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Michelangelo Merisi il Caravaggio “la vendetta degli ultimi “

Michelangelo Merisi

Articolo di Michele Marra

La vita dissennata di Michelangelo Merisi per tutti Caravaggio è arcinota , ma la “poetica “ intima dei suoi capolavori è ancora luogo di confronti e contrasti, pochi invece, hanno posto l’accento sulla sua tematica psicologica del motivo per il quale i suoi santi, le sue madonne avevano le sembianze di persone del popolo, ladri, ubriaconi, donne dedite al mercimonio del loro corpo.

I diseredati, gli ultimi, i dannati, con Caravaggio acquisivano una veste di santità che si collegava integralmente al messaggio del Cristo quale contrasto esemplare rispetto alla Chiesa dei suoi tempi . Tutti i personaggi dipinti da Caravaggio avevano apparenze, gesti, situazioni del tutto nuovi nella pittura dell’epoca ed anche precedente: le braccia tese al cielo di San Paolo, lo sporco dei pellegrini, le labbra livide del Bacco malaticcio, le gambe gonfie della Vergine morta, le dita di Tommaso che entrano nel costato di Cristo, la bocca orrenda della Medusa, quella terrorizzata di Isacco non erano modelli ignoti, ma era lo sguardo del Merisi totalmente differente .

Perché dipingere i tratti inconfondibili di Annuccia la Rossa, Fillide Melandroni, della Lena e le tante “bagasce” con cui Caravaggio dava volto alle sue Maddalene e Madonne?
E ancora, la luce dello studio del pittore che penetra nella tela, la frutta bacata della Canestra, i riflessi sulle brocche d’acqua, la bava dei cavalli, i drappi di velluto rosso, le vere ali degli angeli, le vesti strappate dei poveri e tanto altro tra i molti oggetti di scena.
L’intento e la ricerca del pittore che leggeva molto i vangeli era quello di interpretare una realtà chiara ed evidente, a fronte della venuta del Cristo a difesa degli ultimi, vi era una chiesa che si era allontanata dagli insegnamenti del vangelo e che ammassava ricchezze senza dividerli con i poveri.

La sua vicinanza a San Filippo Neri e quindi alla tematica del vangelo dei poveri, quasi una “teoria della liberazione” anticipata di secoli, lo portarono ad un confronto estremamente importante per lo sviluppo scenico dell’opera del Maestro.
San Filippo neri disse a Caravaggio: “Vedo in te due lupi che lottano uno contro l’altro e devono sbranarsi a vicenda”. “Quale dei due riuscirà a vincere?”, domandò il pittore. “Quello che tu nutrirai di più”, gli rispose il Santo. Presso la Chiesa di Santa Maria Nuova a Vallicella, i poveri che San Filippo raccoglieva, amava, sfamava erano il popolo fervente dell’artista, i volti dei suoi personaggi e lo stesso Santo finì nella deposizione di Cristo .

Il pittore si nutriva della realtà e volontariamente elevava i peccatori ad interpreti delle sue scene pittoriche, dei suoi capolavori. Una “rivoluzione” straordinaria con la padronanza della “scelta” convinta, il capovolgimento della storia: non più gli uomini illustri, i grandi ad essere raffigurati nei quadri ma quelli che erano invisibili, trascurati, affamati ed abbandonati .

Una sorta di apostolato che da sempre è stato rivoluzionario, lo era stato quello del fraticello d’Assisi, lo fu quello di san Filippo Neri, lo fu quello di San Vincenzo De Paoli e quindi fu la “religione della Strada” quella che nutrì l’artista e la sua capacità e convinzione di andare incontro agli emarginati, agli sbandati, ai sofferenti, agli affamati, ai ghettizzati. Una umanità grandiosa, mistica e modesta che diveniva maestà nell’opera immortale del maestro del chiaroscuro, di colui che meglio di tutti seppe illuminare i quadri, ma anche rendere immenso il buio, devastante come le coscienze del suo tempo.

I vecchi racchiusi in abiti poveri e stracciati, senza scarpe e con piedi sporchi di polvere, minati dalle malattie e dall’infelicità di nullatenenti spesso morenti di fame per strada, nella cieca indifferenza dei passanti divenivano speranza nello slancio artistico nella grandezza del pennello dell’eterno Merisi .
Egli li rispettava e, molto spesso, esprimeva la loro sofferenza, con affetto e con dignità, ma sempre nella loro concreta condizione di esseri umani, un modo per stringersi intorni ai “beati” del Cristo con la totale partecipazione, la conoscenza dei vangeli e la certezza che il Cristo era venuto per salvare proprio quel nugolo di disperati.

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