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LORO RESISTONO, GLI UCRAINI MUOIONO
LA GUERRA COMODA DI CALENDA, PICERNO, GENTILONI E DEL PD

 

C’è un’Italia che non ne può più. L’Italia che fa la spesa contando gli spicci, che paga la bolletta, che manda i figli a scuola con le scarpe bucate. E poi c’è l’altra Italia. Quella dei salotti di Bruxelles, dei talk show, dei convegni atlantisti. Quella che parla di guerra come si parla di un aperitivo.Calenda, Picerno, Gentiloni e tutto il drappello del PD guerrafondaio.

Sono loro il volto di questa seconda Italia.Non sono più il partito dei lavoratori. Non sono più il partito della pace, di Berlinguer, di Pertini. Sono diventati il partito delle armi, dei missili, dei miliardi a Kiev, dei miliardi per il riarmo, dei miliardi tolti a sanità, scuola, pensioni.

LA GUERRA PER PROCURA DEI COMODI

C’è un dettaglio che nessuno dice, ma che tutti vedono. E è questo: loro la guerra non la faranno mai.Calenda non la farà. Picerno non la farà. Gentiloni non la farà. Nessuno del PD guerrafondaio la farà.Loro vogliono una guerra per procura. Una guerra comoda. Una guerra da salotto. Loro stanno seduti a Roma, a Bruxelles, a Strasburgo, con l’aria condizionata, l’autista, il ristorante stellato, il passaporto diplomatico. E da lì, comodi, decidono che bisogna mandare più armi, più soldi, più missili. Che bisogna “tenere duro”, che bisogna “non cedere”, che bisogna “sconfiggere”.Sconfiggere chi? Con il sangue di chi?Con il sangue degli ucraini, dei russi, dei ragazzi poveri del Donbass che muoiono a 20 anni nella fanghiglia. Con il sangue dei nostri figli, se domani li manderanno davvero al fronte. Mai con il loro sangue. Mai con il sangue dei loro figli.Questa è la comodità dei guerrafondai italiani.Calenda fa il duro su Twitter alle 8 del mattino, col cappuccino in mano. A sera è in TV a spiegare che bisogna essere fermi. Fermo dove? Fermo sul divano.Picerno, la pasionaria di Bruxelles, la vicepresidente che parla come una generalessa della NATO. Per lei l’Europa deve essere una fortezza, un esercito unico, un’economia di guerra. Mai una parola per i poveri di Catanzaro, di Napoli, di Taranto. Solo parole per la guerra.Gentiloni, l’uomo che da commissario europeo ha benedetto ogni spesa militare, ogni vincolo, ogni austerità per il popolo e ogni larghezza per le armi. Il sorriso educato di chi ti toglie il pane e ti dà un proiettile.E dietro di loro tutto il PD che ha votato, che vota, che voterà per il riarmo. Che ha applaudito quando si mandavano armi, che applaude oggi quando si parla di 800 miliardi per la difesa europea, che tace quando si parla di ospedali chiusi.Ma che difesa? Difesa da chi? L’Italia non è minacciata da nessuno. L’Italia è minacciata dalla povertà, dalla disoccupazione, dalla sanità distrutta. Quella è la vera guerra che dobbiamo combattere.

LORO RESISTONO, GLI UCRAINI MUOIONO

C’è una frase che dice tutto. Una frase che i guerrafondai italiani ripetono ogni giorno, come un mantra, come una scusa.”Bisogna resistere.”Resistere. Resistere. Resistere.Ma chi deve resistere? Loro? No.

Loro non resistono a niente. Loro stanno comodi.Loro resistono a Bruxelles, gli ucraini muoiono a Bakhmut.

Loro resistono nei talk show, gli ucraini muoiono nelle trincee.Loro resistono su Twitter, gli ucraini muoiono sotto le bombe.Questa è la verità che Calenda, Picerno, Gentiloni e tutto il PD guerrafondaio non vogliono sentire. Dicono “resistere” e intendono: “voi morite”. Dicono “non cedere” e intendono: “voi continuate a morire”. Dicono “fino alla vittoria” e intendono: “fino all’ultimo ucraino”.Perché per loro la resistenza è gratis. Non costa niente. Costa solo parole.Per un ragazzo ucraino di 19 anni, la resistenza costa la vita. Costa le gambe amputate. Costa la faccia sfigurata. Costa la madre che non lo vedrà più tornare.Calenda resiste col cappuccino in mano a Roma. Un ragazzo ucraino muore col fango in bocca nel Donbass.Picerno resiste con il tailleur firmato al Parlamento Europeo. Una ragazza ucraina muore sotto un palazzo bombardato a Kharkiv.Gentiloni resiste con la voce pacata da professore, a spiegare che bisogna tenere duro. Un padre ucraino muore a 40 anni lasciando due orfani.E il PD tutto resiste. Resiste a dire la parola PACE. Resiste a sedersi a un tavolo. Resiste a trattare. Perché la pace, per loro, è una sconfitta. La guerra, per loro, è un successo. Ma è un successo pagato col sangue degli altri.È facile resistere quando a morire sono gli altri. È facile essere coraggiosi quando il coraggio lo devono avere gli ucraini. È facile essere eroi quando l’eroismo lo devono pagare i poveri.

Se davvero credono nella resistenza, perché non vanno loro? Perché non prendono un fucile e vanno al fronte? Perché non mandano i loro figli a resistere? Perché loro non vogliono resistere. Loro vogliono che resistano gli ucraini, fino all’ultimo. Perché finché muoiono gli ucraini, possono fare i duri senza rischiare niente.

È una guerra per procura. Una guerra comoda. Una guerra vigliacca.

NOI NON VOGLIAMO PAGARE PER LA LORO COMODITÀ

Loro vogliono la guerra per procura perché la guerra non la pagano loro. La paghiamo noi. La paghiamo con le tasse, con l’inflazione, con la benzina, con il pane, con la paura.E quando la guerra per procura non basta più, cosa faranno? Ci diranno che bisogna mandare anche i nostri soldati. Sempre comodi, sempre da lontano. Loro a fare i discorsi, noi a fare le bare.È ora di dirlo chiaro: chi vuole la guerra, vada lui al fronte. Chi vuole il riarmo, ci metta i soldi suoi. Chi vuole mandare armi, ci vada lui a portarle, a piedi, sotto le bombe.Noi non vogliamo guerre per procura. Non vogliamo guerre per conto di Washington, di Bruxelles, della NATO. Noi vogliamo la pace. La pace vera, quella scomoda, quella che ti fa sedere al tavolo e trattare. Non la guerra comoda di chi la guarda in TV. Noi stiamo con chi muore, non con chi lo manda a morire. Noi stiamo con le madri ucraine e russe che piangono gli stessi figli. Noi stiamo con la pace.Loro resistono. Gli ucraini muoiono. E noi non vogliamo più essere complici di questo massacro.No alla guerra. No al riarmo. No ai guerrafondai.L’Italia ripudia la guerra. Lo dice la Costituzione. Articolo 11. Chi se lo è dimenticato, vada a rileggerselo. A casa sua, a Bruxelles, a Roma, dove vuole. Ma lontano dai nostri figli.

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