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“Ma vedete quanto è bella, ‘a città ‘e Pullecenella!”
"Perché sono innamorato, forse perché ci sono nato: ma vedete quanto è bella, 'a città 'e Pullecenella!" (cit."A città 'e Pulecenella" di Claudio Mattone)

‘A città ‘e Pullecenella

Scorre il pullman dei giocatori partenopei sul lungomare di Napoli e scorrono le immagini dei tanti video sulla maestosa bellezza della città campione.

L’azzurro domina sovrano, non solo a Napoli, ma anche a Londra, New York, Albania, Brasile, Argentina e così via; pezzi di Napoli percorrono la terra intera e innestano un po’ di Napoli ovunque vadano.

Napoli è immensa e allarga ogni minuto la sua grandezza.

“E’ solo calcio!” – grida la voce del nulla.

Solo calcio?

E perché se ad esempio Milano ha successo nella moda, nessuno dice: “E’ solo moda?” No, per i prezzolati commentatori: “Milano è grande nella moda”.

È ovvio che sia la moda, sia il calcio producono ricchezza per il territorio dove operano.

Ogni attività economica produce benessere ma tuttavia ha necessità di ricchezza per progredire. Un territorio povero, senza aiuti, non solo non produce ricchezza, ma qualora ci riuscisse non potrebbe sostenerla.

Questo è il miracolo di Napoli: una città depredata e calunniata, risorge sui suoi nemici e vince.

Vince con il calcio, vince con il turismo, vince con i suoi prodotti di qualità.

Napoli vince anche se la legge madre, non scritta, di questo “piccolo regno di second’ordine” (che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale – come Dostoevskij definisce il nuovo regno d’Italia -) è quella che Napoli e il Sud devono rimanere poveri, dipendenti, ed esistere solo come mercato del nord sovrano.

No, Napoli non deve vincere, non è possibile che vinca!

Per distruggere la sua vittoria bisogna infangarla ancora, e il fango arriva fino al Parlamento, dove il500005777_1258571095627936_6690893765670383942_n-150x150 "Ma vedete quanto è bella, 'a città 'e Pullecenella!" vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, esponente della Lega, afferma che a Napoli, durante la festa per lo scudetto, ci “sono stati 120 feriti, rapine, pistole e coltelli…”, rispolverando poi, il vecchio e stantio “E’ da terzo mondo”.

Fake News, diremmo oggi, ma un “menzogne” è più appropriato.

Napoli vince anche se in Italia si è deciso il contrario. Ma perché?

Personalmente credo che la forza di Napoli e dei napoletani sia la consapevolezza della propria identità.

Napoli, si sa, ha mille fantasmi, ma tra questi ce n’è uno potente, lo spirito dell’orgoglio, che mai ha dimenticato d’essere figlio di un’antica capitale, gloriosa, al pari di tante altre capitali, a cui però d’improvviso fu strappato il mantello regale e fu esposta nuda al mondo perché la deridesse.

La memoria di Napoli non sa dimenticare: questa è la rabbia di Partenope e di ogni suo figlio.

Questo è il segreto che rende Napoli una Nazione e i napoletani un popolo.

In un’epoca di sovranismi svenduti a frontiere invalicabili, dove lo straniero deve essere “deportato”, Napoli riafferma con forza il suo sovranismo di frontiere aperte e identità profonda, ovunque si nasca o si viva.

Napoli è un miracolo e forse, come diceva Luciano De Crescenzo, l’ultima speranza!

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