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Nitto Santapaola – E’ morto il boss che ordinò la morte di Dalla Chiesa

morto

Milano – Ieri alle 18.30 nel centro clinico carcerario dell’Ospedale di Opera e’ morto un pezzo di Storia italiana, ma di quella alternativa, che non va dimenticata come memoria storica, nel bene e nel male.

Nel farlo voglio commemorare una figura troppo dimenticata, morta anzitempo in un paese che dimentica soprattutto gli eroi silenziosi dei nostri giorni. Vi e’ una correlazione tragica tra queste due persone uccise, anche se l’una carnefice e l’altra sua vittima. Perche’ il morto in carcere a 87 anni e’ il boss Benedetto Santapaola detto Nitto, e la sua vittima, Emanuela Setti Carrano trucidata insieme al Generale Carlo Alberto dalla Chiesa.

Nitto Santapaola era un mafioso di spessore profondamente criminale e profondamente convinto di esserlo. Niente a che vedere con Riina e Provenzano inventati dai Servizi non tanto segreti di uno stato in emergenza nella terra che fu feudo di Salvatore Giuliano che impedi’ la nascita di un protettorato Americano. Nitto Santapaola era un altra Storia, collettore della Massoneria dei Cavalieri di Catania e della sua mafia, non e’ mai stato un Argine per i Corleonesi, perché questi non erano minimamente in grado di porre in essere un attacco ad un uomo che dialogava con i politici senza se e senza ma.
Lo Stato oscuro combattuto da Falcone e Borsellino lo aveva individuato come un referente del malaffare al di là dei “peri incrinati”.

Quella cricca che aveva bisogno dei documenti custoditi dal Generale in Prefettura a Palermo, riguardanti l’interrogatorio di Aldo Moro sequestrati di GIS dei Carabinieri, poi rubati misteriosamente prima dell’eccidio, non si fidava di o’ curtu e pretese che nel commando di morte vi fosse un killer della mafia Catanese per ottenere la certezza di un lavoro pulito senza sbavature.

A cadere oltre a Carlo Alberto fu pure Emanuela troppo innamorata per lasciare suo marito. Conoscendo la ferocia di Nitto Santa Paola la cricca non poteva permettersi cedimenti emotivi dei Killer di fronte a vittime innocenti. Nel Karma alla belva Catanese era scritto forse che l’uccisione della moglie Maria Grazia Minniti non era un caso,ma un sigillo per ricordare chissà quale accordo, chissa’ quali promesse.

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