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Omicidio di un bambino a Muggia: tragedia e orrore.
Donna ucraina di 55 anni uccide il figlio di 9 anni, indagini in corso a Trieste. La morte di un figlio per mano della madre scuote coscienze e certezze.

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A Muggia, in provincia di Trieste, una donna ucraina di 55 anni, sposata con un uomo del posto – anche se ma la relazione era già segnata da separazione e tensioni -, ha ucciso il figlio di 9 anni. La madre è stata arrestata e sono in corso le indagini.

Tragedia immane la morte di un figlio, assurdità totale fuori da ogni sinapsi la notte di un bimbo ucciso dalla madre. Ultima frontiera della logica, ultimo treno verso l’orrore. Trauma per l’umanità che in questa storia perde di vista ogni ragionamento logico  ogni ricerca di verità, ogni riporto alla saggezza: orrore completo, dolore assurdo. Un bambino muore perché “si fida”. La sua uccisione sfrutta la fiducia. Questa è la condizione del dramma. Ogni omicidio ha una storia, ogni bimbo è una vita. Ma se chi uccide è una mamma non c’è più l’una e non c’è più l’altra. Si parla di malattia giusto per dire qualcosa. Qui la psichiatria non c’entra. La Psicoanalisi deve interrogarsi più che interrogare. Tutte le teorie devono zittire perché tutto è messo in gioco. Ridisegnare il tutto è un obbligo. Anche gli archetipi si mettono in pausa. In cella non c’è una madre perché quella è morta uccidendo il figlio. E una parte di noi per sempre con lei. Non sarà facile superare la consapevolezza di dovere ridisegnare certezze e convinzioni spazzare via dallo sgozzamento. I saggi zittiscono, gli sciocchi parlano giudicano pontificano.

Questa uccisione non esiste nella matrice dell’uomo, tantomeno di Dio o di un creatore Humanitas. Non bisognerà per sopravvivere porsi domande, anche perché le risposte saranno tutte sbagliate.

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