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Omicidio a Milano: la trappola mortale tra festini, ricatti e un video compromettente
Una vendetta pianificata tra droga, ricatti e un video compromettente: il caso Aroyo scuote Sesto San Giovanni.

Omicidio a Milano

L’omicidio a Milano, avvenuto a Sesto San Giovanni: 30 coltellate e un incendio per cancellare le tracce

Milano – Nella notte tra il 22 e il 23 luglio, Hayati Aroyo, cittadino italo-turco di 62 anni, è stato brutalmente assassinato nel suo appartamento di Sesto San Giovanni. La vittima, conosciuta anche come “Vito”, aveva appena trasferito 100 euro a Valentina Peroni, 36 anni, per coprirle il costo del taxi. Ma la donna, residente a Busto Arsizio, ha raggiunto l’abitazione con il marito Emanuele Paganini (38 anni) e il convivente Elvis Simoni (33 anni, albanese con precedenti), a bordo dell’auto di un amico estraneo ai fatti.

Secondo gli inquirenti, il piano era già stato definito nei dettagli. Peroni ha fatto da esca, entrando nell’appartamento e lasciando la porta aperta per Simoni, che ha colpito Aroyo con trenta coltellate. Il corpo è stato poi adagiato sul letto, cosparso di candeggina e dato alle fiamme nel tentativo di cancellare ogni prova.

Le indagini: un puzzle ricostruito tra tabulati, telecamere e intercettazioni

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Monza e condotta dalla Squadra Mobile di Milano con il supporto della Polizia Scientifica, ha portato all’arresto dei tre sospettati. Il trio si era conosciuto online su un sito di incontri e frequentava Aroyo da giugno. Gli investigatori hanno analizzato minuziosamente la rete di relazioni della vittima, incrociando dati telefonici, immagini di videosorveglianza e messaggi privati.

Aroyo era noto per organizzare festini a base di cocaina, durante i quali avrebbe anche filmato Peroni in atteggiamenti intimi con un altro uomo. Proprio quel video, mai ritrovato, sarebbe stato il movente principale del delitto: Simoni temeva che potesse essere diffuso, compromettendo la reputazione della donna.

La dinamica dell’omicidio: ruoli e movimenti dei tre indagati

La sera del delitto, Paganini è rimasto fuori dall’appartamento a fare da palo, mentre Peroni ha aperto la porta a Simoni. Dopo l’aggressione, i tre hanno sottratto denaro, carte di credito, un tablet e il cellulare della vittima. Con le carte, hanno tentato acquisti in negozi e persino giocato in una sala slot. L’uso illecito ha fatto scattare un alert, e le immagini delle telecamere hanno permesso di identificare Peroni. I tabulati telefonici hanno completato il quadro.

Le confessioni e le bugie: il ruolo di Valentina Peroni

Un amico della vittima ha raccontato agli investigatori che Aroyo era convinto che Peroni fosse incinta di lui, ma sospettava si trattasse di un ricatto. “Le comprava tutto: cocaina, cibo, piercing”, ha riferito. La donna conosceva i nascondigli della droga e passava intere giornate con lui.

Dopo il delitto, Peroni ha inviato un messaggio inquietante al convivente: “Avevo paura di provare pietà, ma non l’ho provata. Guardavo solo per vedere se sentivo qualcosa, ma nulla”. Nei giorni successivi, ha cercato online notizie sull’omicidio e ha scritto a Simoni: “Amor, ho brutte sensazioni”.

La ricerca di nuovi “schiavi” e il bisogno di denaro

Un mese dopo l’omicidio, Peroni ha continuato a cercare denaro per sostenere i suoi vizi e acquistare droga di qualità. Il 22 agosto ha effettuato ricerche su Instagram usando la parola chiave “schiavi”, ma i primi tentativi di contatto sono falliti

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