace e della fraternità. Ha così inizio l’avventura spirituale che avrebbe cambiato per sempre il volto della Chiesa e della storia occidentale.
Partire dalla figura di San Francesco significa riscoprire le radici spirituali della cultura italiana, trovando in lui un’ispirazione sempre viva per rinnovare l’impegno civile sui valori di pace, solidarietà e tutela del patrimonio naturale e umano.
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