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LA FENICE E LA SUA FAVOLA NERA   di Nanna Cuccaro
Serata promozionale organizzata dalla KIMERIK edizioni, MONDADORI bookstore Teverola CE

Quelle latenze chiamate FENICE

di Michele Letizia

 

sabato 10 gennaio 2026 ore 18.00

presentazione del libro

Serata promozionale organizzata dalla KIMERIK edizioni, MONDADORI bookstore Teverola CE, ANTONIOdelMONACO arte e libri, presso la libreria MONDADORI BOOKSTORE Centro Commerciale “Medì” Teverola CE

Hanno partecipato

Nanna Cuccaro autrice

Massimo Capasso criminologo

Fiore Marro direttore de L’INVIATONEWS

Clara Cuccaro collaboratrice

Gaetano Letizia presidente UNAC Regione Campania

Maria De Lucia operatrice UNAC

Antonino Coppola vicepresidente provinciale UNAC

personale MONDADORI BOOKSTORE Teverola CE

Michail Benois Letizià art director ANTONIOdelMONACO Arte e Libri

La serata è stata moderata da

Anna Rita Canone giornalista BELVEDERENEWS 2.0

 

ARGOMENTI AL TAVOLO

Dalla multipla personalità Jekyll/Hyde al ritorno di Ulisse in patria.

Le parole di Nanna Cuccaro da alcune riflessioni di Michail Benois Letizià;

 

Michail: « “Lamore universale e il suo boia”, parliamone».

Nanna: «Raccontarsi è il primo passo verso la guarigione: un mosaico di storie di coraggio e resilienza, di donne che hanno combattuto contro sé stesse e i propri carnefici. Un inno al femminile, con forte eco al mondo greco, che trasforma il dolore in salvezza e le ceneri in rinascita proprio come la Fenice. Un quadro nudo e crudo del dark side della società odierna, tra ipocrisia e indifferenza, leggi inefficaci, cyberbullismo, dark web e tossicodipendenze».

M: «Quindi, direbbe Shakespeare che l’amore si muove dall’estasi della passione al tormento della gelosia e tu Nanna diresti, cos’è amore e cosa amore NON è?».

N: «Non è un narciso e non è un carnefice, non è una colpa e non è una punizione. L’invito a perdonarsi e ricominciare! Si può arrivare ad amare ciò che rende schiavi? In che modo le catene diventano ali?

Padri, madri, mura domestiche che si riciclano tra prigioni e focolari

M: «“Spegniti, spegniti, breve candela!”, sempre secondo Shakespeare, quella “vita” è fragile e breve, come un lume che si consuma rapidamente

N: «Il “faro della cultura”, sempre acceso, specchio in cui riconoscersi e mentore con cui confrontarsi. La sorpresa dello scoprirsi simili e solidali nelle avversità. Una preghiera che attraversa le fiamme della sofferenza per approdare a un nuovo inizio.»

M: «LA FENICE E LA SUA FAVOLA NERA, questo titolo, autobiografico forse, perché?»

N: «Il libro e il tuo spirito di osservazione ti risponderanno!»

M:  «Il libro, un panorama di apparenti ossimori, focalizza sul racconto di un’anima che, traumatizzata riesce ad espellere dolore attraverso la fantomatica “visita” ad una villa, durante il percorso a piedi scalzi in un paesaggio innevato/freddo/gelido/lontano dai valori affettivi/calorosi/bollenti di un amore, (l’amore universale) estinto più volte. Il nostro personaggio, una donna, dopo un forte trauma, curiosa di osservare e comprendere in questa VILLA/NEO FOCOLARE, entra e si trova di fronte a delle OMBRE che vengono “riconosciute” grazie alla magnifica abilità di ESTIA, e come quest’ultima tutti gli altri personaggi del RACCONTO sposano citazioni, se non nomi diretti, della nomenclatura della Grecia antica. Uno spaccato da visionare a tutto tondo, dalla dormosa di Freud, passando per gli specchi d’acqua di Narciso e ritrovarsi nelle stanze di un ALZHEIMER che muta le anime. Nanna Cuccaro lascia il lettore come spettatore continuo all’ingresso di uno scenario candido luminoso, nient’altro che il bagliore di una FENICE che perpetuamente rinasce».

12 01 2026

Michele Letizia

 

 

 

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