Caricamento in corso

L’emigrazione dei siciliani verso la Tunisia: conosciamo la nostra storia prima di parlare di remigrazione.

emigrazione

Nella Foto: Commercio dei datteri – Fratelli Bergami – Sfax, in Gli Italiani di Tunisia, 1906

L’emigrazione dei siciliani verso la Tunisia: conosciamo la storia prima di parlare di remigrazione ed altre amenità spacciate per pensiero politico.

Una vicenda storica, che forse è opportuno rimarcare e riportare alla memoria è quella che si qualifica come “emigrazione siciliana”, nel caso specifico verso la Tunisia .

Si, proprio così, con barconi, quelli che andavano erano gli italiani di Sicilia per raggiungere la terra promessa della Tunisia.

I primi migranti siciliani verso la Tunisia arrivarono agli inizi dell’Ottocento, ma fu dopo la seconda metà del secolo che la presenza dei siciliani ha raggiunto un cospicuo numero di migranti superiore a 80.000 cittadini.

Era la medesima emigrazione proletaria, come si diceva allora, che sperava di trovare nel paese dell’antica Cartagine quella promozione socio-economica che le era negata in patria, insomma era sempre la fame a spingere i siciliani verso la Tunisia.

Il flusso di migrazione fu costante sino alla Prima guerra mondiale, atteso che i terreni della Sicilia erano nelle mani di pochi latifondisti e della Chiesa cattolica con una povertà assoluta di tante anime. Ricordiamo che la Sicilia contava nel 1861 una popolazione di 2.392.414. abitanti.

Ippolito Nievo a proposito della Sicilia, nella seconda metà del XIX secolo scriveva: “Che bel Paese, verde, spopolato, sereno e miserabile!”.  In questo contesto di drammatica e diffusa povertà prende corpo, appunto, la emigrazione biblica.

Nel XIX secolo in Sicilia i salari dei contadini, degli operai e dei domestici si aggiravano sui 2 tari al giorno; mentre per l’acquisto di   due chili di pane, uno di pasta e un quartuccio di vino ci volevano 2 tari; quindi, se uno avesse lavorato si sarebbe riuscito appena a sfamare.

Con tale esodo verso la Tunisia, migliaia di Siciliani, clandestini e non, ebbero il modo di radicarsi in questo stato ed iniziarono a dedicarsi all’agricoltura prendendo prima terreni in affitto o concordando forme di ripartizione dei prodotti. Quindi, partire dalla Sicilia quali braccianti, mezzadri,  mettatieri e jurnatari  per poi poter acquistare un pezzo di terra in Tunisia era un miraggio più che soddisfacente.

Ma vi è anche altro con i “migranti siciliani” arrivò anche la Madonna di Trapani che ancora oggi si festeggia il 15 agosto di ogni anno, presso il porto di La Goulette.

I primi ricordi di questa festa cristiana risalgono al 1885 e vi è anche una parte di Tunisi che dai migranti era chiamata “piccola Sicilia” che evidenziava il legame storico.

Ebbene, dopo poco più di 100 anni, gli incolti pronipoti di codesti migranti italiani verso la Tunisia, hanno il coraggio di parlare di “remigrazione” di riportare nella loro nazione i migranti per fame che sbarcano sulle nostre isole e coste, dimenticando totalmente la nostra storia.

La Storia Italiana è una storia di migranti, ben 30 milioni di italiani nel periodo tra il 1860 ed il 1915 hanno lasciato la nostra penisola  e di questi almeno il 60 % non ha fatto più rientro stabile nel nostro paese ed ha generato figli e nipoti che oggi vivono fuori dai  confini nazionali stimati in almeno 80 milioni complessivamente, ebbene nonostante questa storia, oggi alcuni “incolti” ed incompetenti parlano ancora di “remigrazione” di voler rimandare indietro poveri, deboli, senza pane e senza futuro con una violenza  che merita la viva disapprovazione .

Prima di altre idiozie, studiate, cari “nominati” al Parlamento e cari “politici nani” che avete la mente offuscata dall’ignoranza.

(Michele Marra)

Stampa o condividi questo contenuto sui social anche tramite il bottone copia link (giallo):

Commento all'articolo