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Lecce e San Paolo Belsito, storie di  dramma familiare

rapina notturna

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Lecce e San Paolo Belsito, storie di  dramma familiare
Lecce un anno fa: “Sarai responsabile di tutto quello che succederà a me e mio figlio”. Messaggio di un anno fa di una madre sottovalutato, forse non gestito in maniera idonea da Magistrati, operatori sanitari ed assistenti sociali.Carte bollate ed aule di giustizia che si sostituiscono al buon senso, di quella logica del senso comune che deve arrendersi alla legge, a volte fredda come una intelligenza artificiale, senza anima e senza tempo.

Nomi e cognomi solo come numeri di cartelline, pardon di file che vengono archiviati troppo in fretta dai click oltre che del nostro dito dalla nostra attenzione “distratta” del nostro cuore.

Tragedia inevitabile quando gli eventi sfuggono al controllo. Nel sonno una madre uccide il figlio e poi si suicida, come aveva scritto.E’ stata di parola al di là delle terapie dei farmaci e di colloqui.
San Paolo Belsito,
Ragazza di 23 anni accoltellata dal fratello, che informa la madre attraverso videochiamata, del cadavere riverso in terra.

Assurdità aggravata da una ragione non compresa. Violenza solita, insopportabilità dell’altro ed anche di se stesso.

Famiglie insopportabili senza vie di fuga perché senza sbarre. Allora la rabbia diventa il mezzo per buttare fuori da sé ciò che pesa ciò che impedisce, ciò che disturba.

In questi due casi accomuna l’incapacità degli astanti alle tragedie di comprendere che omicidio silenti erano già programmati a livello inconscio, per esplodere alla prima occasione.

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